IRONMAN ITALY 2018 parte 1.

MARIO YOU ARE AN IRONMAN…

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Avrebbe dovuto dire lo speaker all’arrivo, ma solo lui sa perché non l’ha detto, oppure l’ha detto ma io ero talmente su un altro pianeta che non l’ho sentito, anzi non sentivo nulla…

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…Il Tricolore fra le mani che sventola sulla mia testa, il fragore delle mani degli astanti che battono sui tabelloni, le loro voci che mi incitano, la musica in sottofondo, la voce dello speaker, il traguardo che si avvicina, le gambe indolenzite da 12 ore di gara.    Niente… non sentivo nulla, ero totalmente immerso in un’enorme bolla d’aria, sentivo solo il mio respiro, come in quei film dove all’improvviso l’attore immerso nel caos del traffico della città, rimane da solo con il suo universo. Probabilmente è accaduto questo mentre percorrevo gli ultimi metri della passerella prima di tagliare il traguardo del mio primo IRONMAN. Vedevo le immagini scorrere intorno  a me, come un pugile suonato al tappeto, sentivo solo il mio respiro, ma ero li, stavo correndo, stavo benissimo e non ero al tappeto e non mi sono svegliato all’improvviso tutto sudato, non era un sogno, ero un sogno che si realizzava. Stavo andando a prendere la mia medaglia all’arrivo, tagliando “il traguardo”.

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Che bellezza, che soddisfazione, che felicità, pensate che tagliare il traguardo non è stato il momento per me più emozionante.

Cervia 22 settembre 2018, ore 04:15 del mattino.

Suona la sveglia e la zittisco subito, l’aspettavo, l’aspettavo per alzarmi e andare a fare colazione con calma, non ho dormito benissimo e sono sveglio dalle 03:00 circa, ma sto bene, oggi niente può andare storto.  Alle 04:35 mi presento in sala colazione, non sono l’unico, altri come me sono lì per affrontare il mio stesso viaggio. C’è silenzio, non servono parole, basta uno sguardo e mezzo sorriso accennato, per ricevere e dare quel conforto che ha l’effetto di una pacca sulla spalla, dai ragazzone. Mangio il giusto, scelgo le cose che mi aiuteranno in questo viaggio,  con calma sempre in silenzio mi prendo il tempo che mi serve, alla ricerca di quella quiete esterna, che cela dentro però un mare in tempesta. Prendo tutto il necessario e vado in zona cambio, in questi momenti l’unica cosa che funziona per me, è comportarsi come un pilota d’aereo, faccio la mia check list e la smarco passo passo, anche mentalmente, dimenticare un dettaglio è facile, eppure l’ho già fatto in altre gare, si ma questo è un IRONMAN, non si può lasciare nulla al caso.

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Ore 05:30 è ancora buio apre la zona cambio, gli atleti cominciano a posizionare le sacche nelle rastrelliere con tutto il necessario, io come gli altri, sembra quasi un rito, poso le sacche in corrispondenza del mio numero e lo verifico più volte, quella della bici e quella della corsa, dentro c’è tutto l’essenziale che mi servirà per affrontare ciascuna frazione in modo adeguato. Posate le sacche mi reco alla bici, ho già focalizzato ieri l’ambiente intorno e ho ben presente i riferimenti che devo cercare per trovare la mia Kalibur senza stare a cercare fra i numeri, devi andare a colpo sicuro, sapendo che in corrispondenza di quel palo e quell’insegna lì c’è lei che ti aspetta e non devi sbagliarti perché sarai in assenza di ossigeno e in trance agonistica. La trovo li ad aspettarmi, metto le borracce al loro posto e comincio a posizionare, con l’aiuto del nastro di carta, il cibo che mi aiuterà ad affrontare i 180.2 km del percorso bike. Non sto improvvisando, anche questo l’avevo preparato, sapevo benissimo dove mettere tutto. Posiziono le scarpe sui pedali e con dei piccoli elastici li metto in posizione per essere più rapido. In ultimo gonfio i tubolari della bici, li porto alla pressione necessaria. Accanto a me c’è un ragazzo, vedo che sta tremando, ha il braccialetto verde fluo che identifica gli atleti al primo IRONMAN,    io non l’ho messo per scaramanzia, sopra c’è scritto diventerai uno di loro. Lo guardo e non dico nulla sono momenti delicati, non essere invadente è fondamentale in questi momenti dove la tensione è alle stelle, mi guarda e mi chiede balbettando sai come si gonfiano le gomme mi daresti una mano, gli dico certo finisco qua e ti aiuto gli si illumina lo sguardo, altri i due colpi ed il mio tubolare è alla pressione giusta posso dedicare qualche minuto a lui. Il ragazzo è molto agitato, mi dice delle cose sai non sono capace non riesco a gonfiarle è il mio primo non l’ho mai fatto, gli do un pacca sulla spalla gli dico Tranquillo sono anche io al primo IRONMAN e gli sorrido. Gli passo la mia pompa, lui stava usando quella in dotazione della zona cambio e per farlo uscire da sta situazione di crisi gli dico dai fallo tu così impari ti dico io cosa fare. Gli do gli input e lui esegue, si rasserena, porta le gomme in pressione e poi si distende, mi sorride. Fai una cosa per volta pensando solo a quello che stai facendo, io farò così e vedrai che taglieremo il traguardo. Mentre glielo dicevo con tono pacato e rassicurante, me lo ripetevo come un mantra.

Lo speaker da le info di giornata in inglese e in italiano, all’improvviso, mentre parla in inglese capisco che la muta è facoltativa per via delle meduse solo per gli age group, i pro andranno senza, dalla zona cambio si alza un boato tipo goal, è ora di indossare la muta e andare a prendere confidenza con il mare. Lascio la mia Kalibur pronta alla battaglia di domani.

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Ore 07:15 Il sole è ormai ho circa 10 minuti per prendere confidenza con l’acqua e abituare il mio corpo alla muta. La sabbia è fredda, sono tutti in spiaggia, tiro su le maniche e indosso la mia zoot che ormai dopo molte gare è una seconda pelle. Sono nato la mare ed il momento un cui metto piede in acqua è sempre speciale, è come tornare a casa, anche se come i grandi marinai insegnano e anche per esperienza diretta, ci vuole un grande rispetto e un pò di timore per il mare, credetemi è così anche per affrontare un IRONMAN, ci vuole preparazione e rispetto per questa distanza. l’acqua è calda comincio a nuotare, sento la presenza di qualche medusa, non me ne curo, dovrebbero essere quelle innocue. comincio a nuotare lentamente è una bella sensazione, il mare è piatto è molto bello, alzo il ritmo qualche bracciata per scaldarmi bene, appena in tempo prima di sentire la speaker richiamare tutti gli atleti fuori dall’acqua per la partenza.

Esco vado verso la partenza, che sarà rolling start, alle 7:30 gli Elite Pro Maschi, dopo 5 minuti le Elite Pro Ragazze e poi tutti gli Age Group, 6 ogni 5 secondi. Ci sono diversi cancelli ognuno con un tempo di percorrenza differente, mi piazzo fra l’1h20 e 1h30 che dovrebbe essere il  mio tempo per fare i 3.8 km di nuoto della prima frazione. Questo è il momento più emozionante c’è tensione nell’aria, è giunto il momento dell’Inno di Mameli, mi emoziono molto guardo il cielo, canto l’inno, come me pochissimi nonostante ci fossero attorno a me moltissimi Italiani non cantano, non gliel’hanno insegnato a scuola, forse l’emozione gioca brutti scherzi ma non so ci rimango male e continuo a cantare, finisce l’inno un applauso sono carico ed emozionato mi scorrono in mente tutte le fatiche fatte per arrivare a questa partenza, un atleta straniero forse Finlandese mi vede emozionato mi da la mano e ci diamo una pacca reciproca sulle spalle. Countdown e sirena I Pro SONO PARTITI. I minuti sembrano interminabili, finalmente la mia fila comincia a sgranarsi sono davanti al semaforo 5 secondi, le boe sembrano lontanissime  dalla battigia, so che dovrò superarle solo una alla volta. Rosso e Verde via… corro mi butto in mare con ritmo comincio a nuotare e mi metto al mio passo, bracciata dopo bracciata noto con piacere che il mare è limpido si vede il fondo e anche le meduse, arrivano le prime boe di delimitazione del percorso, sono sereno e sto molto bene, poco prima della prima boa di direzione raggiungo un gruppetto partito prima di me, uno di loro mi accoglie con un bel calcio sull’occhialino destro che mi si attacca a ventosa, non mi sono fatto male niente panico fuori la testa e con un gesto rapido lo stacco, riprendo sereno viro e mi rimetto a ritmo manca un’altra boa di virata e poi ci sarà l’uscita all’australiana in spiaggia che divide in due il percorso, ho già percorso 2.200 m, continuo tirando fuori la testa ogni 6/8 bracciate per mirare con precisione la boa e non zigzagare. Ci siamo, sono a riva, esco e rientro al volo, vedo dei volti noti che mi incitano, sorrido, saluto, e via 1.600m con due virate volano via, esco dall’acqua e in 1h17. Molto meglio di quanto avevo previsto. Respiro… e corro in T1

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Continua mercoledì….

IronMario