Federico Caliri, Il Mental Coach.

Lavorando in questo settore, ho la fortuna di conoscere moltissime persone, oggi vi presento Federico. Federico si occupa di una materia molto particolare, la materia grigia!

Andiamo assieme a scoprire chi è Federico Caliri!

D: Chi è Federico Caliri
R: Domanda difficile😅😂. Federico è un ragazzo normale con delle passioni esagerate, che lo portano a cercare di dare il massimo qualsiasi cosa faccia, dal lavoro allo sport.

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D: Quali sport pratichi?
R: Attualmente pratico Bjj (Brazilian Jiu Jitsu), uno sport da combattimento in cui si lotta prevalentemente a terra, dopo una prima fase di studio e analisi in piedi. Diciamo che però sono sempre stato attratto da tantissimi (tutti) gli sport e per questo motivo ne ho provati diversi nella mia vita, partendo dal classico calcio, passando poi per la pallanuoto e la muay thai fino ad arrivare appunto al bjj, per citarne solo alcuni.

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D: Che Studi hai fatto e cosa ti ha spinto?
R: Dopo aver conseguito il diploma di maturità ad indirizzo scientifico ho iniziato il mio percorso di studi svolgendo la triennale in psicologia a Milano. Studiando poi psicologia generale sono venuto a conoscenza di una particolare branca della psicologia, la psicologia positiva, al cui interno vi è la psicologia dello sport e da lì scegliere cosa fare per il resto della mia vita è stato molto semplice. Una volta terminata la triennale ho deciso di specializzarmi subito in psicologia sportiva svolgendo un master a Torino e poi “completare” gli studi con un tirocinio di 6 mesi presso un centro di psicologia dello sport. Mi hanno spinto le due passioni che ho sempre avuto: da un lato lo sport e dall’altro il cercare di capire i comportamenti umani ma sopratutto trovare un modo per potenziare la nostra mente e farla eccellere.

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D: C’è chi dice che è la testa che comanda il resto del corpo, quanto è vera questa affermazione?
R: Per me è vera al 1000 per 100. Se la testa non funziona possiamo essere allenati a puntino ma non potremo mai rendere al massimo delle nostre capacità. È come se avessimo una Ferrari ma all’interno del motore un componente non funzionasse a dovere. Il risultato sarà questo: si accenderà una spia sul cruscotto della nostra macchina dicendoci di andare al più presto dal meccanico mantenendo una velocità bassa. Ecco questo significa non allenare la testa. Avere un componente, il più importante, rotto o mal funzionante. E la cosa peggiore è che non si sa quando questo guasto verrà fuori e che cosa andrà a inficiare. La macchina potrà funzionare bene per tutta la sua vita oppure risentirne nel momento più importante (es. mondiale, europei, Olimpiadi etc).

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D: 4 punti per cui vale la pena provare un mental coach
R: 1) Perché la testa va sicuramente allenata con una persona qualificata. Leggere libri e vedere video motivazionali non basta.
2) Perché molto spesso si utilizzano tecniche che hanno effetti opposti rispetto a quelle che dovremmo utilizzare quando gareggiamo. Sai quante volte ho visto utilizzare una respirazione sbagliata per rilassarsi prima di una gara?
3) Perché se lo usano i professionisti non capisco il motivo per il quale non debba servire a atleti che iniziano o che provano ad arrivare in alto.
4) Perché l’insieme è più delle somme delle parti che lo compongono. Se alleno solo la testa migliori ma non basta; se alleno solo il fisico migliori ma non basta; se mangi bene e basta migliori ma non serve a molto. Se invece unisci tutto questo allora puoi rendere molto di più di quanto tu non possa pensare.

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D: Cos’è più tosto da allenare il fisico o la mente?
R: Questa domanda, apparentemente semplice, è molto complicata in realtà. Penso che dipenda da atleta ad atleta. Ci sono atleti che riescono ad allenare più facilmente la parte fisica ed altri la parte mentale. In generale però posso dire che forse è più difficile allenare la mente, ma solo perché non si è abituati fin da piccoli a farlo. Fin da quando siamo bambini ci insegnano a lavorare, in un modo o nell’altro, a livello fisico, ma in pochi ti aiutano a costruire una mentalità corretta; in pochi ti insegnano a pensare e ragionare e a costruirti poi un’autostima e un’autoefficacia alta.

D: Quanto è difficile lavorare con degli sportivi professionisti?
R: Anche qua dipende dall’atleta. Alcuni atleti hanno un blocco, non consapevole ovviamente, nei confronti di questa disciplina nonostante ci provino. Molto spesso è dovuto al fatto che hanno timore ad aprirsi perché non vogliono dimostrarsi vulnerabili perché di solito sono atleti di alto profilo. Con loro ovviamente il lavoro è più complicato ma si tratta comunque so guadagnarsi la loro fiducia. Altri atleti invece sono predisposti a dare più fiducia e con loro il lavoro diventa più semplice, ma sono anche quelli più emotivi che poi possono avere qualche ricaduta in più.

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D: Sogno nel cassetto?
R: Tantissimi! Dal partecipare a un Olimpiade a seguire degli atleti di NBA o comunque dei maggiori campionati del mondo.

D: Nel tuo lavoro, l’aspetto che più ti piace.
R: Il rapporto che ho con tutti i ragazzi e sopratutto la gioia che vedo in loro, nei loro occhi, quando riescono a superare i propri limiti e le loro paure.

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D: Chi motiva Federico?
R: Gli atleti stessi! Vedere il loro impegno e la loro abnegazione mi aiuta e mi sprona a fare sempre qualcosa in più. Man mano che loro migliorano sento la necessità di migliorare anche io per riuscire sempre a dargli una mano!

D: A guardarti da fuori sembri molto forte e senza punti deboli, sappiamo che non è così, svelacene uno.
R: Eh bella domanda. Forse ti direi che alcune volte sono troppo razionale. E ovviamente un mental coach troppo razionale non e il massimo.

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D: Raccontaci le sensazioni che hai dopo una seduta di mental training!
R: La maggior parte delle volte molto positive. Soddisfazione e felicità sono le sensazioni ed emozioni che provo più frequentemente. Soddisfazione perché mi rendo conto di essere utile e felicità perché sono contento di riuscire ad applicare nei vari momenti della seduta tutto ciò che ho studiato.

D: Dai un consiglio a quelli che pensano che il mental coaching sia una cazzata.
R: Rido per non piangere. La maggior parte di coloro che lo pensano sono gli stessi che poi, quando non riusciranno ad arrivare dove vogliono, diranno che è stata colpa della sfortuna, del destino, del fatto che non avevano le mutande portafortuna e via dicendo. Non mi sento di dare consigli a chi si sente superiore agli altri. Penso che abbiano già tutte le risposte e i consigli che gli servono per conto loro 😉

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Grazie Federico, già mi alleno tutti i giorni della settimana, ma un pensierino per allenare la testa, almeno un paio di volte al mese, visto come stanno le cose, dovrò trovarlo!

IronMario

 

 

IRONMAN ITALY 2018 parte 2.

Scie Chimiche…

Tiro giù la zip della muta, tolgo le maniche e la posiziono in modo che io possa correre bene e che restino solo le gambe per sfilarla completamente, una volta in zona di transizione. Nel frattempo recupero il gel che avevo nell’avambraccio destro sotto la muta e lo uso prima di entrare in T1. Una volta dentro la zona cambio, recupero con sicurezza la sacca “Bike”, dentro ci sono il casco, il numero di gara e le calze. Entro nella tenda per il cambio, non ci si può cambiare in giro, tolgo la muta con decisione, indosso prima le calze e poi casco e numero in maniera tale che possa vedersi sulla schiena. Metto la muta dentro la sacca e la consegno allo staff. Corro a prendere la mia Kalibur che mi attende per i 180.2 km della seconda frazione.

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Fuori dalla zona di transizione, comincio a pedalare serenamente e seguendo le indicazioni che mi portano fuori Cervia e mi faranno passare in mezzo alle saline.  Il percorso è bellissimo, si articola su due giri da 90 km, con un giro di boa circa al 45°km dove c’è uno strappo di circa 350m in salita che dovrò ripetere due volte, da lì poi discesa e via per il secondo giro. Sul tratto di ritorno verso Cervia un fastidioso vento contrario rallenta la mia andatura, però ad onor del vero su 180 km di percorso non trovare vento sarebbe pretenzioso.

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La frazione di bici è quella più lunga e quindi è fondamentale idratarsi e alimentarsi bene, in modo da poter affrontare carichi delle energie necessarie la frazione di corsa. Con cadenza maniacale bevo un sorso d’acqua ogni 15 minuti, alternandolo ai sali. Ogni ora ho un piccolo panino integrale dolce, con del tacchino e della marmellata, (io mi sarei portato anche la pasta al forno, ma non ci stava in bici). Ho previsto di chiudere la frazione di bici in circa 6 ore, quindi ho 6 panini che ho posizionato con lo scotch, sulla bici e sull’apposito contenitore. Ogni 30 minuti dal panino, a seconda delle sensazioni, ho un gel a disposizione.

Pedalo molto bene, sono contento del ritmo che ho e non faccio troppa fatica, comincio a scalare posizioni, vedo e saluto molti amici che partecipano con me, poi a circa 30 km dall’inizio, vengo passato da un gruppetto, saranno stati fra gli 8 e 12 atleti, che se ne vanno tranquilli attaccati manco fossero in una gran fondo. Tutti in scia, da li “scie chimiche”. Scie chimiche perché questi signori, che furbescamente se ne stavano alla grande in scia, contravvenendo al regolamento IRONMAN che lo vieta, hanno rovinato l’essenza di questo sport. Non parlo dell’inevitabile traffico delle stradine strette o delle salite, parlo dei vialoni e delle tratte di statale a corsie enormi, che venivano affrontate in gruppo. Ecco non si fà, non è spirito IRONMAN questo.

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Il primo giro va liscio, sono sereno, pedalo come previsto e mi godo il paesaggio, al secondo giro ho un piccolo problema al 122° km e al 170° km. Dolori alle piante dei piedi che non mi fanno spingere come dovrei e mi costringono a togliere i piedi dalle scarpe e pedalare con i piedi fuori ma sulle scarpe per qualche km. Questo problema mi farà perdere velocità, ma non mi distoglierà dall’obiettivo finale. La frazione di bici passa molto in fretta e sto molto bene, la chiudo in 6h:03 e durante tutto il percorso ho sempre salutato e ringraziato tutti quelli che applaudivano e incitavano. I ristori sono ben presenti così come i penalty box affollati di sciatori chimici beccati dai giudici di gara.

Arrivo finalmente in T2 e sul rettilineo finale vedo i fotografi e decido di concedermi uno scatto giocoso. Ostento sicurezza e freschezza, ma appena messo piede a terra non sento più le gambe. Sono felice e sto molto bene, ripongo la bici e corro a recuperare la sacca, dentro ho una Coca-Cola in lattina, la apro, i ragazzi dello staff sentono e si girano, scherzo con loro, volete un cuba? Ridono Sei un grande, bevo solo un sorso, infilo le scarpe, cappellino, occhiali e recupero i gel che mi serviranno per la maratona. Lascio la Coca ai ragazzi dello staff assieme alla sacca e corro spedito per il mio primo giro di corsa…

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La Maratona per la sue essenza anche come gara singola è un’impresa difficile, portarla a termine in un IRONMAN ancora di più.

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Con il tempo e le gare ho imparato un solo metodo per portare a casa il risultato: ascoltare il mio corpo. La maratona è lunga, è difficile, va preparata bene. La maratona va goduta. Ho un trucco che mi aiuta a superare il tempo ed i chilometri nelle gare “multi lap”, a Cervia c’erano 4 giri ed il rischio di finire nel tunnel della stanchezza, sconforto, etc. è sempre dietro l’angolo. Io per evitare di finire down con la testa, gioco con il pubblico, cerco di tirarlo dentro incitandolo a farmi tifo, e devo dire che è servito allo scopo. Al primo giro di boa individuo un gruppetto fermi a fare il tifo e gli dico che per  guardare dovevano offrire la birra. Al secondo giro passo e sono in silenzio, li incito e gli  chiedo e la birra? Al terzo giro prima che arrivassi, sento c’è Mario, Dai Mario ti manca l’ultimo se ce la fai avrai la birra! Ebbene, all’ultimo giro mi corrono dietro con una birra, mi fermo tiro un sorso e riparto, il complessino lì di fianco ingaggiato per tenere ritmo, mi esalta mi urlano Rock and Roll Mario! Sono veramente felice, sto bene, non sto soffrendo, ed il merito è dell’allenamento fatto con Coach Diego De Francesco. Sì io sono forte di testa e ormai l’avete imparato, riesco a portare a casa gli obiettivi quasi sempre. Ma è l’allenamento e la preparazione mentale e fisica a fare la differenza.

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Detto questo la maratona non è stata solo gioco e gioia, ho dovuto stringere i denti, ho incontrato gli sguardi di amici che mi hanno sostenuto, Riccardo, Marco, Valentina, Mimma, tutti gli amici collegati da casa con il Traker. Ho anche condiviso tratti di corsa con sconosciuti, ricevendo e regalando forza. E poi avevo li la mia famiglia. La carica più grande che io potessi avere, l’energia più forte che un atleta possa desiderare, altro che doping.

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La passerella finale è stata bella ma non più emozionante della partenza.

“…Il Tricolore fra le mani che sventola sulla mia testa, il fragore delle mani degli astanti che battono sui tabelloni, le loro voci che mi incitano, la musica in sottofondo, la voce dello speaker, il traguardo che si avvicina, le gambe indolenzite da 12 ore di gara.  Niente…non sentivo nulla, ero totalmente immerso in un’enorme bolla d’aria, sentivo solo il mio respiro, come in quei film dove all’improvviso l’attore immerso nel caos del traffico della città, rimane da solo con il suo universo. Probabilmente è accaduto questo mentre percorrevo gli ultimi metri della passerella prima di tagliare il traguardo del mio primo IRONMAN.” Felice andavo a prendermi la mia prima medaglia da IRONMAN.

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Questo viaggio stupendo fatto di sudore, fatica, colori, amici, gioia, me lo dedico e lo auguro a chiunque. Affrontatelo con serenità e godendovela, magari facendovi consigliare da un coach la strada da seguire. Io l’indomani mattina dopo l’IRONMAN ho pedalato e il lunedì seguente ho corso senza troppi strascichi fisici. Aveva ragione il Presidente vedrai che sarà facile. Più facile della mia prima maratona per dirla tutta.

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MARIO YOU ARE AN IRONMAN

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Adesso tocca a voi!

Se avrete bisogno io ci sarò per sostenervi e incoraggiarvi.

IronMario

IRONMAN ITALY 2018 parte 1.

MARIO YOU ARE AN IRONMAN…

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Avrebbe dovuto dire lo speaker all’arrivo, ma solo lui sa perché non l’ha detto, oppure l’ha detto ma io ero talmente su un altro pianeta che non l’ho sentito, anzi non sentivo nulla…

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…Il Tricolore fra le mani che sventola sulla mia testa, il fragore delle mani degli astanti che battono sui tabelloni, le loro voci che mi incitano, la musica in sottofondo, la voce dello speaker, il traguardo che si avvicina, le gambe indolenzite da 12 ore di gara.    Niente… non sentivo nulla, ero totalmente immerso in un’enorme bolla d’aria, sentivo solo il mio respiro, come in quei film dove all’improvviso l’attore immerso nel caos del traffico della città, rimane da solo con il suo universo. Probabilmente è accaduto questo mentre percorrevo gli ultimi metri della passerella prima di tagliare il traguardo del mio primo IRONMAN. Vedevo le immagini scorrere intorno  a me, come un pugile suonato al tappeto, sentivo solo il mio respiro, ma ero li, stavo correndo, stavo benissimo e non ero al tappeto e non mi sono svegliato all’improvviso tutto sudato, non era un sogno, era un sogno che si realizzava. Stavo andando a prendere la mia medaglia all’arrivo, tagliando “il traguardo”.

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Che bellezza, che soddisfazione, che felicità, pensate che tagliare il traguardo non è stato il momento per me più emozionante.

Cervia 22 settembre 2018, ore 04:15 del mattino.

Suona la sveglia e la zittisco subito, l’aspettavo, l’aspettavo per alzarmi e andare a fare colazione con calma, non ho dormito benissimo e sono sveglio dalle 03:00 circa, ma sto bene, oggi niente può andare storto.  Alle 04:35 mi presento in sala colazione, non sono l’unico, altri come me sono lì per affrontare il mio stesso viaggio. C’è silenzio, non servono parole, basta uno sguardo e mezzo sorriso accennato, per ricevere e dare quel conforto che ha l’effetto di una pacca sulla spalla, dai ragazzone. Mangio il giusto, scelgo le cose che mi aiuteranno in questo viaggio,  con calma sempre in silenzio mi prendo il tempo che mi serve, alla ricerca di quella quiete esterna, che cela dentro però un mare in tempesta. Prendo tutto il necessario e vado in zona cambio, in questi momenti l’unica cosa che funziona per me, è comportarsi come un pilota d’aereo, faccio la mia check list e la smarco passo passo, anche mentalmente, dimenticare un dettaglio è facile, eppure l’ho già fatto in altre gare, si ma questo è un IRONMAN, non si può lasciare nulla al caso.

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Ore 05:30 è ancora buio apre la zona cambio, gli atleti cominciano a posizionare le sacche nelle rastrelliere con tutto il necessario, io come gli altri, sembra quasi un rito, poso le sacche in corrispondenza del mio numero e lo verifico più volte, quella della bici e quella della corsa, dentro c’è tutto l’essenziale che mi servirà per affrontare ciascuna frazione in modo adeguato. Posate le sacche mi reco alla bici, ho già focalizzato ieri l’ambiente intorno e ho ben presente i riferimenti che devo cercare per trovare la mia Kalibur senza stare a cercare fra i numeri, devi andare a colpo sicuro, sapendo che in corrispondenza di quel palo e quell’insegna lì c’è lei che ti aspetta e non devi sbagliarti perché sarai in assenza di ossigeno e in trance agonistica. La trovo li ad aspettarmi, metto le borracce al loro posto e comincio a posizionare, con l’aiuto del nastro di carta, il cibo che mi aiuterà ad affrontare i 180.2 km del percorso bike. Non sto improvvisando, anche questo l’avevo preparato, sapevo benissimo dove mettere tutto. Posiziono le scarpe sui pedali e con dei piccoli elastici li metto in posizione per essere più rapido. In ultimo gonfio i tubolari della bici, li porto alla pressione necessaria. Accanto a me c’è un ragazzo, vedo che sta tremando, ha il braccialetto verde fluo che identifica gli atleti al primo IRONMAN,    io non l’ho messo per scaramanzia, sopra c’è scritto diventerai uno di loro. Lo guardo e non dico nulla sono momenti delicati, non essere invadente è fondamentale in questi momenti dove la tensione è alle stelle, mi guarda e mi chiede balbettando sai come si gonfiano le gomme mi daresti una mano, gli dico certo finisco qua e ti aiuto gli si illumina lo sguardo, altri due colpi ed il mio tubolare è alla pressione giusta posso dedicare qualche minuto a lui. Il ragazzo è molto agitato, mi dice delle cose sai non sono capace non riesco a gonfiarle è il mio primo non l’ho mai fatto, gli do un pacca sulla spalla gli dico Tranquillo sono anche io al primo IRONMAN e gli sorrido. Gli passo la mia pompa, lui stava usando quella in dotazione della zona cambio e per farlo uscire da sta situazione di crisi gli dico dai fallo tu così impari ti dico io cosa fare. Gli do gli input e lui esegue, si rasserena, porta le gomme in pressione e poi si distende, mi sorride. Fai una cosa per volta pensando solo a quello che stai facendo, io farò così e vedrai che taglieremo il traguardo. Mentre glielo dicevo con tono pacato e rassicurante, me lo ripetevo come un mantra.

Lo speaker da le info di giornata in inglese e in italiano, all’improvviso, mentre parla in inglese capisco che la muta è facoltativa per via delle meduse solo per gli age group, i pro andranno senza, dalla zona cambio si alza un boato tipo goal, è ora di indossare la muta e andare a prendere confidenza con il mare. Lascio la mia Kalibur pronta alla battaglia.

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Ore 07:15 Il sole è ormai all’orizzonte ho circa 10 minuti per prendere confidenza con l’acqua e abituare il mio corpo alla muta. La sabbia è fredda, sono tutti in spiaggia, tiro su le maniche e indosso la mia zoot che ormai dopo molte gare è una seconda pelle. Sono nato al mare ed il momento un cui metto piede in acqua è sempre speciale, è come tornare a casa, anche se come i grandi marinai insegnano e anche per esperienza diretta, ci vuole un grande rispetto e un pò di timore per il mare, credetemi è così anche per affrontare un IRONMAN, ci vuole preparazione e rispetto per questa distanza. l’acqua è calda comincio a nuotare, sento la presenza di qualche medusa, non me ne curo, dovrebbero essere quelle innocue. comincio a nuotare lentamente è una bella sensazione, il mare è piatto è molto bello, alzo il ritmo qualche bracciata per scaldarmi bene, appena in tempo prima di sentire la speaker richiamare tutti gli atleti fuori dall’acqua per la partenza.

Esco vado verso la partenza, che sarà rolling start, alle 7:30 gli Elite Pro Maschi, dopo 5 minuti le Elite Pro Ragazze e poi tutti gli Age Group, 6 ogni 5 secondi. Ci sono diversi cancelli ognuno con un tempo di percorrenza differente, mi piazzo fra l’1h20 e 1h30 che dovrebbe essere il  mio tempo per fare i 3.8 km di nuoto della prima frazione. Questo è il momento più emozionante c’è tensione nell’aria, è giunto il momento dell’Inno di Mameli, mi emoziono molto guardo il cielo, canto l’inno, come me pochissimi nonostante ci fossero attorno a me moltissimi Italiani non cantano, non gliel’hanno insegnato a scuola, forse l’emozione gioca brutti scherzi ma non so ci rimango male e continuo a cantare, finisce l’inno un applauso sono carico ed emozionato mi scorrono in mente tutte le fatiche fatte per arrivare a questa partenza, un atleta straniero forse Finlandese mi vede emozionato mi da la mano e ci diamo una pacca reciproca sulle spalle. Countdown e sirena I Pro SONO PARTITI. I minuti sembrano interminabili, finalmente la mia fila comincia a sgranarsi sono davanti al semaforo 5 secondi, le boe sembrano lontanissime  dalla battigia, so che dovrò superarle solo una alla volta. Rosso e Verde via… corro mi butto in mare con ritmo comincio a nuotare e mi metto al mio passo, bracciata dopo bracciata noto con piacere che il mare è limpido si vede il fondo e anche le meduse, arrivano le prime boe di delimitazione del percorso, sono sereno e sto molto bene, poco prima della prima boa di direzione raggiungo un gruppetto partito prima di me, uno di loro mi accoglie con un bel calcio sull’occhialino destro che mi si attacca a ventosa, non mi sono fatto male niente panico fuori la testa e con un gesto rapido lo stacco, riprendo sereno viro e mi rimetto a ritmo manca un’altra boa di virata e poi ci sarà l’uscita all’australiana in spiaggia che divide in due il percorso, ho già percorso 2.200 m, continuo tirando fuori la testa ogni 6/8 bracciate per mirare con precisione la boa e non zigzagare. Ci siamo, sono a riva, esco e rientro al volo, vedo dei volti noti che mi incitano, sorrido, saluto, e via 1.600m con due virate volano via, esco dall’acqua e in 1h17. Molto meglio di quanto avevo previsto. Respiro… e corro in T1

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Continua mercoledì….

IronMario

Quando Ironman fa rima con solidarietà

Riccardo Costagliola di Polidoro, potrebbe essere benissimo il nome di un cavaliere dall’armatura lucente che lotta per il bene dei più deboli, in effetti è cosi, l’unica differenza è che la sua corazza è una muta e la sua spada e una bici da triathlon. Immutato invece è il cuore d’oro che lo spinge a fare una raccolta per Wamba  associazione che sostiene i bambini affetti da SMA e le loro famiglie.

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Visto che lui oltre ad essere un mio amico è un veterano, gli ho chiesto cosa significa gareggiare nell’ironman di casa e di darmi qualche consiglio!

Mancano dieci giorni alla gara. Cosa vuol dire?

Sembrerà banale ma vuol dire che quel che è fatto è fatto. E’ quel periodo della preparazione che a me piace molto e, una volta passato, per qualche tempo mi mancherà. Inizio a sentire la gara, in maniera positiva, e non vedo l’ora che arrivi. Le poche giornate che mancano sembrano passare più in fretta. Sono anche quei giorni in cui tiri le fila del lavoro svolto e se hai fatto le cose per bene ti senti forte, pronto. E’ una sensazione difficile da descrivere ma veramente positiva.

Nella pratica come approccerai questi ultimi giorni di preparazione?

Cerco di godermela e stare tranquillo. Continuo ad allenarmi, perché ho sperimentato che un periodo di scarico lungo non mi si addice, ma senza stressare troppo il mio corpo e soprattutto la testa. Di testa un po’ stacco in effetti, dopo aver passato 5h30’ a pedalare da solo sulle prolunghe mi godo l’uscita leggera con gli amici con una pausa caffè (e cioccolata) anche lunga. Per le gambe invece c’è bisogno di un bel massaggio che solitamente svolgo il giovedì prima della gara mentre questa volta, visto che la gara si disputerà di sabato, lo anticiperò a mercoledì. Poi c’è da pensare a tutto l’occorrente per la gara in modo da rendere più facili e meno impegnativi i giorni a ridosso: corsa alle barrette mancanti, fila per la revisione della bici in zona village e cose di questo tipo se possibile me le evito.

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Cosa porti a casa dalle esperienze passate?

C’è già un po’ delle mie esperienze nelle risposte precedenti. Avvicinarsi alla gara in maniera positiva, preparare tutto il necessario con anticipo, evitare stress inutili. Oltre a questo ho imparato che più la gara è lunga più è difficile fare calcoli. Mio fratello rispondeva così ai miei amici durante la mia ultima gara: “Quando Riki mi da un tempo o un orario di passaggio, il tempo o l’orario sono quelli. Al più può sbagliare di qualche minuto!”. Si trattava dell’IRONMAN France a Nizza dove sono finito a terra intorno al km 50 della frazione bici e la gara non la ho neppure finita.

Un semplice consiglio in vista del mio primo IRONMAN?

Usa la testa, stai “in gara”, pensa il più possibile al momento in cui sei. I momenti di crisi arriveranno ed è forse il bello di questa distanza, perché possono essere inaspettati o improvvisi e vanno superati. Se sei focalizzato su quello che stai facendo sarai più pronto a intervenire. Inutile pensare al tempo che dovrai ancora passare in acqua mentre stai nuotando, o a come starai al 150k di bici quando sei alla prima salita, o a quante volte ancora dovrai passare sullo stesso tratto di strada durante la maratona. La gara è nel presente!

Questa gara ha un significato speciale per te, vuoi raccontarcelo?

Si, mi piace portare a termine ciò che ho iniziato. A Nizza non ci sono riuscito ma ho avuto una seconda possibilità e vorrei sfruttarla al meglio. Sarà speciale perché ci saranno tantissimi amici, vecchi e nuovi, dentro e fuori la gara. E poi possiamo considerare Cervia “gara di casa” per Wamba, associazione che sostiene i bambini SMA e le loro famiglie, che proprio quest’anno ha inaugurato il terzo Centro Smart a Bologna. Da qualche tempo ho deciso di legare i miei “viaggi” IRONMAN al supporto di Wamba e vorrei portare a termine con successo sia la gara sia la raccolta. Puoi aiutarmi IronMario?

 Caro Ricky questo ti fa onore, di seguito il link per dare un mano a chi ne ha più bisogno di noi. Non servono spropositi, ma se li volete fare siamo qua, basta un piccolissimo contributo per aiutare chi è meno fortunato. Cliccate il LINK: https://www.retedeldono.it/iniziative/wamba-e-athena-onlus/riccardo.costagliola-di-polidoro/per-una-finish-line-piena-di

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Foto di copertina e con muta di “Alessandro Vona”

Grazie Ricky sei un esempio, ci vediamo a Cervia!

IronMario

Classifica e tempi di tutti gli Italiani a KONA

Quasi ad una settimana dall’Ironman World Championship, celebriamo tutti gli Italiani che ce l’hanno fatta e anche chi sfortunatamente non è riuscito a concludere la gara.

Primo posto assoluto a Patrick Lange con il nuovo record di 08:01:40

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TOP TEN PRO 

UOMINI
1. Patrick Lange (GER) 8:01:40
2. Lionel Sanders (CAN) 8:04:07
3. David McNamee (GBR) 8:07:11
4. Sebastian Kienle (GER) 8:09:59
5. James Cunnama (SAF) 8:11:24
6. Terenzo Bozzone (NZL) 8:13:06
7. Andy Potts (USA) 8:14:43
8. Patrik Nilsson (SVE) 8:18:21
9. Ben Hoffman (USA) 8:19:26
10. Boris Stein (GER) 8:22:24
DONNE
1. Daniela Ryf (SVI) 8:50:47
2. Lucy Charles (GBR) 8:59:38
3. Sarah Crowley (AUS) 9:01:38
4. Heather Jackson (USA) 9:02:29
5. Kaisa Sali (FIN) 9:04:40
6. Susie Cheetham (GBR) 9:16:00
7. Carrie Lester (AUS) 9:19:49
8. Liz Lyles (USA) 9:20:31
9. Annabel Luxford (AUS) 9:20:58
10. Jocelyn McCauley (USA) 9:21:08

 

GLI ITALIANI

Cominciamo con la grandissima Federica De Nicola che con una gara stupenda si è classificata prima nella categoria 18-24. L’abbiamo seguita per tutta la gara ed è stato emozionante. Bravissima Fede!

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De Nicola

Proseguiamo poi con i Pro

Alessandro Degasperi primo Italiano e 20° assoluto, con una rimonta in maratona strepitosa.

Degasperi

Giulio Molinari ottimo esordio Secondo degli Italiani e con un 28° posto e un tempo totale di tutto rispetto.

Molinari

Gli Age Group

AmatucciBergamoCiaudanoCiociaColganFogarolliFumagalliGiacopuzziGoldoniGualiniMansuinoMariniMasciarelliMassaOrianaPasqualiniPederzoliPrezziRomagnaniSollaStefaniStrappavecchiaTaglienteTiozzoTomaiuloTruduVelentiVenturellivilla

Purtroppo c’è stato anche chi non ha concluso la gara, pochi per fortuna, ma il nostro Daniel Fontana per esempio che ha incontrato una giornata decisamente negativa, ha anche vomitato più volte, si è ritirato al 67° km della seconda frazione. Siamo sicuri che i nostri Italiani che non hanno finito ne usciranno più forti di prima.

No finish time

Parliamo di Jan Frodeno Campione uscente, protagonista nelle prime due frazioni in lizza per la vittoria e protagonista di una drammatica terza frazione che l’ha visto sofferente e dolorante alla parte bassa della schiena. Non si è arreso, ha incitato gli avversari ed ha chiudo onorando il suo titolo in 9:15:44… con una maratona sopra le 4 ore… EROE

 

IRONMARIO

 

Kona 2017 Starting List!

Ciao Ragazzi, questa è una settimana veramente importante per gli appassionati di Triathlon, infatti Sabato 14/10 alle Hawaii a Kona si disputerà la 41ª edizione dell’IRONMAN WORLD CHAMPIONSHIPS.

Moltissimi gli Italiani che si giocheranno il mondiale sia fra i Pro che fra gli Age Grop.

Conosciamoli.

Ecco le starting list dei PRO dove a difendere i nostri Colori ci saranno per noi: Alessandro De Gasperi, Daniel Fontana e Giulio Molinari.

Pro Women’s Starting List

01 Ryf Daniela CHE (Switzerland)
102 Crowley Sarah AUS (Australia)
103 Sali Kaisa FIN (Finland)
104 Piampiano Sarah USA (United States of America)
105 Jackson Heather USA (United States of America)
106 Vesterby Michelle DNK (Denmark)
107 Cheetham Susie GBR (United Kingdom)
108 Beranek Anja DEU (Germany)
109 Herlbauer Michaela AUT (Austria)
110 Corbin Linsey USA (United States of America)
111 Cave Leanda GBR (United Kingdom)
112 Lyles Elizabeth USA (United States of America)
113 Joyce Rachel GBR (United Kingdom)
114 Luxford Annabel AUS (Australia)
115 Siddall Laura GBR (United Kingdom)
116 Robertson Jodie USA (United States of America)
117 Lester Carrie AUS (Australia)
118 Charles Lucy GBR (United Kingdom)
119 Stienen Astrid DEU (Germany)
120 Tondeur Alexandra BEL (Belgium)
121 Pedersen Camilla DNK (Denmark)
122 Lundstrom Asa SWE (Sweden)
123 Abraham Corinne GBR (United Kingdom)
124 Stage Nielsen Maja DNK (Denmark)
125 Moeller Kristin DEU (Germany)
126 Tajsich Sonja DEU (Germany)
127 Duke Dimity-lee AUS (Australia)
128 Hufe Mareen DEU (Germany)
129 Frades Gurutze ESP (Spain)
130 Brandon Lauren USA (United States of America)
131 Kaye Alicia USA (United States of America)
132 Riesler Diana DEU (Germany)
133 Hauschildt Melissa AUS (Australia)
134 Schaerer Celine CHE (Switzerland)
135 Grohmann Katharina DEU (Germany)
136 McCauley Jocelyn USA (United States of America)
138 Chura Haley USA (United States of America)
139 Bartlett Nikki GBR (United Kingdom)
140 Collonge Jeanne FRA (France)

Pro Man’s Startin List

1 Frodeno Jan DEU (Germany)
2 Kienle Sebastian DEU (Germany)
3 Hoffman Benjamin USA (United States of America)
5 Lange Patrick DEU (Germany)
6 O’Donnell Timothy USA (United States of America)
7 Van Lierde Frederik BEL (Belgium)
8 Buckingham Kyle ZAF (South Africa)
9 Don Tim GBR (United Kingdom)
10 Stein Boris DEU (Germany)
11 Jacobs Pete AUS (Australia)
12 Hanson Matthew USA (United States of America)
14 Potts Andy USA (United States of America)
15 Bozzone Terenzo NZL (New Zealand)
16 McNamee David GBR (United Kingdom)
17 Russell Matthew USA (United States of America)
18 Aernouts Bart BEL (Belgium)
19 Cunnama James ZAF (South Africa)
20 Kastelein Nicholas AUS (Australia)
21 Amberger Josh AUS (Australia)
22 Currie Braden NZL (New Zealand)
23 Schildknecht Ronnie CHE (Switzerland)
24 Reed Tim AUS (Australia)
25 Frommhold Nils DEU (Germany)
26 Nilsson Patrik SWE (Sweden)
27 Gambles Joe AUS (Australia)
28 Butterfield Tyler BMU (Bermuda)
29 Wild Ruedi CHE (Switzerland)
30 Sanders Lionel CAN (Canada)
31 McMahon Brent CAN (Canada)
32 Tutukin Ivan RUS (Russian Federation)
33 Dellow David AUS (Australia)
34 Viennot Cyril FRA (France)
35 Weiss Michael AUT (Austria)
36 Albert Marko EST (Estonia)
37 Degasperi Alessandro ITA (Italy)
38 Van Berkel Tim AUS (Australia)
39 Amorelli Igor BRA (Brazil)
40 Vinhal Thiago BRA (Brazil)
41 Plese David SVN (Slovenia)
42 Duelsen Marc DEU (Germany)
43 Wiltshire Harry GBR (United Kingdom)
44 van Berkel Jan CHE (Switzerland)
45 Rana Ivan ESP (Spain)
46 Kotsegarov Kirill EST (Estonia)
47 Colucci Reinaldo BRA (Brazil)
48 Evoe Patrick USA (United States of America)
49 Wurf Cameron AUS (Australia)
50 Fontana Daniel ITA (Italy)
51 Thomas Jesse USA (United States of America)
52 Fachbach Markus DEU (Germany)
53 Molinari Giulio ITA (Italy)
54 Chevrot Denis FRA (France)
55 Fox Michael AUS (Australia)
56 Tohara Kaito JPN (Japan)
58 McDonald Chris AUS (Australia)
59 Llanos Eneko ESP (Spain)

 


E Gli Age Group? Sono ben 32 i nostri Italiani. Ecco La lista dove troverete:

Numero di Gara da poter inserire sul Athlete Tracker, Cognome e Nome ed età.

  1. 890 Amatucci Ezio 45
  2. 1640 Andrea Masciarelli 35
  3. 1878 Angela Fogarolli 39
  4. 1203 Carla Ciaudano 46
  5. 621 Ciocia Massimo 53
  6. 1665 Colgan Davide 36
  7. 1994 Corti Marco 31
  8. 2415 De Nicola Federica 24
  9. 1691 Enzo Bergamo 37
  10. 1217 Fumagalli Luisa 45
  11. 1706 Giacopuzzi Massimo 36
  12.  829 Goldoni Paola 50
  13.  831 Gualinii Elena 52
  14. 2067 Manusuino Gabriele 31
  15. 1424 Marini Roberto 40
  16. 2492 Massa Stefano 51
  17. 1452 Oriana Claudio 42
  18. 737 Pasqualini Guido 51
  19. 1608 Pederzoli Laura 44
  20. 1098 Prezzi Franco 49
  21. 1115 Robutelli Alessandro 46
  22. 1118 Romagnani Alberto 48
  23. 1143 Solla Giuseppe 48
  24. 1262 Stefani Angela 46
  25. 1951 Strappavecchia Laura 39
  26. 1510 Tagliente Vito 44
  27. 2305 Tiozzo Gianmaria 28
  28. 1515 Tamaiuolo Alessandro 43
  29. 790 Trudu Domenico 53
  30. 1170 Valenti Alessandro 45
  31. 1955 Venturelli Emanuela 38
  32. 1267 Villa Elisabetta 45

Come e dove seguire live l’evento:

Sul sito www.ironman.com dove troverete il Live blog.

Naturalmente anche sulla pagina Facebook IRONMARIO

Adesso prendetevi 10 minuti e godetevi le immagini che racchiudono tutta la fatica, la preparazione, il sacrificio, i dolori e la determinazione necessaria per ottenere ed affrontare un traguardo del genere.

Non smettete mai di sognare perché

ANITHING IS POSSIBLE!


IRONMARIO

Campionessa di Normalità!

I giornali e le riviste di settore sono spesso pieni di notizie che narrano scorribande di ragazzi strapagati, che fanno fatica ad impegnarsi continuativamente nello sport che dovrebbero amare e che spesso li vede impegnati in gare di durata di 90 minuti con scarsa motivazione. Com’è possibile? Com’è possibile che abbiano spazio “bad boys” che non eccellono nella vita e nella condotta e vengano dimenticati invece, atleti o campioni, che si impegnano moltissimo tutto l’anno e che ottengono risultati straordinari?

Federica de nicola training by Alessandro Vona

Atleti come Federica De Nicola ad esempio. Federica è una Triatleta milanese che sgobba, studiando ed allenandosi con risultati eccellenti in entrambi i casi, tutti i giorni tutto l’anno. Studia medicina in lingua inglese, come se in Italiano non fosse già difficile, con ottimo profitto presso l’università Vita-Salute del San Raffaele. Nel 2014 per caso nasce l’amore per il triathlon, Federica inizia ad allenarsi con i DDS.

Federica de nicola training by Alessandro Vona Federica de nicola training by Alessandro Vona

Comincia a collezionare successi e diventa specialista delle lunghe distanze. Quando si parla di lunghe distanze nel triathlon, la parola che viene subito in mente è “Ironman”. Si stiamo parlando delle distanze massime di triatlhon, 3,8 km di nuoto, 180 km di
bicicletta e dulcis in fundo la Maratona, 42km 195 metri di corsa, roba da far venire i capelli dritti. Tutti d’un fiato, tutti di fila, senza interruzioni. Federica ne ha già vinti tre  nella sua categoria di Ironman.

Federica de nicola training by Alessandro Vona

Nel 2015 Ironman Cozunel, Messico 1° posto nella categoria 18-24, conquistano la quali- ficazione per il Mondiale di Ironman a Kona Hawaii 2016 concluso con una splendida medaglia d’Argento. Nel 2016 un altro 1° posto a Nizza. Nel 2017 Ironman Lanzarote “El Mas Duro” 1° posto di categoria 18-24, conquistato dopo lo sfortunato 2° posto all’Ironman Sud Africa a causa di una foratura. Federica anche quest’anno si è qualificata per le finali mondiali di Ironman di Kona Hawaii dove, siamo sicuri, darа battaglia. Ma com’è possibile che la storia di una ragazza che si impegna ed eccelle così, non abbia copertine e spazio su tutti i media? Ve lo spiego in due parole. La normalità fa paura!

Federica de nicola training by Alessandro Vona

Federica va a letto presto e si alza molto presto al mattino, si allena tutti i giorni. Una gara di Ironman dura mediamente più di 10 ore. Stare al massimo per 10 ore cercando di guadagnare il secondo, credetemi, non è facile. Pensandoci bene se ragioniamo sul tempo, sulla determinazione necessaria per allenare tre discipline e proseguire con profitto gli studi, ci verrebbe da pensare a Federica come una Eroina. Invece no, Federica è modesta e il suo sorriso è sincero, lo sguardo è di chi si è sudato tutto, ogni vittoria, ogni chilometro di duro allenamento. Non troverete arroganza e presunzione in chi si guadagna le vittorie costruendole giorno dopo giorno e Federica De Nicola è uno splendido esempio di Campionessa di Normalità, certamente ci vogliono anche delle doti naturali, ma credetemi, senza il duro allenamento quotidiano è difficile ottenere questi risultati.

Federica de nicola training by Alessandro Vona

Federica de nicola training by Alessandro VonaEcco perché la normalità fa paura. Fare il proprio dovere tutti i giorni ormai è diventato raro. Vorrei che i giornali e le riviste di settore, fossero piene di sport come il Triathlon che ti insegnano ad essere come Federica. Campionessa di Normalità.

Prima di chiudere però vorrei ringraziare le persone che hanno reso possibile questo articolo: Federica per l’estrema disponibilità dimostrata anche sotto il periodo agonistico e sicuramente, avrete notato le foto stupende e chi si occupa di comunicazione lo sa, una foto vale mille parole, per questo vorrei dire grazie ad Alessandro Vona, questi scatti sono opera del suo lavoro e della sua creatività.

Federica de nicola training by Alessandro Vona

Il 14 ottobre 2017 Fede andrà a giocarsi il Mondiale a Kona “Hawaii” e noi saremo tutti con lei! FORZA FEDE!

Federica de nicola training by Alessandro Vona

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