IRONMARIO: IL RIPOSO FORZATO DEL TRIATLETA

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IL RIPOSO FORZATO DEL TRIATLETA

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Il riposo forzato o imposto al triatleta è un problema.
Anzi è un triproblema.
Che sia a causa di un inforntunio serio, o solo per una banale influenza, sono cazzi amari per tutti.
Colleghi, amici, parenti, allenatori, direttori di banca, medici, followers, tutti sono coinvolti più o meno inconsapevolmente.
Ragazzi qua non c’è nulla da ridere l’argomento è serio.
Il mese scorso mi sono trovato sul cuscino nel letto un biglietto con su scritto: “Dormi pure sul divano….., almeno fino a quando non la smetterai di sognare di fare le virate in piscina. Sognare è un conto, cercare di farle nel letto mentre uno dorme è un’altra cosa. Fatti vedere da uno bravo. Buonanotte”.
Ero fermo causa infortunio alla spalla non nuotavo da un mese…

Vediamo di affrontare il triproblema in modo scientifico. Di seguito riporto “Le cinque fasi dell’elaborazione del lutto” elaborato nel 70 dalla dottoressa Elisabeth Kübler Ross, cosa che per altro vi tornerà utile per gestire qualsiasi situazione negativa nella vita.

1) Fase della negazione o del rifiuto: B: no ma non è possibile che sia invece qualcos’altro? …  non ci posso credere, quindi dice sul serio che non posso nuotare/pedalare/correre? A: No non può, deve stare a riposo. B: ridurrò  le sedute di allenamento così sicuramente passerà. A: No lei deve stare assolutamente fermo. B: ok ci penso ci sentiamo. B: può essere affaticamento? A:NOOOOOO B: grazie arrivederci.

Intanto il triatleta se ne frega e continua come se nulla fosse ad allenarsi, anche se poi fa fatica, si lagna, non riesce, peggiora e si incazza.

2) Fase della Rabbia: Dopo la negazione si manifestano emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni investendo tutte le persone vicine e arrivando a toccare talvolta anche sfere Celesti. Una tipica domanda è “perché proprio a me?”. E’ una fase delicata dell’iter psicologico e relazione del triathleta. Il suggerimento è, se non espressamente richiesto, state molto lontano in questo momento, il triathleta può essere pericoloso.
3) Fase della contrattazione e del patteggiamento: In questa fase il triathleta inizia a verificare cosa è in grado di fare e in quali progetti alternativi può investire le sue numerose energie. Inizia una specie di negoziato. .. “se prendo le medicine credo che potrò….”“Se sto fermo magari guarirò prima e potrò ….” In questa fase il triathleta riprende il controllo della propria vita e cerca di riparare il riparabile, però, toglietegli la carta di credito ed internet, altrimenti comincerà a comprare robe inutili e costose o ad iscriversi a gare future non ben definite. Fermatelo.
4) Fase della depressione: Questa è la fase in cui il triathleta comincia a prendere consapevolezza del fatto che non potrà davvero più allenarsi per un periodo “n” e perderà parte del lavoro fatto in precedenza, lo vedrete ciondolare per casa senza meta, o scrivere articoli per siti tematici. 😀
5) Fase dell’accettazione: Quando il triathleta ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad una accettazione delle propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere. Questa è la fase in cui cerca di mettere apposto quanto più riesce gli aspetti materiali tipo oggetti. Non stupitevi se lo vedrete seduto sul divano con il salotto invaso da pezzi di bicicletta, oppure se vedrete i corridoio mucchietti di indumenti mentre perfezione la fase di transizione.
Il vero problema è che il triatleta essendo affetto da una forma acuta di sindrome del supereore, periodo che per altro un individuo normale supera dopo il compimento del 25° anno di età, non mette in conto la possibilità di essere umano ed ammalarsi.
Lasciatelo in pace, il triatleta è un lupo solitario, non continuate a chiedergli se è guarito, se si sta allenando….
Lo capirete da soli dalla luce che ha negli occhi quando accadrà.
Ricordate, per allenarvi bene dovete stare bene con voi stessi!
IronMario
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