IRONMAN ITALY 2018 parte 1.

MARIO YOU ARE AN IRONMAN…

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Avrebbe dovuto dire lo speaker all’arrivo, ma solo lui sa perché non l’ha detto, oppure l’ha detto ma io ero talmente su un altro pianeta che non l’ho sentito, anzi non sentivo nulla…

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…Il Tricolore fra le mani che sventola sulla mia testa, il fragore delle mani degli astanti che battono sui tabelloni, le loro voci che mi incitano, la musica in sottofondo, la voce dello speaker, il traguardo che si avvicina, le gambe indolenzite da 12 ore di gara.    Niente… non sentivo nulla, ero totalmente immerso in un’enorme bolla d’aria, sentivo solo il mio respiro, come in quei film dove all’improvviso l’attore immerso nel caos del traffico della città, rimane da solo con il suo universo. Probabilmente è accaduto questo mentre percorrevo gli ultimi metri della passerella prima di tagliare il traguardo del mio primo IRONMAN. Vedevo le immagini scorrere intorno  a me, come un pugile suonato al tappeto, sentivo solo il mio respiro, ma ero li, stavo correndo, stavo benissimo e non ero al tappeto e non mi sono svegliato all’improvviso tutto sudato, non era un sogno, era un sogno che si realizzava. Stavo andando a prendere la mia medaglia all’arrivo, tagliando “il traguardo”.

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Che bellezza, che soddisfazione, che felicità, pensate che tagliare il traguardo non è stato il momento per me più emozionante.

Cervia 22 settembre 2018, ore 04:15 del mattino.

Suona la sveglia e la zittisco subito, l’aspettavo, l’aspettavo per alzarmi e andare a fare colazione con calma, non ho dormito benissimo e sono sveglio dalle 03:00 circa, ma sto bene, oggi niente può andare storto.  Alle 04:35 mi presento in sala colazione, non sono l’unico, altri come me sono lì per affrontare il mio stesso viaggio. C’è silenzio, non servono parole, basta uno sguardo e mezzo sorriso accennato, per ricevere e dare quel conforto che ha l’effetto di una pacca sulla spalla, dai ragazzone. Mangio il giusto, scelgo le cose che mi aiuteranno in questo viaggio,  con calma sempre in silenzio mi prendo il tempo che mi serve, alla ricerca di quella quiete esterna, che cela dentro però un mare in tempesta. Prendo tutto il necessario e vado in zona cambio, in questi momenti l’unica cosa che funziona per me, è comportarsi come un pilota d’aereo, faccio la mia check list e la smarco passo passo, anche mentalmente, dimenticare un dettaglio è facile, eppure l’ho già fatto in altre gare, si ma questo è un IRONMAN, non si può lasciare nulla al caso.

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Ore 05:30 è ancora buio apre la zona cambio, gli atleti cominciano a posizionare le sacche nelle rastrelliere con tutto il necessario, io come gli altri, sembra quasi un rito, poso le sacche in corrispondenza del mio numero e lo verifico più volte, quella della bici e quella della corsa, dentro c’è tutto l’essenziale che mi servirà per affrontare ciascuna frazione in modo adeguato. Posate le sacche mi reco alla bici, ho già focalizzato ieri l’ambiente intorno e ho ben presente i riferimenti che devo cercare per trovare la mia Kalibur senza stare a cercare fra i numeri, devi andare a colpo sicuro, sapendo che in corrispondenza di quel palo e quell’insegna lì c’è lei che ti aspetta e non devi sbagliarti perché sarai in assenza di ossigeno e in trance agonistica. La trovo li ad aspettarmi, metto le borracce al loro posto e comincio a posizionare, con l’aiuto del nastro di carta, il cibo che mi aiuterà ad affrontare i 180.2 km del percorso bike. Non sto improvvisando, anche questo l’avevo preparato, sapevo benissimo dove mettere tutto. Posiziono le scarpe sui pedali e con dei piccoli elastici li metto in posizione per essere più rapido. In ultimo gonfio i tubolari della bici, li porto alla pressione necessaria. Accanto a me c’è un ragazzo, vedo che sta tremando, ha il braccialetto verde fluo che identifica gli atleti al primo IRONMAN,    io non l’ho messo per scaramanzia, sopra c’è scritto diventerai uno di loro. Lo guardo e non dico nulla sono momenti delicati, non essere invadente è fondamentale in questi momenti dove la tensione è alle stelle, mi guarda e mi chiede balbettando sai come si gonfiano le gomme mi daresti una mano, gli dico certo finisco qua e ti aiuto gli si illumina lo sguardo, altri due colpi ed il mio tubolare è alla pressione giusta posso dedicare qualche minuto a lui. Il ragazzo è molto agitato, mi dice delle cose sai non sono capace non riesco a gonfiarle è il mio primo non l’ho mai fatto, gli do un pacca sulla spalla gli dico Tranquillo sono anche io al primo IRONMAN e gli sorrido. Gli passo la mia pompa, lui stava usando quella in dotazione della zona cambio e per farlo uscire da sta situazione di crisi gli dico dai fallo tu così impari ti dico io cosa fare. Gli do gli input e lui esegue, si rasserena, porta le gomme in pressione e poi si distende, mi sorride. Fai una cosa per volta pensando solo a quello che stai facendo, io farò così e vedrai che taglieremo il traguardo. Mentre glielo dicevo con tono pacato e rassicurante, me lo ripetevo come un mantra.

Lo speaker da le info di giornata in inglese e in italiano, all’improvviso, mentre parla in inglese capisco che la muta è facoltativa per via delle meduse solo per gli age group, i pro andranno senza, dalla zona cambio si alza un boato tipo goal, è ora di indossare la muta e andare a prendere confidenza con il mare. Lascio la mia Kalibur pronta alla battaglia.

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Ore 07:15 Il sole è ormai all’orizzonte ho circa 10 minuti per prendere confidenza con l’acqua e abituare il mio corpo alla muta. La sabbia è fredda, sono tutti in spiaggia, tiro su le maniche e indosso la mia zoot che ormai dopo molte gare è una seconda pelle. Sono nato al mare ed il momento un cui metto piede in acqua è sempre speciale, è come tornare a casa, anche se come i grandi marinai insegnano e anche per esperienza diretta, ci vuole un grande rispetto e un pò di timore per il mare, credetemi è così anche per affrontare un IRONMAN, ci vuole preparazione e rispetto per questa distanza. l’acqua è calda comincio a nuotare, sento la presenza di qualche medusa, non me ne curo, dovrebbero essere quelle innocue. comincio a nuotare lentamente è una bella sensazione, il mare è piatto è molto bello, alzo il ritmo qualche bracciata per scaldarmi bene, appena in tempo prima di sentire la speaker richiamare tutti gli atleti fuori dall’acqua per la partenza.

Esco vado verso la partenza, che sarà rolling start, alle 7:30 gli Elite Pro Maschi, dopo 5 minuti le Elite Pro Ragazze e poi tutti gli Age Group, 6 ogni 5 secondi. Ci sono diversi cancelli ognuno con un tempo di percorrenza differente, mi piazzo fra l’1h20 e 1h30 che dovrebbe essere il  mio tempo per fare i 3.8 km di nuoto della prima frazione. Questo è il momento più emozionante c’è tensione nell’aria, è giunto il momento dell’Inno di Mameli, mi emoziono molto guardo il cielo, canto l’inno, come me pochissimi nonostante ci fossero attorno a me moltissimi Italiani non cantano, non gliel’hanno insegnato a scuola, forse l’emozione gioca brutti scherzi ma non so ci rimango male e continuo a cantare, finisce l’inno un applauso sono carico ed emozionato mi scorrono in mente tutte le fatiche fatte per arrivare a questa partenza, un atleta straniero forse Finlandese mi vede emozionato mi da la mano e ci diamo una pacca reciproca sulle spalle. Countdown e sirena I Pro SONO PARTITI. I minuti sembrano interminabili, finalmente la mia fila comincia a sgranarsi sono davanti al semaforo 5 secondi, le boe sembrano lontanissime  dalla battigia, so che dovrò superarle solo una alla volta. Rosso e Verde via… corro mi butto in mare con ritmo comincio a nuotare e mi metto al mio passo, bracciata dopo bracciata noto con piacere che il mare è limpido si vede il fondo e anche le meduse, arrivano le prime boe di delimitazione del percorso, sono sereno e sto molto bene, poco prima della prima boa di direzione raggiungo un gruppetto partito prima di me, uno di loro mi accoglie con un bel calcio sull’occhialino destro che mi si attacca a ventosa, non mi sono fatto male niente panico fuori la testa e con un gesto rapido lo stacco, riprendo sereno viro e mi rimetto a ritmo manca un’altra boa di virata e poi ci sarà l’uscita all’australiana in spiaggia che divide in due il percorso, ho già percorso 2.200 m, continuo tirando fuori la testa ogni 6/8 bracciate per mirare con precisione la boa e non zigzagare. Ci siamo, sono a riva, esco e rientro al volo, vedo dei volti noti che mi incitano, sorrido, saluto, e via 1.600m con due virate volano via, esco dall’acqua e in 1h17. Molto meglio di quanto avevo previsto. Respiro… e corro in T1

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Continua mercoledì….

IronMario

Test Muta – Zoot Wave 3

 

In tutte le competizioni che prevedono un cronometraggio, ogni secondo risparmiato può tradursi in una posizione guadagnata. Questo discorso non vale solo per gli sport motoristici dove la ricerca è spinta a livelli estremi, ma anche per il triathlon. Negli ultimi tempi tutte le aziende del settore si stanno concentrando nella ricerca di nuovi materiali e tecniche costruttive per migliorare le performance dei Triatleti.

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Oggi grazie a Zoot Italia abbiamo potuto testare la Muta Wave 3 che riteniamo un ottimo prodotto. Visto che ormai le gare sono iniziate e molti di voi si chiedono che muta comprare e quali parametri valutare, abbiamo chiesto all’Amico e ottimo Triatleta Riccardo Costagliola Di Polidoro, di testare per noi la muta e raccontarci le sue sensazioni. Lo abbiamo chiesto a Riccardo, perché è metodico, preciso, attento ai particolari. nel 2017, dopo moltissime gare in tutte le distanze, con risultati via via sempre più importanti anche per un age group, ha esordito nella massima distanza nell’ Ironman di Francoforte, forse lo ricorderete perché ne abbiamo parlato qui, sfiorando l’#under10 solo perché non ha voluto osare essendo all’esordio. Chi meglio di un Ingegnere può raccontarci le dinamiche di funzionamento di un prodotto?

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Riccardo Costagliola Di Polidoro – AG Triathlet

La qualità della muta Wave 3 la noti sin da subito. Quando l’ho ricevuta da Zoot Italia era nella sua confezione al rovescio e ho potuto apprezzare la cura delle finiture e la precisione con cui questo tipo di mute vengono prodotte. 

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La sensazione che ho avuto non appena indossata è stata quella di comodità, sembra esser fatta su misura rispetto alla muta con cui abitualmente mi alleno e gareggio.

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Si indossa come un guanto e si sfila senza nessuna fatica in particolare a livello delle spalle risulta “leggerissima”, quasi non la si sente.

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Per me, che concludo spesso le gare in acque libere con le spalle affaticate, e le sento soprattutto nei giorni seguenti, è sicuramente un punto a favore di questa muta.

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Come nella altre frazioni, anche nel nuoto credo che comodità sia sempre sinonimo di velocità.

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Ho avuto modo di utilizzarla per la prima volta in gara all’idorscalo di Milano in occasione delle gare “Eco Race” e la frazione nuoto, sebbene non sia il mio punto di forza, è andata molto bene.

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La muta mi ha permesso di nuotare con una bracciata sciolta e muovendo le gambe senza impedimenti.

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Sull’addome i mm di neoprene sono 5 e aiutano la galleggiabilità, correggendo l’assetto dei nuotatori non troppo “tecnici”. Su braccia e spalle si arriva a 1.5 e la differenza si sente tutta.

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Torno in vasca a fare due bracciate, voi correte a provarla!zoot_iNTERNE_1566

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Dati Tecnici:

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Per realizzare un prodotto così tecnico e renderlo alla portata di tutti Zoot Italia e Zoot Sport hanno lavorato tanto e si vede.

A me ora toccano i ringraziamenti, in primis Zoot Italia e Zoot Sport che si sono resi disponibili, come sempre, in un periodo intenso ed importante come questo.

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Riccardo , per l’estrema disponibilità dimostrata, ricordiamo a tutti che nessuno di noi fa questo di professione e quindi si cerca di organizzarsi mettendo assieme impegni professionali, allenamenti, famiglia etc. Grazie Ricky anche questa volta grasse risate.

Dulcis in fundo Alessandro Vona, cioè colui che con i sui scatti incredibili ha messo colore e sostanza ad un articolo che senza le sue foto non avrebbe avuto senso. Nonostante una schiena dolorante, le signore dell’acquagym, le mie richieste assurde, Riccardo che il tempo di chiedergli una cosa l’aveva già fatta sei volte, è riuscito a tirare furori il meglio da tutto. Tutte le foto e le realizzazioni grafiche di questo test sono sue, escluse quelle del dietro le quinte fatte da me ;). Grazie Ale metterti “i piedi addosso” è stato un piacere 😀 Godetevi adesso la Gallery e il divertente Dietro le quinte.

Al prossimo Test

IronMario

GALLERY

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DIETRO LE QUINTE

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Zoot e IronMario ti regalano la partecipazione al Triathlon Olimpico Kuota TriO Peschiera!

Proprio così, grazie a Zoot Italia che ci ha messo a disposizione una free slot per l’Olimpico Kuota TriO Peschiera che si svolgerà il 16 settembre 2017.


Ecco le Regole partecipare

  1. Andare sulla pagina Facebook IronMario
  2. Inserire la vostra foto come commento a questo post
  3. Dovrà essere presente nella foto almeno un: indumento/accessorio/scarpa di ZOOT
  4. La foto dovrà mettere in evidenza la fatica e la gioia di fare sport
  5. Sarà considerata valida una sola foto per partecipante
  6. Il periodo di riferimento sarà dal 7 al 13 agosto
  7. Vincerà la foto che riceverà più like e che rappresenterà di più la ZOOT Philosophy
  8. Il Vincitore sarà comunicato il 15 agosto sulla pagina di IronMario


Alcuni esempi di foto

 

 

Ecco alcune foto della splendida gara svoltasi l’anno scorso

 

 

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Quindi ragazzi forza scegliete la vostra foto più bella, mettetela sulla pagina di Ironmario e via condividete il post con i vostri amici, chiedendo di aiutarvi a vincere la free slot che ZOOT ci concede per il Kuota TriO Peschiera.

Nel frattempo non dimenticate di continuare ad allenarvi, condividere e seguire la Pagina di IronMario.

Ci vediamo a Peschiera

IronMario

 

 

Riccardo Costagliola di Polidoro, esordio nell’Ironman in 10:13:31. Ed è solo l’inizio!

3,8 km Nuoto, 180 km Bici, 42,195 km Corsa.

Sono queste le cifre da tenere a mente quando si parla di IRONMAN.

Ho chiesto a Riccardo di raccontarci come è stato il suo percorso e l’approccio che ha avuto alla massima distanza. Leggere quello che ci racconta penso possa servire a tutti coloro vorranno affrontare in futuro un Ironman. Sono rimasto sorpreso.

Ciao Ricky, come stai?

Bene grazie, sorride sornione, come uno che sà di averla combinata. 

Sembra che tu non sia per niente affaticato, anche guardando le foto dai questa impressione.

Se la ghigna, sono a posto, gambe ok, anche se la schiena in gara ha fatto un po’ le bizze, ma per il resto veramente bene.

Immagina di raccontare come si prepara un Ironman ad uno che, come te, lo affronta per la prima volta. Da dove si parte?

Un IRONMAN, prima di preparalo e affrontarlo, è necessario sognarlo. Deve accendersi la scintilla, devi sentirti pronto e quando dico pronto intendo di testa. Almeno nel mio caso, il processo di maturazione è durato circa 3 anni, dopo diversi 70.3 e gare più corte, è scattata la scintilla e ho deciso di intraprendere il viaggio che mi ha portato a Francoforte.

Non voglio parlare delle ore di allenamento, delle distanze massime che ho percorso, se ho fatto o meno i famosi combinati o di cose simili.

Il messaggio che vorrei far passare è che l’Ironman si può preparare con il sorriso, settimana dopo settimana, senza grosse rinunce o sacrifici. Uscire a correre sotto la pioggia o a pedalare con gli amici alle 5:59 per me è un piacere, i sacrifici credo siano altri.

Circondatevi delle persone giuste, condividete gli allenamenti con amici e con persone che prima di voi hanno viaggiato verso il loro primo Ironman e tutto vi sembrerà semplice. Il tempo è davvero volato…

Quanto conta secondo te essere seguito da un coach?

Tra le persone giuste di cui sopra, inserisco sicuramente il coach che per me è stato fondamentale.

Un buon coach non ti prepara solo fisicamente ma ti aiuta ad entrare nel giusto mood, ad organizzarti la settimana e ad affrontare eventuali momenti difficili della preparazione o delle gare.

La fiducia nel coach è fondamentale, se ti trovi a dubitare del lavoro che state facendo o se guardi ciò che fanno gli altri, non andrai molto lontano.

Già che ci siamo ne approfitto: grazie Ivan, questo Ironman lo abbiamo preparato davvero facile!

Raccontaci il momento che ti rimarrà stampato negli occhi di questa gara.

Vi sembrerà strano ma mi è rimasta impressa più la partenza dell’arrivo. Mi trovo dentro la muta, con i piedi sulla sabbia e cerco di scaldare spalle e gambe. C’è un casino pazzesco tra voci, tifo, trombette, speaker, inno tedesco e chi più ne ha più ne metta.

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Io sono lì nel mezzo, sento tutto ovattato, rifletto e metto a fuoco, solo in quel momento, a pochi minuti dalla partenza, ciò che mi attenderà, dove sono arrivato e le distanze che dovrò affrontare: le boe sembrano lontanissime!

I minuti che hanno preceduto lo start della gara sono stati davvero emozionanti, da brividi.

Un misto di tensione e entusiasmo si leggeva sulle facce dei miei compagni di viaggio, e forse anche sulla mia, qualcosa di difficilmente descrivibile. Sono momenti che vanno vissuti e che da soli valgono il prezzo del biglietto.

 

Che difficoltà hai incontrato.

Diciamo che ho incontrato un momento di difficoltà in ogni frazione, ma le ho affrontate con il giusto spirito. Come mi ha insegnato Ivan,Per un Ironman non si è mai pronti. Per farlo bene devi essere pronto di testa…”.

La partenza a nuoto, anche se rolling, è stata caotica. Forse sono partito troppo indietro e nei primi 500/600m mi sono trovato a prendere botte, perdere gli occhialini e nuotare in affanno non trovando il giusto ritmo di bracciata. Sono rimasto sereno, mi sono rimesso nella bolla e ho nuotato bene.

In bici è stato impegnativo mantenere la contrazione per cinque ore, pedalando sempre al massimo delle mie possibilità. Soprattutto quando al primo giro ti trovi al km 40 e passi il cartello dei 120. Ho cercato di darmi piccoli obiettivi da raggiungere, anche solo il tempo che mancava al prossimo paninetto (miele e tacchino, e sei subito al top!).

La corsa, ultimo momento di difficoltà. Questa volta me lo sono creato da me pensando che il terzo giro sarebbe stato il più difficile e dopo questo avrei potuto mollare un filo per rifiatare. Come da copione alla fine del terzo giro, 30esimo km circa, mi sono sentito libero di poter camminare al ristoro con la “scusa” di dover bere Coca e digerire i gel. Ho impiegato circa 3km a riprendere la giusta concentrazione, un peccato perché il ritmo che ho tenuto negli ultimi kilometri è stata la prova che le gambe arrivano dove la testa vuole, se la testa non vuole è un bel problema…

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Bignami dei 10 consigli

Ci provo, dieci consigli sono tanti soprattutto per chi come me è alla prima esperienza:

  1. Divertitevi, vivete la preparazione con il giusto spirito e in compagnia, sarà la parte più bella del viaggio.
  2. Costruitevi, cioè mettete un mattoncino sopra l’altro, non fermatevi, non trovate scuse. Consistency per dirla all’inglese è la chiave di tutto.
  3. Mangiate bene, è fondamentale non tanto per entrare nel body ma soprattutto per avere le energie per affrontare al meglio gli allenamenti quotidiani oltre agli impegni lavorativi e personali.
  4. Recuperate, e dormite a sufficienza. Un’ora in più di sonno a notte può darvi una carica incredibile. Provare per credere.
  5. Abbiate fiducia, in voi stessi prima di tutto, nel vostro coach nel caso ne abbiate uno e in chi vi accompagnerà in questo viaggio.
  6. Trovate il giusto equilibrio, tra allenamento e vita personale. Essere sereni e godersi ogni allenamento aiuta a crescere parecchio dal punto di vista della prestazione.
  7. Siate curiosi, cercate di capire lo scopo di ogni singolo allenamento, le scelte nutrizionali e come queste influiscono sulle vostre prestazioni, fate tesoro delle esperienze degli altri.
  8. Imparate a gestirvi, di ritmo ed energie in gara è importante per arrivare al traguardo bene senza trascinarsi. Ma, se ne avete, osate…
  9. Condividete, la fatica, la preparazione, i dubbi o i problemi ma soprattutto le gioie e le gare.
  10. Emozionatevi, vivete intensamente il vostro viaggio. La fatica passa, le emozioni restano e riaffiorano nel tempo regalandovi sorrisi.

IRONMAN, roba per tutti?

“Se vuoi, puoi”. Ho fatto mio questo motto spinto dall’entusiasmo della mia amica Sara che non smetterò mai di ringraziare. Qui ci ricolleghiamo al “da dove si parte?” iniziale. La voglia di confrontarsi con se stessi e con quelli che pensiamo essere i nostri i limiti credo sia la chiave di tutto.

Non si tratta di Ironman, ma di sport e più in generale di vita. Che si parta per un Ironman, per una Gran Fondo con dislivello importante o per una 5km credete in voi stessi, credete di potercela fare, metteteci anche un filo di sana arroganza che non guasta mai.

Durante questo viaggio, la gara, a cosa pensavi?

La gara in sé è stata un’esperienza davvero particolare. Dal momento in cui ho iniziato a correre sul bagnasciuga, fino all’esultanza sotto la finish line sono stato immerso in un fiume di pensieri, impossibile ricordarli tutti.

Sei in mezzo a migliaia di persone tra atleti, supporter e tifosi, ma allo stesso tempo sei solo. Tu e la gara, ripeti meccanicamente gesti semplici, come quello di pedalare, e nel frattempo pensi.

Una cosa che faccio spesso, sia prima della gara sia durante, è immaginarmi al traguardo e pensare alla possibile esultanza. E’ un pensiero estremamente positivo, quello ci vuole per affrontare una gara così lunga.

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Nel fiume di pensieri sono passati mio fratello e mio padre che erano lì per me, non potevo deluderli, Gabriele e gli altri Road che erano sul percorso con me, anguria fresca e Coca Cola ghiacciata, la maratona che avrei dovuto affrontare, una maratona quando sei al 150km della bici stai dando il tuo meglio e le gambe si induriscono.

Ho pensato infine ai bambini SMA a cui spero di aver regalato almeno un sorriso!43_m-500003097-DIGITAL_HIGHRES-1752_146745-8961192.JPG

Io mi terrò dentro il viaggio per sempre mentre la finish line la dedico a loro: poter fare del bene ti da uno stimolo incredibile, ti riempie la vita!

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Grazie Riccardo, da uno metodico come te mi sarei aspettato tutt’altro, invece, ancora una volta, dimostri che il cuore batte tutti quando scende in campo e tu hai un cuore grande!

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IronMario

 

 

 

RUNNING TEST: ZOOT APPAREL REVIEW

 

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L’inverno è il periodo più importante per la preparazione atletica. In vista delle gare che si andranno a disputare nella nuova stagione è importante poterlo sfruttare al meglio.
Tuttavia è il periodo più ostico dal punto di vista meteorologico per allenarsi all’aperto. Poche ore di luce, temperature basse, pioggia, umidità, nebbia, al nord si aggiungono neve e ghiaccio che non facilitano il nostro compito.

Per fortuna, grazie alla ricerca e allo sviluppo dei materiali, le aziende specializzate ci vengono in soccorso, studiando e realizzando capi dall’elevato contenuto tecnico, perfetti per sconfiggere ogni avversità climatica.

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ZOOT ITALIA, tramite RUN4FOOD, ha affidato ad IRONMARIO il compito di testare per voi 3 capi che renderanno meno ardue e più confortevoli le vostre uscite.


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Liquid Core+ Tight
Pantaloni studiati per dare una protezione intermedia alle basse temperature. Per portarli al loro limite li ho provati con una temperatura prossima allo zero e devo dire che la sensazione è quella di indossare un capo molto protettivo.
Leggeri e con una altissima capacità di adattarsi al corpo e ai movimenti.
Contrariamente a quanto si trova in commercio questi pantaloni alle estremità inferiori non sono dotati di zip, ma questa mancanza non crea problemi, anzi gli dona quella sensazione di calzata perfetta in pieno stile muta.
Sono presenti due comode tasche, entrambe poste nella zona all’altezza del fianco posteriore destro. La prima è una tasca elastica che riesce a contenere comodamente uno smartphone di ultima generazione, la seconda posta sempre nella stessa zona è dotata di comoda zip di chiusura. Dotati di coulisse in vita per una perfetta vestibilità.

Sono realizzati in Hight Elastane e Seamlink per una massima mobilità e una delle caratteristiche principali è la rapida asciugatura, chiave per mantenere la temperatura corporea regolata durante tutte le fasi di attività intensa all’aperto.
Inserti e loghi riflettenti per una maggiore visibilità al buio.

Liquid Core+ Tight hanno un buonissimo rapporto qualità/prezzo e passano a pieni voti il nostro test.

Prezzo 59,95 €


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Men’s Ocean Side 1/2 Zip
E’ una maglia tecnica adatta a diversi tipi di utilizzo. Leggera, calda e naturalmente predisposta a regalare confort nelle giornate più fredde, riesce a far traspirare il corpo mantenendolo asciutto.

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Caratteristiche tecniche

  • Dotata di una zip centrale che consente di regolare l’apertura fino a metà maglia.
  • Lembi delle maniche studiati in modo da non far passare l’aria ed il freddo, così come il bordo inferiore in vita.
  • Dettagli riflettenti per una maggiore sicurezza e visibilità.
  • Due tasche: la prima elastica posta nella zona laterale- posteriore destra, la seconda dotata di zip.
  • Disponibile in tre colorazioni

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La Ocean Side 1/2 Zip conferma le aspettative ed il rapporto qualità/prezzo è in linea con quanto offerto da un mercato medio alto

Prezzo 49,95 €


Men’s Wind Swell Jacket
Una Giacca per il running realizzata in tessuto ultraleggero per una protezione totale dall’acqua e dal vento. 

Caratteristiche tecniche

  • Zip frontale centrale
  • Sfogo posteriore per il calore
  • Tasche scalda mano con zip
  • Tasca posteriore con doppia zip utile per contenere e riporre la giacca.
  • Cordino Elastico per chiusura in vita
  • Disponibile in tre colori

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La Wind Swell Jacket sarà una compagna fedele ed essenziali per questa stagione. Buon rapporto qualità/prezzo.

Prezzo 79,95 €

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Buone Corse

IronMario per Run4Food

 

 

 

IRONMARIO YOU ARE FINISHER!

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Ebbene sì, domenica a Pescara IronMario ha portato a casa il suo obiettivo, traguardo raggiunto.
Gara conclusa in 6:43:23, tantissimo, c’è stato anche il tempo per un mega selfie di gruppo, ma non voglio fare discorsi di tempi adesso, ci sarà modo per analizzare bene ogni singola frazione.

Ho lavorato tanto, tantissimo e alla fine il lavoro duro paga sempre e il risultato è arrivato.

Voglio intanto dire grazie a tutti gli amici che mi hanno sempre incitato e incoraggiato a crederci. Vi assicuro che, anche se va molto di moda, il triathlon non è roba per tutti.
Analizzeremo anche questo aspetto.

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Il Venerdì
All’arrivo a Pescara, circa sei ore di viaggio da Milano, scarico la bici e i bagagli dalla mia Jeep e mi fiondo al ritiro del pettorale, organizzazione impeccabile.

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Non perdo tempo e vado allo stand Zoot per incontrare Alessandro il responsabile di Zoot Italia, lo vedo subito svettare fra tutti con più di un metro e novanta di altezza, è cordiale e disponibile, facciamo due chiacchiere e lo saluto ringraziandolo per il supporto tecnico e la professionalità.
Il village è pieno di atleti e accompagnatori e il lavoro preme.

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C’è il tempo per rilassarsi e guardare qua e la tenendo a freno la voglia di acquistare tutto, con gli amici decidiamo di andare a testare l’acqua e ci scappa una bella nuotata fino a dopo i frangi flutti, l’acqua è fresca ma si sta bene anche senza muta.

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Dopo la cena si va a nanna, sabato ci aspetta una giornata impegnativa.

Il Sabato
Il briefing pre gara è alle 10:00, mentre il bike check e la consegna delle sacche, quella blu della bici e quella rossa della corsa è dalle 11:00 alle 14:00.

Dopo il briefing dove oltre al percorso ci viene spiegato come evitare cartellini gialli e rossi e dove espletare le eventuali penalità, inizia il bike check.

Si entra in zona cambio con il casco allacciato, bici e sacche al seguito e il numero di gara addosso. I giudici controllano la bici e i freni e viene scattata una foto di sicurezza di atleta e bici. Tutto il materiale andrà riposto nelle borse, nulla deve rimanere accanto alla bici è consentito lasciare solo il pettorale di gara, il casco e le scarpe.

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Lasciata la bici ci viene consegnato il chip, tutte le formalità sono espletate.

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Non resta che attendere il giorno della gara rilassandosi, o quanto meno cercando di non pensare alla gara stessa, pranzando o in spiaggia con gli amici, dove c’è il tempo per sorridere e gioire nel vedere gli IRONKIDS con la loro carica di energia.

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Il giorno della gara.
La domenica arriva presto e dopo la consueta colazione “abbondante”, c’è il tempo per portare barrette e borracce in zona cambio che ha chiusura prevista alle ore 11:00.

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l cielo è coperto e non fa caldissimo. Le gare inizieranno alle 12:00 in punto con le prime batterie dei pro. Io partirò alle 12:30.

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La direzione gara visto l’innalzamento delle temperature decide di rendere l’uso della muta facoltativo e non obbligatorio, io decido di indossare lo stesso la mia Zoot force 1 perché il beneficio che ne traggo nel galleggiamento e nella velocità di nuotata è notevole. Come me quasi tutti gli atleti scelgono di nuotare con la muta…

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Partono le prime batterie la tensione sale alle stelle, cerco di controllare i battiti intanto comincia a fare un caldo clamoroso.
È il mio turno.

Prima frazione:

Alle 12,30 puntuale parte la mia batteria cuffia gialla, sono in mezzo al gruppo che rimane compatto. In acqua qualche contatto, normale situazione da tonnara, c’è una leggera onda lunga che a volte ti impedisce di vedere la boa.

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Alla prima boa un contatto mi fa spostare il velcro di chiusura della muta, da quel momento ogni volta che tirerò su la testa per controllare la boa e la direzione, in media una volta ogni 6 bracciate, il velcro mi graffierà il collo procurandomi parecchio bruciore anche a causa dell’acqua salata.
Finisco i 1900 m di nuoto ed esco dall’acqua in 42:46.

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Sono molto sereno e sono stato abbastanza abbottonato.

Subito mi accorgo che la temperatura si è alzata notevolmente, mi sfilo le maniche della muta e percorro l’infinita zona di transizione, più di 500M di corsa per prelevare la sacca prendere il necessario e saltare in bici.

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Seconda frazione:
Salto in bici e comincio a bere, ho solo una borraccia da 750cl; non basterà fino al primo rifornimento perché c’è un caldo torrido e tantissima umidità.
Mi alimento con regolarità e combatto contro un vento fortissimo, a volte contrario, a volte laterale. Questo vento sarà la costante per tutti i 50 km di salita.
Le pesanti condizioni meteo mietono tante vittime, gente ferma, ambulanze e cadute.

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Nella prima parte della frazione in bici vedo solo gente che mi sorpassa. Testa giù e pedalo.
Al primo ristoro lascio la mia borraccia e ne recupero 3 da 750 cl, una nella tasca del body Zoot, una nel portaborraccia della bici e una improvvisata fra le prolunghe.
Mi bagno cerco di abbassare la temperatura del corpo e bevo, sono cotto. Bagnarmi con regolarità è stata la salvezza per i 2 ristori successivi.
Ma ecco che arriva l’imprevisto. Prima che finisca la salita circa al km 53 sento un gran mal di schiena che mi impedirà di spingere come so fare nei lunghi rettilinei e in discesa, costringendomi a cercare di fare stretching in bici fino al km 90.
Scendo dalla bici l’orologio dice 3:36:06 media 24,99 km/h.

Terza ed ultima frazione: 
Una tortura, caldo bestia, mi attendono 4 giri e mezzo per un totale di 21 km, ma per fortuna c’è un tifo da stadio, gli amici sono la ad aspettare me e gli altri matti, non ho mai corso una mezza in così tanto tempo, 2:14:12, nemmeno la mia prima.

Ad ogni ristoro mi fermo, mi bagno la testa, bevo e proseguo, alterno corsa e camminata il mal di schiena è implacabile non riesco a correre come so fare.

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E quando arriva finalmente l’ultimo giro chiedo un telefono ai miei amici che sono li a prendere il caldo da più di 6 ore.

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E scatta il selfie!

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Questa foto è la sintesi di questa gara. Bellissima!

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Prendo la maglia dell’Adsint l’Associazione Donatori Sangue dell’istituto Naziole Dei Tumori e la porto al traguardo!

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Pescara IronMan70.3 Italy
IronMario c’è.
You are Finisher!

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ARRIVO

Cosa mi è piaciuto:
Gli amici, unica energia che ti dà la forza di andare avanti.

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La gente di Pescara e dei paesini limitrofi, meravigliosa riempiva le borracce dei ciclisti con l’acqua di casa e ci incoraggiava, ho beccato anche mezzo bicchiere di birra davanti ad un bar!
Senza problemi e senza una lamentela con il centro della città bloccato da venerdì, capaci di chiudere anche l’asse attrezzato.
Come se a Milano si chiudesse la tangenziale est per una gara.

L’organizzazione ottima, davvero bravi, anche il personale di soccorso. La differenza sta nella cura dei dettagli.
L’atmosfera che si respira, unica, contagiosa, non venite a Pescara per la gara o finirete per fare triathlon!

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Le tante emozioni che nessuna altra gara mi ha dato!

Cosa non mi è piaciuto:
L’effetto moda del triathlon, basta con sta gente rasata con le barbe lunghe tipo Bin Laden, ne ho visti veramente troppi.
Non c’è n’è bisogno a mio avviso.

Basta con gente con le compressor a cena o a mangiare il gelato. Non se ne può più.

Basta con questi atleti con bici da 10k euro che per fare i duri attaccano le barrette senza carta sul telaio con lo scotch.

Basta con sta gente con le crono e lenticolari dietro, con 90 mm di profilo davanti che non va nulla. Servono le gambe, serve sudore e allenamento, non stile.

Il triathlon non è moda, è uno sport per gente che fatica sia in allenamento che in gara.

E adesso?
Adesso i ringraziamenti in chi ha creduto in me fin dall’inizio:
Ivano e Run4Food per il supporto e lo spazio concesso per raccontarvi questo viaggio bellissimo, che consiglio a chi ha la testa per allenarsi seriamente.
Ringrazio Zoot Italia per il supporto tecnico e vi racconterò più avanti che tipo di feeling ho avuto con il materiale ricevuto.

Adesso è tempo di pensare a nuovi traguardi da raggiungere.

Se vorrete mi troverete qua a raccontarvi di triathlon.
Questo sport incredibile!

Grazie a tutti voi per aver seguito questo cammino.
Tanti auguri a me, oggi è il mio compleanno, ma io il regalo me lo sono già fatto domenica.

 

IRONMARIO: Testimonial ADSINT in occasione del “World Blood Donor Day”

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Il 14 giugno è una data importante, non solo perché si disputerà l’IronMan 70.3 a Pescara, ma anche e sopratutto perché sarà la giornata mondiale del donatore di sangue, “World Blood Donor Day”.

IRONMARIO ci racconta la sua esperienza:

A proposito vi ho mai detto che sono donatore?
Questa notizia non è importante, ma mi serve per introdurre due concetti ai quali tengo parecchio.
Il primo, il più importante, è l’invito a donare.
Se potete e non avete nessun impedimento nel poterlo fare, dovrebbe essere una cosa abbastanza spontanea.
Se non sapete se potete donare vi indicherò di seguito cosa fare per scoprirlo.
Il secondo, è l’ADSINT ovvero l’Associazione Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.
Ormai è dal 1997 che dono da loro e ci tengo a presentarveli per diversi motivi. Fra tutti vi racconterò quelli che spingono me a donare.
ADSINT si trova presso l’Istituto Nazionale Tumori di via Venezian a Milano. Lì c’è un centro di altissima avanguardia dove è possibile donare il sangue, ma anche i derivati tipo plasma o piastrine.
Io, personalmente, dono sangue e piastrine. E la cosa che mi piace di questa associazione è che tutto quello che viene raccolto, rimane lì in Istituto. Non fa giri strani, non viene lavorato e rivenduto, rimane là: c’è tanto bisogno di sangue e piastrine che non è mai abbastanza.
Mi piace questa cosa perché essendo uno diretto, voglio sapere che fine fa la mia donazione.
Durante l’ultima donazione raccontando agli amici di ADSINT che il 14/6/2015 sarei andato a Pescara, mi è stato detto: “sai che è anche la giornata mondiale del donatore?”
Allora è venuto spontaneo dire: “perché non facciamo sì che ADSINT tagli il traguardo di Pescara?”
Eccomi, quindi, con onore a raccontarvi che IronMario sarà testimonial ADSINT nella giornata mondiale del donatore: porterò al traguardo una maglia con il logo dell’associazione.
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Quindi non fatemi fare brutte figure: se volete sentirvi dei supereroi non serve volare, basta andare a donare.
Per scoprire se potete diventare donatori vi basterà presentarvi a stomaco vuoto al mattino presso il centro trasfusionale ADSINT di via Venezian 1 a Milano, zona città studi.
Sarete accolti con il sorriso.
Se come zona è scomoda, di seguito tutti i posti dove è possibile donare a Milano: http://www.adsint.mi.it
oppure cliccate su www.diventadonatoredisangue.it e troverete tutte le indicazioni e i centri più vicini a voi.
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Locandina-retro
C’è chi dice che donare il sangue è un atto di altruismo.
C’è pure chi dice che dietro un atto di altruismo si cela dell’egoismo, nel senso che sapere di fare del bene agli altri, ci fa sentire bene.
A me non importa se c’è dell’altruismo o dell’egoismo, l’importante è che lo si faccia:
donare fa bene a tutti!!
IronMario
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