Federico Caliri, Il Mental Coach.

Lavorando in questo settore, ho la fortuna di conoscere moltissime persone, oggi vi presento Federico. Federico si occupa di una materia molto particolare, la materia grigia!

Andiamo assieme a scoprire chi è Federico Caliri!

D: Chi è Federico Caliri
R: Domanda difficile😅😂. Federico è un ragazzo normale con delle passioni esagerate, che lo portano a cercare di dare il massimo qualsiasi cosa faccia, dal lavoro allo sport.

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D: Quali sport pratichi?
R: Attualmente pratico Bjj (Brazilian Jiu Jitsu), uno sport da combattimento in cui si lotta prevalentemente a terra, dopo una prima fase di studio e analisi in piedi. Diciamo che però sono sempre stato attratto da tantissimi (tutti) gli sport e per questo motivo ne ho provati diversi nella mia vita, partendo dal classico calcio, passando poi per la pallanuoto e la muay thai fino ad arrivare appunto al bjj, per citarne solo alcuni.

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D: Che Studi hai fatto e cosa ti ha spinto?
R: Dopo aver conseguito il diploma di maturità ad indirizzo scientifico ho iniziato il mio percorso di studi svolgendo la triennale in psicologia a Milano. Studiando poi psicologia generale sono venuto a conoscenza di una particolare branca della psicologia, la psicologia positiva, al cui interno vi è la psicologia dello sport e da lì scegliere cosa fare per il resto della mia vita è stato molto semplice. Una volta terminata la triennale ho deciso di specializzarmi subito in psicologia sportiva svolgendo un master a Torino e poi “completare” gli studi con un tirocinio di 6 mesi presso un centro di psicologia dello sport. Mi hanno spinto le due passioni che ho sempre avuto: da un lato lo sport e dall’altro il cercare di capire i comportamenti umani ma sopratutto trovare un modo per potenziare la nostra mente e farla eccellere.

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D: C’è chi dice che è la testa che comanda il resto del corpo, quanto è vera questa affermazione?
R: Per me è vera al 1000 per 100. Se la testa non funziona possiamo essere allenati a puntino ma non potremo mai rendere al massimo delle nostre capacità. È come se avessimo una Ferrari ma all’interno del motore un componente non funzionasse a dovere. Il risultato sarà questo: si accenderà una spia sul cruscotto della nostra macchina dicendoci di andare al più presto dal meccanico mantenendo una velocità bassa. Ecco questo significa non allenare la testa. Avere un componente, il più importante, rotto o mal funzionante. E la cosa peggiore è che non si sa quando questo guasto verrà fuori e che cosa andrà a inficiare. La macchina potrà funzionare bene per tutta la sua vita oppure risentirne nel momento più importante (es. mondiale, europei, Olimpiadi etc).

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D: 4 punti per cui vale la pena provare un mental coach
R: 1) Perché la testa va sicuramente allenata con una persona qualificata. Leggere libri e vedere video motivazionali non basta.
2) Perché molto spesso si utilizzano tecniche che hanno effetti opposti rispetto a quelle che dovremmo utilizzare quando gareggiamo. Sai quante volte ho visto utilizzare una respirazione sbagliata per rilassarsi prima di una gara?
3) Perché se lo usano i professionisti non capisco il motivo per il quale non debba servire a atleti che iniziano o che provano ad arrivare in alto.
4) Perché l’insieme è più delle somme delle parti che lo compongono. Se alleno solo la testa migliori ma non basta; se alleno solo il fisico migliori ma non basta; se mangi bene e basta migliori ma non serve a molto. Se invece unisci tutto questo allora puoi rendere molto di più di quanto tu non possa pensare.

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D: Cos’è più tosto da allenare il fisico o la mente?
R: Questa domanda, apparentemente semplice, è molto complicata in realtà. Penso che dipenda da atleta ad atleta. Ci sono atleti che riescono ad allenare più facilmente la parte fisica ed altri la parte mentale. In generale però posso dire che forse è più difficile allenare la mente, ma solo perché non si è abituati fin da piccoli a farlo. Fin da quando siamo bambini ci insegnano a lavorare, in un modo o nell’altro, a livello fisico, ma in pochi ti aiutano a costruire una mentalità corretta; in pochi ti insegnano a pensare e ragionare e a costruirti poi un’autostima e un’autoefficacia alta.

D: Quanto è difficile lavorare con degli sportivi professionisti?
R: Anche qua dipende dall’atleta. Alcuni atleti hanno un blocco, non consapevole ovviamente, nei confronti di questa disciplina nonostante ci provino. Molto spesso è dovuto al fatto che hanno timore ad aprirsi perché non vogliono dimostrarsi vulnerabili perché di solito sono atleti di alto profilo. Con loro ovviamente il lavoro è più complicato ma si tratta comunque so guadagnarsi la loro fiducia. Altri atleti invece sono predisposti a dare più fiducia e con loro il lavoro diventa più semplice, ma sono anche quelli più emotivi che poi possono avere qualche ricaduta in più.

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D: Sogno nel cassetto?
R: Tantissimi! Dal partecipare a un Olimpiade a seguire degli atleti di NBA o comunque dei maggiori campionati del mondo.

D: Nel tuo lavoro, l’aspetto che più ti piace.
R: Il rapporto che ho con tutti i ragazzi e sopratutto la gioia che vedo in loro, nei loro occhi, quando riescono a superare i propri limiti e le loro paure.

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D: Chi motiva Federico?
R: Gli atleti stessi! Vedere il loro impegno e la loro abnegazione mi aiuta e mi sprona a fare sempre qualcosa in più. Man mano che loro migliorano sento la necessità di migliorare anche io per riuscire sempre a dargli una mano!

D: A guardarti da fuori sembri molto forte e senza punti deboli, sappiamo che non è così, svelacene uno.
R: Eh bella domanda. Forse ti direi che alcune volte sono troppo razionale. E ovviamente un mental coach troppo razionale non e il massimo.

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D: Raccontaci le sensazioni che hai dopo una seduta di mental training!
R: La maggior parte delle volte molto positive. Soddisfazione e felicità sono le sensazioni ed emozioni che provo più frequentemente. Soddisfazione perché mi rendo conto di essere utile e felicità perché sono contento di riuscire ad applicare nei vari momenti della seduta tutto ciò che ho studiato.

D: Dai un consiglio a quelli che pensano che il mental coaching sia una cazzata.
R: Rido per non piangere. La maggior parte di coloro che lo pensano sono gli stessi che poi, quando non riusciranno ad arrivare dove vogliono, diranno che è stata colpa della sfortuna, del destino, del fatto che non avevano le mutande portafortuna e via dicendo. Non mi sento di dare consigli a chi si sente superiore agli altri. Penso che abbiano già tutte le risposte e i consigli che gli servono per conto loro 😉

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Grazie Federico, già mi alleno tutti i giorni della settimana, ma un pensierino per allenare la testa, almeno un paio di volte al mese, visto come stanno le cose, dovrò trovarlo!

IronMario

 

 

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