IRONMARIO YOU ARE FINISHER!

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Ebbene sì, domenica a Pescara IronMario ha portato a casa il suo obiettivo, traguardo raggiunto.
Gara conclusa in 6:43:23, tantissimo, c’è stato anche il tempo per un mega selfie di gruppo, ma non voglio fare discorsi di tempi adesso, ci sarà modo per analizzare bene ogni singola frazione.

Ho lavorato tanto, tantissimo e alla fine il lavoro duro paga sempre e il risultato è arrivato.

Voglio intanto dire grazie a tutti gli amici che mi hanno sempre incitato e incoraggiato a crederci. Vi assicuro che, anche se va molto di moda, il triathlon non è roba per tutti.
Analizzeremo anche questo aspetto.

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Il Venerdì
All’arrivo a Pescara, circa sei ore di viaggio da Milano, scarico la bici e i bagagli dalla mia Jeep e mi fiondo al ritiro del pettorale, organizzazione impeccabile.

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Non perdo tempo e vado allo stand Zoot per incontrare Alessandro il responsabile di Zoot Italia, lo vedo subito svettare fra tutti con più di un metro e novanta di altezza, è cordiale e disponibile, facciamo due chiacchiere e lo saluto ringraziandolo per il supporto tecnico e la professionalità.
Il village è pieno di atleti e accompagnatori e il lavoro preme.

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C’è il tempo per rilassarsi e guardare qua e la tenendo a freno la voglia di acquistare tutto, con gli amici decidiamo di andare a testare l’acqua e ci scappa una bella nuotata fino a dopo i frangi flutti, l’acqua è fresca ma si sta bene anche senza muta.

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Dopo la cena si va a nanna, sabato ci aspetta una giornata impegnativa.

Il Sabato
Il briefing pre gara è alle 10:00, mentre il bike check e la consegna delle sacche, quella blu della bici e quella rossa della corsa è dalle 11:00 alle 14:00.

Dopo il briefing dove oltre al percorso ci viene spiegato come evitare cartellini gialli e rossi e dove espletare le eventuali penalità, inizia il bike check.

Si entra in zona cambio con il casco allacciato, bici e sacche al seguito e il numero di gara addosso. I giudici controllano la bici e i freni e viene scattata una foto di sicurezza di atleta e bici. Tutto il materiale andrà riposto nelle borse, nulla deve rimanere accanto alla bici è consentito lasciare solo il pettorale di gara, il casco e le scarpe.

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Lasciata la bici ci viene consegnato il chip, tutte le formalità sono espletate.

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Non resta che attendere il giorno della gara rilassandosi, o quanto meno cercando di non pensare alla gara stessa, pranzando o in spiaggia con gli amici, dove c’è il tempo per sorridere e gioire nel vedere gli IRONKIDS con la loro carica di energia.

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Il giorno della gara.
La domenica arriva presto e dopo la consueta colazione “abbondante”, c’è il tempo per portare barrette e borracce in zona cambio che ha chiusura prevista alle ore 11:00.

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l cielo è coperto e non fa caldissimo. Le gare inizieranno alle 12:00 in punto con le prime batterie dei pro. Io partirò alle 12:30.

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La direzione gara visto l’innalzamento delle temperature decide di rendere l’uso della muta facoltativo e non obbligatorio, io decido di indossare lo stesso la mia Zoot force 1 perché il beneficio che ne traggo nel galleggiamento e nella velocità di nuotata è notevole. Come me quasi tutti gli atleti scelgono di nuotare con la muta…

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Partono le prime batterie la tensione sale alle stelle, cerco di controllare i battiti intanto comincia a fare un caldo clamoroso.
È il mio turno.

Prima frazione:

Alle 12,30 puntuale parte la mia batteria cuffia gialla, sono in mezzo al gruppo che rimane compatto. In acqua qualche contatto, normale situazione da tonnara, c’è una leggera onda lunga che a volte ti impedisce di vedere la boa.

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Alla prima boa un contatto mi fa spostare il velcro di chiusura della muta, da quel momento ogni volta che tirerò su la testa per controllare la boa e la direzione, in media una volta ogni 6 bracciate, il velcro mi graffierà il collo procurandomi parecchio bruciore anche a causa dell’acqua salata.
Finisco i 1900 m di nuoto ed esco dall’acqua in 42:46.

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Sono molto sereno e sono stato abbastanza abbottonato.

Subito mi accorgo che la temperatura si è alzata notevolmente, mi sfilo le maniche della muta e percorro l’infinita zona di transizione, più di 500M di corsa per prelevare la sacca prendere il necessario e saltare in bici.

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Seconda frazione:
Salto in bici e comincio a bere, ho solo una borraccia da 750cl; non basterà fino al primo rifornimento perché c’è un caldo torrido e tantissima umidità.
Mi alimento con regolarità e combatto contro un vento fortissimo, a volte contrario, a volte laterale. Questo vento sarà la costante per tutti i 50 km di salita.
Le pesanti condizioni meteo mietono tante vittime, gente ferma, ambulanze e cadute.

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Nella prima parte della frazione in bici vedo solo gente che mi sorpassa. Testa giù e pedalo.
Al primo ristoro lascio la mia borraccia e ne recupero 3 da 750 cl, una nella tasca del body Zoot, una nel portaborraccia della bici e una improvvisata fra le prolunghe.
Mi bagno cerco di abbassare la temperatura del corpo e bevo, sono cotto. Bagnarmi con regolarità è stata la salvezza per i 2 ristori successivi.
Ma ecco che arriva l’imprevisto. Prima che finisca la salita circa al km 53 sento un gran mal di schiena che mi impedirà di spingere come so fare nei lunghi rettilinei e in discesa, costringendomi a cercare di fare stretching in bici fino al km 90.
Scendo dalla bici l’orologio dice 3:36:06 media 24,99 km/h.

Terza ed ultima frazione: 
Una tortura, caldo bestia, mi attendono 4 giri e mezzo per un totale di 21 km, ma per fortuna c’è un tifo da stadio, gli amici sono la ad aspettare me e gli altri matti, non ho mai corso una mezza in così tanto tempo, 2:14:12, nemmeno la mia prima.

Ad ogni ristoro mi fermo, mi bagno la testa, bevo e proseguo, alterno corsa e camminata il mal di schiena è implacabile non riesco a correre come so fare.

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E quando arriva finalmente l’ultimo giro chiedo un telefono ai miei amici che sono li a prendere il caldo da più di 6 ore.

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E scatta il selfie!

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Questa foto è la sintesi di questa gara. Bellissima!

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Prendo la maglia dell’Adsint l’Associazione Donatori Sangue dell’istituto Naziole Dei Tumori e la porto al traguardo!

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IronMario c’è.
You are Finisher!

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ARRIVO

Cosa mi è piaciuto:
Gli amici, unica energia che ti dà la forza di andare avanti.

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La gente di Pescara e dei paesini limitrofi, meravigliosa riempiva le borracce dei ciclisti con l’acqua di casa e ci incoraggiava, ho beccato anche mezzo bicchiere di birra davanti ad un bar!
Senza problemi e senza una lamentela con il centro della città bloccato da venerdì, capaci di chiudere anche l’asse attrezzato.
Come se a Milano si chiudesse la tangenziale est per una gara.

L’organizzazione ottima, davvero bravi, anche il personale di soccorso. La differenza sta nella cura dei dettagli.
L’atmosfera che si respira, unica, contagiosa, non venite a Pescara per la gara o finirete per fare triathlon!

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Le tante emozioni che nessuna altra gara mi ha dato!

Cosa non mi è piaciuto:
L’effetto moda del triathlon, basta con sta gente rasata con le barbe lunghe tipo Bin Laden, ne ho visti veramente troppi.
Non c’è n’è bisogno a mio avviso.

Basta con gente con le compressor a cena o a mangiare il gelato. Non se ne può più.

Basta con questi atleti con bici da 10k euro che per fare i duri attaccano le barrette senza carta sul telaio con lo scotch.

Basta con sta gente con le crono e lenticolari dietro, con 90 mm di profilo davanti che non va nulla. Servono le gambe, serve sudore e allenamento, non stile.

Il triathlon non è moda, è uno sport per gente che fatica sia in allenamento che in gara.

E adesso?
Adesso i ringraziamenti in chi ha creduto in me fin dall’inizio:
Ivano e Run4Food per il supporto e lo spazio concesso per raccontarvi questo viaggio bellissimo, che consiglio a chi ha la testa per allenarsi seriamente.
Ringrazio Zoot Italia per il supporto tecnico e vi racconterò più avanti che tipo di feeling ho avuto con il materiale ricevuto.

Adesso è tempo di pensare a nuovi traguardi da raggiungere.

Se vorrete mi troverete qua a raccontarvi di triathlon.
Questo sport incredibile!

Grazie a tutti voi per aver seguito questo cammino.
Tanti auguri a me, oggi è il mio compleanno, ma io il regalo me lo sono già fatto domenica.