Linus e Deejay Ten, Intervista Esclusiva.

Manca poco alla Deejay Ten 2018. Ho chiesto a Linus come ci si sente ad essere l’artefice di moltissimi esordi sportivi.

Foto e copertina di Alessandro Vona.

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Anche io ho esordito come runner alla Deejay Ten. Il ricordo che ho della mia prima Deejay Ten, è quello di una festa, di una corsa spensierata con gli amici fra le vie di Milano. Da lì in poi i passi successivi sono stati tanti e questo blog ne è la testimonianza. Ho chiesto a Linus, come ci si sente ad essere l’artefice di moltissimi esordi sportivi e molto altro. Buona lettura.

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M.
Sono passate molte edizioni dalla prima Deejay Ten Milano. Negli anni sono cambiati il percorso e gli sponsor, ma immutato è rimasto lo spirito di questa gara. Come si fà a mantenere integra l’essenza di un evento che nel corso degli anni inevitabilmente subisce dei cambiamenti?
L.
Sono cambiate tante cose in questi 14 anni (percorso e numero dei partecipanti, per esempio) ma siamo sempre gli stessi a gestire il tutto, e abbiamo sempre ben chiaro il concept, che è quello di un evento che faccia tornare a casa la gente col sorriso. E quindi deve essere bella ma soprattutto bene organizzata. E su questo credo nessuno possa competere, almeno qui in Italia. 
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La Deejay Ten per molti runners, rappresenta la prima gara di corsa della vita, lo è stato anche per me. Molti iniziano a correre in vacanza o subito dopo e inevitabilmente la Deejay Ten diventa il primo obiettivo stagionale, creando così, con i neofiti, un legame indissolubile. E’ stata una cosa pensata posizionare la data dell’evento ad ottobre oppure il tutto è avvenuto per caso?
No, la scelta del periodo è proprio legata a questo legame inevitabile tra la scoperta della corsa durante le vacanze e la messa in pratica una volta tornati in città. Aggiungo che l’inizio dell’autunno è per tutti il periodo più bello per correre.
Come ci si sente ad aver dato i “natali sportivi” a moltissimi atleti che, come me, non solo sono andati avanti con la corsa, ma hanno seguito un’evoluzione che li ha portati a raggiungere traguardi diversi e ben più duri.
Io quest’anno ad esempio ho tagliato il traguardo del mio primo IRONMAN e non ti nego che dentro c’è un po’ di Deejay Ten, Aldo Rock e Linus.
E’ quello che si chiama circolo virtuoso, io ho iniziato “per colpa” di Aldo, tanti (come te) hanno iniziato per colpa mia. E’ un contagio “buono”, basato sull’entusiasmo di chi te ne parla. Quindi ne sono felice, molto.
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Sembra che tutto quello che ruoti attorno alla Deejay Ten, abbia lo scopo di promuovere lo sport. Nel 2016 mentre giravo con mia figlia, di poco più di tre anni, per il Deejay Village, mi è capitato di partecipare ad un Contest in uno stand, ed essere scelto come Ambassador per gareggiare alla London Virgin Marathon. Promuovere lo sport è una cosa che chiedete in qualche modo ai vostri sponsor, oltre alle classiche attività di marketing previste per loro?
A chi sposa la nostra causa chiediamo di essere coerente, in questo il messaggio della Deejay Ten è molto chiaro. Ed è quello di uno sport democratico, socializzante e sorridente.
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Parlavamo di evoluzione dei runners, pochi giorni fa si è conclusa la seconda edizione della Deejay 100, la gran fondo di ciclismo che ha visto numerosissimi partecipanti e un bel successo per la manifestazione. La Deejay 100, assieme alla Deejay Tri e alle varie Deejay Ten, ormai sono diventati dei capisaldi nei calendari delle manifestazioni nazionali. Quale sarà la trasformazione, ci saranno altre nuove manifestazioni, dobbiamo aspettarci anche una Deejay Trail o Obstacole Race?
No, no, tranquilli, al momento dovrebbero essere sufficienti quelle che organizziamo. Oddio, prima o poi mi toccherà mettere in piedi una Deejay Dog, vista la presenza invadente del mio cane nella mia vita (e quindi anche in quella degli ascoltatori) o un bel Golf Like a Deejay, che magari mi aiuta a conservarmi un po’ meglio.
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Parlando di “spirito sportivo”. Ho avuto la fortuna di correre all’estero e ho notato uno spirito differente rispetto a quello che vedo a Milano, nelle persone e nei quartieri che vengono interessati dalla manifestazioni sportive. Sembra che all’estero sia l’occasione per fare festa, scendere in strada e partecipare, in qualche modo è visto come un’opportunità. A Milano invece, sembra quasi che si dia fastidio. Lasciando da parte le polemiche, quale potrebbe essere, a parer tuo, la chiave di volta per far cambiare questo meccanismo?
I due grossi problemi delle corse in città (in particolare a Milano) sono la comunicazione e l’affollamento. Troppo spesso manca un po’ d’informazione, ma soprattutto ci sono troppe corse sugli stessi percorsi. A New York solo la Maratona occupa una parte delle strade cittadine, la Mezza Maratona parte alle sette di mattina e le altre sono tutte dentro il perimetro di Central Park.
Qualche anno fa c’è stata la scelta di non fare più la competitiva. È stata una scelta dettata dal numero sempre crescente di partecipanti o semplicemente non si sposava più con lo spirito della manifestazione?
Diciamo che c’era troppa distanza tra i cento duri e puri super competitivi e super cavillosi e gli altri trentamila. A noi piace l’idea di una festa, se lo scopo è fare il tempo o vincere un prosciutto ci sono mille altre gare.
Cosa diresti a chi non ha mai provato l’adrenalina di partecipare ad una gara, pur avendone le possibilità fisiche, per invogliarlo a correre?
Che non c’è occasione migliore della Deejay Ten. A volte mettersi un numero sulla maglietta sembra sottintendere chissà quale aspettativa, ma qui nessuno vi guarderà male se non volate come un keniano.
Lo sport per Linus, dal punto di vista personale, cosa rappresenta?
La cosa più mia in assoluto. Di quello che faccio correndo, pedalando o nuotando sono responsabile solo io. In più è una dimensione parallela e alternativa in cui a volte mi trovo proprio a rifugiarmi. E’ il collegamento con il mio IO più profondo.
Mi piacerebbe in qualche modo ricambiare la spinta motivazionale che ci dai con le manifestazioni, con i programmi e gli argomenti che tratti alla radio. Da moltissimi anni, corri, pedali e nuoti. Lo sport è parte della tua vita. Cosa può fare “IronMario” per farti esordire in un triathlon?
Ci sono andato vicino un sacco di volte, all’inizio il limite era l’acqua, poi ho risolto i problemi col nuoto e sono cominciati quelli con la corsa. Ora sto abbastanza bene, ma sono troppo vecchio…
Caro Linus,
anche Charles Bukowski, pur avendo pubblicato racconti e articoli in varie riviste letterarie durante la sua vita, ha pubblicato il suo primo romanzo “Post Office” all’età di cinquantuno anni. Quindi, quando e se deciderai di esordire in un gara di Triathlon di qualunque distanza, faccelo sapere perché io ci sarò!
Grazie per l’estrema disponibilità, ci vediamo alla partenza!
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IronMario