Mr and Mrs Claus

D: Chi sono #MrandMrsClaus?

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G/R: #MrandMrsClaus è l’hashtag nato quasi per gioco per rendere “social” il giorno del nostro matrimonio, insieme a #50517.

Nella realtà Mr e Mrs Claus sono Riccardo e Giorgia, due ragazzi (ci piace ancora definirci tali) che si sono incrociati per caso più di 10 anni fa in quel di Novara (città di provenienza di entrambi) e sono cresciuti insieme, hanno attraversato e vissuto diverse età, grandi gioie e anche qualche brutto momento.

Sono due persone che hanno cambiato ed evoluto i loro interessi e i loro gusti, che 5 anni fa si sono trasferite a Milano e, pur essendo indissolubilmente legati a famiglia e amici novaresi e non, si sono creati la propria vita lavorativa e una rete bellissima di nuove amicizie, queste ultime in particolare soprattutto grazie allo sport.

Sono due giovani che 6 mesi fa hanno fatto una bellissima festa, baciata dal sole e dalla presenza delle persone più importanti, festa altrimenti detta matrimonio.

Giorgia e Riccardo hanno alcune passioni in comune: tra queste la corsa (ultimamente convertita anche nel trail), il trekking; inoltre ci piace viaggiare, che poi sia a 10, 100 o 1.000 km da casa poco importa, l’importante è scoprire posti nuovi, magari abbinando anche del buon cibo e del buon vino.

 

Cosa vuol dire per voi aiutare il prossimo e da dove nasce questa esigenza?IMG_20170613_221656_500

In passato abbiamo avuto esperienze solo di adozione a distanza e di supporto ad amici per varie raccolte fondi, ma non avevamo mai fatto qualcosa in prima persona.

L’esigenza più forte è nata col voler rendere solidale il giorno del nostro matrimonio, cercando quindi una Fondazione che ci sapesse trasmettere delle emozioni. L’incontro è avvenuto da parte mia (Giorgia) grazie ad un collega.

La vera spinta poi è nata dopo aver visto con i nostri occhi quello che viene fatto ogni anno dai volontari della Fondazione Mission Bambini, fatta di persone normali, non supereroi, ma eccezionali allo stesso tempo, persone che ci mettono il cuore e l’anima nell’aiutare soprattutto i bambini, ma in generale le persone meno fortunate di noi. Allora ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: “perché no? Anche noi potremmo dare una mano nel nostro piccolo…”. Ed  eccoci qua con questa bellissima esperienza che, nonostante la tensione iniziale verso l’obiettivo, ci sta regalando molto.

Aiutare quindi per noi significa dare un sostegno – morale e materiale – al prossimo, attraverso l’utilizzo di molteplici strumenti, gesti e azioni. Ma significa anche – e forse soprattutto – farsi del bene, perché la gioia che danno certi momenti e certi risultati è impagabile.  

Cosa vi ha spinto a fare la prima raccolta e che risultati avete ottenuto? Me lo raccontereste nei dettagli?

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La prima raccolta che facciamo attivamente è quella in atto in questo periodo, per l’iniziativa #GiveTheBeat della Fondazione Mission Bambini.

Brevemente, ci siamo posti un obiettivo base – € 1.500 – che permetterà ai medici (tra i quali il Responsabile della cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale Niguarda di Milano) di salvare la vita di un bambino e nel contempo di effettuare delle ore di formazione sui dottori locali, in modo tale che questi ultimi possano in primis prevenire l’aggravarsi di alcune patologie, che portano poi all’urgenza delle operazioni, ed essere comunque in grado di operare in caso di necessità.

Ad oggi, contenti ed emozionati per il risultato raggiunto, possiamo dire di aver centrato il primo obiettivo. A questo punto quindi vorremmo alzare un po’ l’asticella per sognare di salvare la vita di più di un bambino.

Cosa direste agli scettici che non credono in questo tipo di azioni e sulla loro veridicità

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Solo di vedere ed ascoltare – non solo con occhi e orecchi ma con il cuore – le testimonianze. A noi hanno spalancato un mondo e convinto ancora di più che davvero tutti, nel nostro piccolo, possiamo aiutare e fare del bene. In questo caso la parte più importante a nostro parere la fanno i medici, però con il supporto e i fondi raccolti da noi fundraiser.

Inoltre pensiamo che il più delle volte paradossalmente la parte più bella e gratificante sia il fatto di ricevere più di quanto si da, la buona azione la si fa sia verso chi riceve ma anche verso noi stessi.  

Divagando brevemente dall’oggetto della domanda, pensiamo che di questi tempi, dove (quasi) tutti ci lamentiamo di tutto (del lavoro, dei troppi impegni, del poco tempo…) aiutare il prossimo vuol dire darsi una possibilità di fare e farsi del bene. E per aiutare il prossimo ci sono davvero tante azioni “socialmente” utili: dal sostenere una Fondazione, al partecipare ad una missione, dal servizio di clown per supporto ad adulti e bambini in ospedale, alla donazione di sangue,… insomma la scelta non manca.

Noi ci siamo conosciuti grazie allo sport, sport è solidarietà in che modo secondo voi potrebbero migliorare la loro convivenza? 

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È vero, noi grazie alla corsa abbiamo conosciuto e ci siamo creati in una città non nostra un bellissimo gruppo di amici.

Lo Sport sano, quella con la S maiuscola, è una componente molto importante della Solidarietà, il cuore pulsante delle azioni, che donano forza a chi ogni giorno deve combattere la propria battaglia personale e non deve arrendersi mai.

Faccio un esempio: qualche settimana fa abbiamo corso la RunRivieraRun, sulla Riviera Ligure, e partecipavano dei ragazzi diversamente abili spinti da volontari, e tutti insieme cantavano, avevano parrucche e travestimenti… beh, quell’immagine che mi ha accompagnato per qualche km mi ha riempito occhi e cuore.

Molte Fondazioni e Onlus inoltre, in occasione di alcuni eventi sportivi (uno su tutti a Milano è la Milano City Marathon, che si divide in maratona e staffette), donano una parte del ricavato delle quote di iscrizione a favore della realizzazione dei più svariati, contribuendo così ad una reale connubio tra sport e solidarietà.

Prossimi obiettivi? Raccontatemi la prossima vostra missione?

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Sportivi o di solidarietà? per quanto riguarda quelli del progetto benefico, avendo praticamente raggiunto l’obiettivo base, il sogno e la speranza di fare meglio ci sono; da qui in avanti, vogliamo dare concretamente una bella mano ad un altro bambino.

Obiettivi sportivi… vedremo cosa ci riserverà il 2018.

Per quelli che vorrebbero aiutarvi anche non mettendo dei soldi invece?

Siamo consapevoli del fatto che ognuno contribuisce compatibilmente con le proprie possibilità e che comunque ci sono talmente tante Associazioni che sarebbe impossibile sostenere tutti. Noi saremmo già molto contenti se le persone che abbiamo contattato diffondessero a loro volta il messaggio, sarebbe un bel gesto di fiducia nei nostri confronti e verso la Fondazione.

Mission Bambini organizza inoltre diverse iniziative alle quali poter prendere parte: raccolte alimentari, nel periodo di Natale servizio di impacchettamento nei negozi…

Aggiungo io Condividere questo messaggio grazie!!

Sogni nel cassetto?

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Sicuramente partecipare ad una missione all’estero.

Sportivamente parlando… mi rifaccio alla risposta sugli obiettivi 😉

Immaginate di avere la possibilità di creare qualcosa di vostro, di differente, che coniughi sport e beneficenza,  cosa fareste?

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Magari non sarà molto originale, ma invece delle “solite” domeniche mattina di corsa (competitiva o meno) sarebbe bello organizzare dei weekend multi-sportivi e magari di conoscenza con una Fondazione.

Bello, interessante mi piace, quando volete io ci sono! 

Chi dei due è il deus ex machina di queste vostre iniziative?

Io (Giorgia), ma solo perché ho conosciuto la Fondazione grazie al lavoro.

Date un consiglio alle coppie che come voi devono sposarsi e voglio fare il vostro percorsoIMG_20160921_081831

😀 Ahahahaahah (risata) un consiglio? Non tenete a portata di mano in casa armi pericolose 😛

Scherzi a parte, io personalmente (Giorgia) sono una persona che non si sente di dare consigli, se non richiesti, perché quello che potrebbe andare bene per una coppia non si adatta invece ad un’altra.

Quello che posso dire è di non dare mai nulla per scontato, per quanto possibile dato che poi non tutte le giornate sono uguali alle altre. Non è facile a volte non prendersela anche per le piccole cavolate quotidiane, ma lo dico anche a me stessa di “rompere meno” e di godersi di più il tempo a disposizione. E poi vorrei dire di mettere impegno e dedizione nella costruzione e nel mantenimento di un rapporto, e che se una relazione non “scorre” già prima, non saranno poi un anello al dito o una firma a costringere le persone ad un cambiamento di vita in senso peggiorativo, se così si può dire.

Per noi il matrimonio si è concretizzato in una bellissima giornata di festa e ricca di emozioni con le persone più care e gli amici, ed è stato il coronamento di una lunga storia, per la quale avevamo già messo delle solide basi negli anni, con vari obiettivi e traguardi raggiunti, con il trasferimento a Milano,…

E poi viaggiate (che siano 10/100 o 1000 km), divertitevi, litigate (poco) fate la pace, ridete di voi e tra di voi e insieme agli altri, siate gentili e sostenetevi l’un l’altro, abbiate delle passioni in comune ma ritagliatevi anche dei vostri momenti (anche solo per cantare a squarciagola in casa)… e prendendo spunto da un libro “viaggiate leggeri, siate leggeri, vivete leggeri”, che di pesantezza ce n’è già abbastanza in giro.

Giorgia, Riccardo Grazie!

Dovremmo prendere spunto da loro per unire tempo libero, sport, solidarietà e amicizia.

Mi piacerebbe dare una mano a #MrandMrsClaus quindi due facili cose da fare:

  1. Cliccare qua e donare quello che si può!
  2. Condividere questo articolo con i vostri amici sulla vostra bacheca, questi sono i veri messaggi che andrebbero condivisi.

Di sicuro almeno uno dei due punti ,se non entrambi si possono fare e sono alla portata di tutti.

Niente Scuse!

IronMario

 

 

 

 

Andrea Bartoletti, dalla serie A1 di Volley al Triathlon.

Sono moltissimi gli sportivi professionisti che una volta terminata la carriera agonistica, decidono di cimentarsi con il triathlon. È successo anche ad Andrea Bartoletti, ex pallavolista (schiacciatore) della Nazionale, che ha militato nei campionati delle massime serie, in diverse squadre sia Italiane che estere.

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Ho conosciuto Andrea in occasione del triathlon olimpico di Peschiera del Garda del 2016, a proposito mancano pochi giorni e il free slot per Peschiera 2017 è ancora in palio QUI, grazie all’amico comune Davide Meda, eccoci nella foto che ci ritrae prima della partenza.

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Qui troverete notizie su carriera agonistica e il palmares di Andrea.

Approfittando della sua disponibilità, gli ho fatto un po’ di domande per capire in che modo sia approdato al triathlon.


Ciao Andrea come stai, come procede la stagione delle gare, come stanno andando?

Ciao Mario, sto bene la stagione sta procedendo bene ho ancora un olimpico da fare a settembre. Poi come per molti riprenderò con le gare podistiche che col fresco si affrontano meglio! Ho partecipato già a 4 Olimpici da aprile, mi sto divertendo molto anche se vorrei migliorare le mie performance, soprattutto nella fase Run, dove forse la mia altezza non mi agevola molto..

Dal Volley al Triathlon com’è nato questo amore?

E’ iniziato tutto un po’ per caso, qualche anno fa mi presentai ad un ritiro di inizio stagione un po’ sovrappeso e beccai un rimprovero dall’allenatore e dallo staff dirigenziale. Allora per non ripetere l’errore l’anno successivo cominciai a correre nel periodo “off-season” e scoprii mano a mano che non correvo solo per rimanere in forma, ma anche perché mi piaceva. Dalla corsa alla triplice il passo è breve così eccomi qua.

 

Da sport di squadra a sport individuale cosa cambia mentalmente?

Passare da uno sport di squadra ad uno individuale ti fa scoprire molte differenze. La squadra è un punto di riferimento importantissimo, su cui puoi fare affidamento nei momenti difficili, ma può anche penalizzarti se non hai un buon feeling coi compagni.

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Lo sport individuale dipende tutto solo e solamente da te, nel bene e nel male. Devo però dire che più pratico il triathlon, più mi rendo conto che sia uno sport molto meno individuale di quello che pensavo. A volte ho bisogno di un amico per uscire a correre d’inverno quando fa 0 gradi, per scalare una montagna in bici o per tuffarmi in un mare infestato di meduse!

Il team per cui sono tesserato e la ASD Spartans di Bologna, lì ho trovato compagni che mi hanno dato qualche dritta per esordire nella triplice. A Falconara, dove vivo, ho anche un gruppo di amici affiatati con cui mi alleno regolarmente, ci chiamiamo Olimpikkio”, il nome lo abbiamo scelto perché lo stabilimento balneare che usiamo come zona cambio si chiama Picchio beach, a volte mi fa sorridere vedere le facce dei bagnanti che vedono uscire dall’acqua ragazzi con delle strane mute, che si mettono a correre a piedi nudi sulla passerella con la bici in mano.

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Da professionista sportivo immagino ti allenassi tutti i giorni, cos’è cambiato adesso?

Assolutamente nulla! Mi alleno sei giorni su sette anche ora! A parte gli scherzi prima mi allenavo dalle 3 alle 6 ore al giorno ora 1/1,30, qualche volta anche meno nei giorni feriali e 3 o 4 ore nel week-end, cercando di non far arrabbiare troppo mia moglie e mio figlio che mi aspettano a casa.

Che difficoltà hai incontrato nel cambiare sport?

È inutile negare il fatto che la natura mi abbia dato un fisico molto più adatto al volley che al triathlon. Anche per il materiale ho qualche difficoltà perché la bici per uno alto 204 cm non è molto facile da regolare. Però tutte le volte che mi scoraggio pensando di essere troppo alto, penso sempre a Jan Frodeno che è il migliore al mondo e non è poi così tanto più basso di me.

Quale sono le sensazioni più belle che avevi quando giocavi a pallavolo?

Nella pallavolo era meraviglioso mettere a segno un colpo decisivo in un momento importante del match: sentivi il palazzetto che esplodeva tutto per te i compagni ti abbracciavano fin quasi a soffocarti e lo speaker urlava il tuo nome. Ogni tanto ci ripenso e mi vengono i brividi.

 

C’è qualcosa di simile anche nel Triathlon?

Penso che l’arrivo di una gara dia una sensazione molto simile. È il momento conclusivo dove tutte le tue fatiche terminano e sono ripagate dall’applauso delle persone che ti aspettano. Io cerco sempre di godere di quel momento il più possibile, perché hai dentro un senso di appagamento difficile da spiegare per chi non lo ha mai assaporato.

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Nel volley ogni schiacciata andata a segno è una scarica adrenalinica incredibile e nel Triathlon dove trovi questa adrenalina?

Io trovo molto adrenalinico sia la fase di preparazione in zona cambio che le transizioni. Prima di ogni gara sto in zona cambio un sacco di tempo, non tanto per scrupolo ma perché mi piace da morire stare nella mia postazione a preparare ogni dettaglio, le scarpe, il casco, gli occhiali, la muta ecc. Tutto deve essere curato nel minimo dettaglio. Poi le transizioni: le trovo entusiasmanti perché devi usare il cervello per ricordarti tutto quello che devi fare nel minor tempo possibile, ma il tuo cervello è stanco e non ne vuole sapere di attivarsi perché hai nuotato o pedalato per un sacco di tempo!


Grazie Andrea per la tua testimonianza, di sicuro ci vedremo nei campi di gara, continua ad allenarti, non so se te l’ha mai detto nessuno, ma secondo me nello sport potresti riuscire bene 😀

IronMario

Frederic Borrelli, dall’Ironman agli Ultra Trail.

GLI ULTRA TRAIL! FREDERIC BORRELLI E LA QUALIFICAZIONE ALLA CCC

 

(Courmayeur, Champex, Chamonix) 101 km + 6.990 m


Cominciamo dall’inizio. Da qualche settimana è stata aperta la pagina Facebook di IronMario. Ricevo un messaggio da un ragazzo che mi fa i complimenti per la pagina e scopro, facendo una veloce chiacchierata via messaggi, che oltre alla passione per il Triathlon abbiamo in comune molte conoscenze e viviamo entrambi a Milano. Così, su due piedi, guidato come al solito dall’istinto, lo invito a bere un caffè in ufficio: incontro e conosco Frederic Borrelli, Triatleta e presidente di Tritaly.

 

Frederic è un ragazzo diretto e simpatico, la chiacchierata scorre via velocissima con moltissimi punti in comune: la famiglia, i figli, il triathlon e la passione per lo sport.

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Ci salutiamo e Frederic mi chiede quando e dove corro abitualmente e subito scatta il “puntello”.  Ore 6:30 del giovedì seguente, ci ritroviamo e cominciamo a correre. Noto subito che ha un bel passo e siccome, come dire, non gli mancano le parole :D, mi racconta che la domenica prima aveva fatto un lungo perché sta preparando una gara. Il lungo in questione era un 40 km con + 2.200 m di dislivello. Incuriosito non ho potuto fare a meno di fargli qualche domanda.

 

Frederic, caspita, cosa stai preparando?

Sto preparando la CCC, una gara di Ultra Trail, alla quale si accede solo mediante qualificazione. Ci sono delle gare del circuito UTMB (Ultra Trail Monte Bianco), alle quali si deve partecipare per ottenere un certo punteggio e una volta raggiunto il punteggio ci sarà un sorteggio.

Quest’anno sono stati sorteggiati 1.200 su 14.000 partecipanti ed io sono fra questi.

 

Aspetta, cosa cosa? Cos’è il CCC?

Il CCC è una gara di 101 km con più di 6.000 m di dislivello che tocca tre nazioni: Italia, Svizzera e Francia. Si parte da Courmayeur, Champex e Chamonix.

 

 Raccontami come sei arrivato all’Ultra Trail dal Triathlon?

Ho iniziato nel Triathlon con la sola idea di partecipare all’IRONMAN. Come sono arrivato all’Ultra Trail? Cercavo qualcosa di più avventuroso. Mi spiego nel Triathlon sei da solo, ma sei fra tanta gente, tifosi o partecipanti; io cercavo qualcosa che potesse farmi misurare con me stesso. Negli Ultra Trail corri di notte e sei in semi autonomia. Devi portarti uno zaino con il necessario (alimentazione, indumenti antipioggia obbligatori, kit pronto soccorso, lampada frontale e racchette). I ristori sono pochi e molto distanti uno dall’altro, quindi, è fondamentale avere il necessario dietro.

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 Già che ci sei, raccontami come nasce la passione per il Triathlon.

Non è stata una passione, correvo già, avevo una mezza idea di gareggiare, ma mio fratello mi iscrisse ad un IRONMAN 70.3 a mia insaputa. Ho ricevuto la mail dal circuito IM a fine novembre e la gara si svolgeva a giugno a Rapperswil in Svizzera. Quindi mi sono comprato la bici e ho iniziato a nuotare.

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 Com’è andata la tua prima gara?

Mi sono divertito come un matto, non avevo esperienza, nella prima frazione di nuoto ho nuotato a dorso, a rana e a stile, quasi tutti li ho fatti. Una volta fuori dall’acqua mi sentivo un “dio”.  In bici mi sono divertito, ma per me era veramente una cosa nuova, non ero preparato. Per fortuna l’ultima frazione era quella a me più familiare. Non ti racconto delle transizioni, perché ci sarebbe da ridere.

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Da dove nasce l’esigenza di fondare una tua squadra?

Avevo notato che le squadre in genere, davano molte più attenzioni agli atleti Elite e ai giovani, trascurando il cuore pulsante di ogni squadra, gli Age Group, quindi ho deciso insieme ad altri amici di intraprendere questo viaggio. Sono molto soddisfatto perché non abbiamo creato solo una squadra, ma oggi Tritaly è una famiglia unita e gruppo molto compatto, ognuno con i propri tempi e le proprie sfide, ma tutti sotto la stessa bandiera. La nostra squadra ha come focus l’attenzione esclusiva sugli Age Group. Abbiamo scelto con scrupolo e cura le nostre divise pretendendo il meglio del made in Italy. Tutti i vantaggi che gli sponsor ci danno sono dedicati agli Age Group.

 

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Raccontami le emozioni che vivi durante una gara di Triathlon e quelle che vivi in un Ultra Trail

Non ti nascondo che il mio primo amore è il Triathlon, quindi ha un posto speciale nel mio cuore, però la mia natura mi porta ad avere grandissime emozioni anche nei Trail. Il Triathlon e i Trail sono agli estremi opposti: nel primo sei in corsa contro il tempo, nel secondo anche se cammini non ti senti in colpa. Nel Triathlon gareggi da solo, ma sei in mezzo a tanta gente, negli Ultra Trail sei da solo per moltissime ore ed hai modo di fare un viaggio introspettivo all’interno del viaggio. Hai tanto tempo per pensare.

Che consigli daresti a chi vuole approcciarsi a questa disciplina e quale pubblico è più adatto?

I Trail sono indicati per chi ama la natura, chi si è stancato del cronometro, chi vuole rimanere a bocca aperta davanti a paesaggi stupendi e sentirsi libero di fermarsi a godersi il momento. Non sono la persona più adatta a dare consigli, perché sono molto istintivo, però secondo me prima di approcciarsi ai Trail bisogna avere già una buona base di corsa e affrontare la montagna con il dovuto rispetto, lo stesso rispetto con cui si affronta il mare. Non avere fretta e godersi il viaggio.

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Che aspettative hai dal CCC?

Mi aspetto un super percorso! Bello dal punto di vista naturalistico e impegnativo dal punto di vista tecnico. Spero di mettere tutte le mie energie per godermi la gara e non subirla, che è anche un po’ il mio stile di vita. Spero di chiuderla in 22 ore.

Obiettivi per il 2018?

La Marathon des Sables, il mio secondo IRONMAN assieme al mio caro amico e socio Diego, naturalmente puntando al SUB10 come nel primo ed in fine fare crescere Tritaly, grazie anche al prezioso lavoro dei mie stretti collaboratori, Christian e Luca, senza i quali non saremmo così coesi, mantenendo questi standard, ma ampliando magari agli Elite.

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Grazie Frederic per questo viaggio alla scoperta degli Ultra Trail e di Tritaly, non ti nego che un po’ di curiosità me l’hai fatta venire, forse un giorno proverò anche io a confrontarmi con la montagna.

 

IronMario

CARLO MASSAFRA, in viaggio verso New York.

Sempre più numerose sono le iniziative di aziende che orbitano nel mondo dello sport, volte a dare mediante contest, l’opportunità di partecipare in modo gratuito ad una delle grandi maratone nel modo.

Io stesso, l’anno scorso, ho avuto questa grande opportunità, grazie ad Oakley e alla Deejay ten, vincendo un contest che mi ha consentito di correre la London Virgin Money Marathon, come Oakley ambassador. Esperienza incredibile.

Oggi è il momento di New Balance Italia e Runner’s World Italia, che hanno selezionato 75 fra le numerose richieste di partecipazione al contest, che mette a disposizione la possibilità di gareggiare la maratona di New York 2017.

Runner’s world Italia con New Balance Italia hanno lanciato questo concorso, reclutando i runner che, per partecipare al concorso, dovevano pubblicare una foto o un video sui propri profili Facebook o Instagram. Delle centinaia di persone che hanno partecipato, ne hanno selezionate 75. Il contest si articola in 5 prove, che prendono il nome dai 5 borough di New York attraversati dalla maratona. Ogni 3 settimane ogni partecipante deve cercare di fare più km degli altri, essere costanti nel l’allenamento e condividere nei propri canali social le foto degli allenamenti.

E’ appena terminata la prima fase denominata Staten Island, bisognava correre almeno una mezza maratona di allenamento, sono stati eliminati 25 runner che, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Da lunedì è cominciata una nuova fase del contest che si chiamq Brooklyn,  prevede come grado di difficoltà almeno 2 mezze maratone d’allenamento.

Fra i tanti amici che partecipano a questo contest,vi racconto la storia di Carlo Massafra, mio amico e runner, che conosco da quando sono piombato in questo mondo.mario e carlo

Ci legano molte cose, l’amore per la corsa, il fatto che entrambi abbiamo bimbi piccoli, con esigenze di famiglia che ci portano ad allenarci molto presto al mattino. Io di solito punto la sveglia alle 5,30 per poi uscire 15 minuti dopo, anche Carlo esce molto presto, non prima di aver preparato la colazione per tutta la famiglia!

Durante l’anno invece sfruttiamo tutte le prime domeniche del mese e i musei gratuiti, per portare i nostri piccoli alla loro scoperta.

Vi voglio raccontare la sua storia perché questo contest è differente dal mio.

Io sono stato selezionato da una giuria e quindi ho cominciato ad allentarmi sapendo subuto di partecipare, Carlo invece, ha cominciato ad allenarsi molto seriamente, nonostante tutte le difficoltà, pur dovendo superare delle selezioni e non essendo sicuro di arrivare alla selezione finale, quindi sarà necessaria per lui il doppio di motivazione.

Ho fatto a Carlo qualche domanda, per capire come procede questo viaggio con destinazione New York.

Come stai vivendo questa esperienza?

 Mi sento emozionato ed onorato allo stesso tempo, perchè immaginare di poter correre a New York la grande Mela, penso che sia il sogno di ogni runner. Sono come un bambino che sta vivendo un sogno ad occhi aperti, anche se siamo ancora nelle fasi iniziali del contest, per me è già un traguardo essere arrivato a questo punto.

Quali sono le discriminanti per vincere?

 Penso che la discriminante per vincere, non sia solo la velocità durante gli allenamenti, il numero di Km percorsi, è un’alchimia di forza di volontà, voglia di farcela, condivisione dell’esperienza, spensieratezza.

Quante probabilità ti sei dato?

 Bella domanda, non lo so, fino a dove riuscirò ad arrivare, spero fino alla fine!

Al mattino quando corri con che spirito lo fai?

Non ti nascondo che svegliarsi prima del solito, dove il mio solito sono le 5 a.m., non è facile, anche se mia moglie dice che sono matto, però correre all’alba quando il sole non è ancora sorto, con la compagnia della luna e il cantar del gallo, mi mette una strana carica addosso, è una dimensione tutta tua dove riesci a mettere in ordine i pensieri, una sorta di meditazione.

E se non dovessi essere scelto?

Pazienza, sarà stato un bellissimo percorso, lo stesso che almeno mi ha aiutato a restare in forma

Se volete aiutare ed incitare Carlo nei progressi dei suoi allenamenti, andate sul suo profilo Instagram @carlomassafra.

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Carlo, spero tu possa coronare il tuo sogno, conosco la determinazione e l’impegno che ci stai mettendo, per me hai già vinto, basta guardare i sorrisi che ti scappano ogni volta che corri. Quando, e se vorrai, raccontarci come procede il tuo viaggio noi saremo lieti di leggerti!

In bocca al lupo!

IronMario

 

Vi presento… Diego De Francesco!

Fra le cose che mi piacciono del Triathlon, c’è il suo essere inclusivo, atleti disabili e normodotati gareggiano insieme e sugli stessi percorsi. Più volte mi è successo di incontrarli in gara e rimanere affascinato dalla loro determinazione!

Ecco perché oggi Vi presento Diego De Francesco, triatleta e istruttore fitri, ci racconterà chi è, e la sua esperienza nell’allenare i ragazzi del paratriathlon.

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Chi è Diego?

La mia Bio dice di me “Triathlete & Coach. Landscapes & Geometries Lover”…sono uno sportivo da sempre e prima di ogni altra cosa. Praticare il triathlon come atleta non mi bastava ed ho iniziato a studiare per diventare Coach.

Amo profondamente quel senso di fatica mista a gioia che solo durante lo sforzo fisico, immersi nella natura o circondati da opere architettoniche, si può provare.IMG_2733

Come sei arrivato al triathlon?

Per caso e per sfida con me stesso, come del resto credo sia capitato a molte altre persone.  La mia storia di triathleta è forse la più comune, una tra tante; decido di fare uno sprint, sento accendersi qualcosa dentro, e in brevissimo tempo,

il valore che attribuivo a spazi e distanze, è stato messo in discussione. E da allora tutto è cambiato.

Ho sempre fatto sport nella mia vita, non ricordo un giorno preciso in cui ho iniziato o abbia smesso.  Lo sport è stato sempre parte integrante della mia vita e della mia educazione, con il Triathlon qualcosa è cambiato, non è solo un sport;  e per quanto possa essere scontata come affermazione, è esattamente cosi.

Quale idea avevi quando ti sei iscritto al corso per istruttori Fitri?

Più che altro ho sentito il bisogno di intraprendere un percorso di formazione,  per dare seguito e senso a cio che negli ultimi anni ha catalizzato l’attenzione di buona parte delle mie giornate.

Negli anni dal 2013 al 2016, quando ho iniziato a formarmi come Triatleta lavorando con un coach professionista, ad ogni allenamento sentivo il bisogno di capire il perché delle cose. Il perché “quel metodo è corretto e l’altro è discutibile”. Il come concepire l’allenamento e la crescità di  un atleta, non solo attraverso una qualunque  tabella, ma attraverso una gestione completa.Foto 01-05-17

Perché hai scelto di dedicarti alla preparazione di ragazzi per il para-triathlon?

In realtà è un’occasione che mi è stata offerta quando ancora studiavo per diventare Istruttore Federale, che ho cercato di cogliere e sfruttare al massimo.

Il Paratriathlon è un ambiente tecnicamente molto stimolante. Ho la possibilità innanzitutto di lavorare al fianco di tecnici ed atleti professionisti, per cui nulla è lasciato al caso.

Ogni atleta ha caratteristiche in funzione della propria disabilità, diverse dai propri avversari, per cui la crescita ed il percorso per arrivare a migliorarsi è sempre differente e nuovo.

Qual è stata la prima cosa che ti ha colpito nel vedere i tuoi ragazzi all’opera?

Nelle ultime due estati, durante i camp di allenamento in altura, da atleta ho avuto modo di allenarmi spesso con alcuni paratriathleti di alto profilo.

Scontato dire che l’esperienza è stata sportivamente ed umanamente unica.

Quando poi mi sono rapportato a loro come tecnico, la cosa che  immediatamente mi è balzata all’occhio, è stata l’assoluta professionalità con cui lavorano per raggiungere i propri obbiettivi.

In alcuni casi mi confronto con atleti che ambiscono a gareggiare e primeggiare nei circuiti internazionali, per cui a quel livello la differenza tra atleti normo e para diventa solo una convenzione. Chiunque ambisce ad esser li tra i migliori, lavora sodo per meritarlo.

Lo sport da questo punto di vista è “genuinamente spietato”  e non fa sconti a nessuno, che tu abbia una gamba in meno  o no, se vuoi essere il migliore tra i migliori devi dimostrarlo.

Quali sono le differenze in termini di regolamento?

Ci sono tante differenze ovvimente, soprattutto nel Paratriathlon che è una multidisciplina è tutto un po più articolato. A cominciare dalle categorie, che non sono in funzione dell’età ma seguono criteri di disabilità. Le attrezzature consentite, il loro utilizzo e la personalizzazione, variano anche questi in funzione della disabilità, o del grado di disabilità. Le gare si svolgono su due distanze (sprint e super sprint) e sono sempre caratterizzate dalla formula NoDraft, per cui a Chronometro. Il Paratriathlon è una disciplina talmente giovane che lo stesso regolamento è in continua evoluzione, proprio per dare sempre maggiori possibilità a diversi disabili, e permettere loro di poter gareggiare ai massimi livelli ed essere per questo più competitivi. Non dimentichiamolo mai.. si corre per competere!Foto 27-04-17, 21 03 46

Raccontateci le sensazioni dopo una vostra sessione di allenamento. 

Di solito durante i Training Camp ci sono momenti dove si lavora tutti insieme ed altri dove invece ci si divide per fare lavori specifici in funzione delle esigenze degli atleti.

In quei casi quando lavoro più direttamente con un gruppo di loro, per me ogni sessione è sempre una emozione nuova,  Essere a bordo vasca, ad esempio, e dare indicazioni, dettare tempi e modi ad atleti Paralimpici che vantano già presenze ad Olimpiadi e Mondiali,  è una grandissima emozione e soddisfazione professionale che meno di un anno fa non immaginavo di poter vivere.

 

Qual è stata la lezione più importate che hai imparato dalla vita fino ad oggi?

Se in corsa ti fermi stremato e poi riprendi la tua gara non è una sconfitta, la sconfitta è arrendersi.

La vita attraverso la disciplina sportiva mi ha insegnato e mi insegna tutt’ora tanto.

 

Se dovessi lanciare un messaggio per stimolare chi è disabile e non pratica sport?

Per tanti Atleti che ho conosciuto, anche se può sembrare paradossale, la disabilità ha offerto loro una possibilità di vivere la propria vita in un modo che forse da normodotati non avrebbero avuto.

Se dovessi lanciare un messaggio alle istituzioni cosa chiederesti per questi ragazzi?

Sono domande che non sta a me rispondere, come atleta prima e come tecnico oggi, ho imparato e sto continuando a imparare a lavorare tirando fuori,  sul campo,  il meglio con quello che si ha, senza pensare a cosa si potrebbe fare se si avesse questo quello ecc.

 

Prossimi obiettivi?

Dopo l’esordio nello staff tecnico della Nazionale Italiana Paratriathlon, in occasione della ITU WORLD PARATRIATHLON CUP di Besancon in Francia; il prossimo obiettivo è il Campionato Europeo di Paratriathlon che si terrà a Kitzbuhel in Austria il 16 Giugno.

 

Sogno nel cassetto?

Continuare a sognare. I sogni sono il modo migliore per guardare al futuro.

 

Dacci uno motivazionale che ci stimoli  a migliorare

Provo a fare qualcosa di più, Vi invito ad Iseo il weekend del  8e 9 Luglio, ci sarà tappa del circuito ITU WORLD PARATRIATHLON CUP. Li avrete modo di motivarvi, e capire che “NON CE LA FACCIO” è la cosa più stupida che si possa pensare.

 

Grazie Diego, oggi ci hai accompagnato per mano in un mondo particolare dove il coraggio e la forza di volontà fanno la differenza in silenzio.

Vogliamo farti il nostro più grande in bocca la lupo, perché proprio oggi esordisci come Guida di un nostro Campione Italiano nel Campionato Europeo di Paratriathlon a Kitzbuhel in Austria.

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Forza Diego noi facciamo il tifo per te…

IronMario

 

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Vi presento … Lo zoccolo duro di Parco Sempione

Sarà capitato anche a voi…

di passare all’Arco della Pace, che si trova al Parco Sempione a Milano e vedere una coppia di ragazzi che si allenano in modo serio e imperturbabile praticamente all’unisono.

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Loro sono Isabella e Marcello. Appassionati di sport e quasi tutti i giorni li potete trovare all’Arco o al Parco ad allenarsi. Come li ho conosciuti? Proprio così, passando spesso di li in allenamento ed incontrandoli praticamente ogni giorno. Ma chi sono e cosa fanno andiamo a chiederglielo assieme.

D: Chi sono Isabella e Marcello come vi siete incontrati?

Isabella:Sono una ragazza con una passione, questa ha origini lontane, devo ringraziare i miei genitori se oggi si è concretizzata nella mia professione. Fin da bambina, infatti, sono stati loro a spingermi a provare sempre nuovi sport, ne ho provati molti, appassionandomi ad alcuni più che ad altri. Con il tempo mi sono resa conto che lo sport non è solo gioco, valvola di sfogo o momento di svago ma rappresenta un grande insegnamento per i valori che trasmette oltre ad essere un vero toccasana per la salute. Proprio per questo motivo ho deciso di entrare a far parte di coloro che vogliono far amare lo sport nello stesso modo in cui lo amiamo noi e perciò, oltre a laurearmi presso la facoltà di scienze motorie dell’Università Cattolica di Milano, ho conseguito diverse certificazioni tra cui quella di personal trainer.  Proprio grazie a questa passione comune, ci siamo conosciuti.

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Marcello: Ci siamo conosciuti tramite amici…quasi per pura casualità…in un momento in cui sembrava impossibile trovare una persona tale e quale a me è arrivata lei nella mia vita. Posso dire che il fatto di aver conosciuto una ragazza come lei ha fatto si che esplodesse sul serio la mia passione per lo sport. Da quattro anni mi alleno sei giorni la settimana di cui almeno un paio assieme a Isabella.

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D: Quali sport praticate?

I:Come dicevo prima ho avuto la fortuna di aver provato diversi sport fin da piccola, attualmente mi dedico alla corsa, al nuoto, al ciclismo e agli allenamenti funzionali.

M: Pratico il pugilato da sei anni a livello agonistico. Mi alleno in una piccola palestra di Milano dove ho imparato ad amare ogni aspetto di questo sport stupendo. Da una semplice giornata di prova in palestra è diventata una presenza fissa nella mia vita.
Prima di ciò ho sempre praticato sport individuali in quanto non sono mai stato un amante degli sport di squadra.
Lo sport che meglio mi rappresenta e che pratico costantemente è la boxe, ma oltre ad esso mi piace partecipare a gare di podismo. La corsa mi ha aiutato molto, permettendomi di sviluppare un ottima resistenza alla fatica e al dolore.

D: Quali praticate assieme?

I: Molti allenamenti li pratichiamo insieme in particolare quelli che riguardano la corsa e i circuiti funzionali.

M: Con Isa posso dire tranquillamente di aver iniziato a correre. Prima di conoscerla non avevo 10 km di autonomia; ricordo ancora quanto mi lamentavo per la fatica la prima volta che andammo a correre insieme, avevo un dolore alle gambe tremendo e non avevo fiato.
Col tempo la corsa si è trasformata da un qualcosa di sporadico ad una vera passione. La maggior parte delle gare di podismo le ho affrontate proprio insieme ad Isa. La massima
distanza percorsa è stata 26 km nel Giro del Lago di Varese. Chissa……., magari un giorno potrebbe scapparci una maratona………
Insieme alleniamo anche il lato funzionale. Posso tranquillamente dire di svolgere buona parte della mia preparazione atletica con lei.

D: C’è chi dice che condividere le passioni con il proprio compagno/a non sempre sia facile e proficuo, voi cosa ne pensate?

I: Condividere queste passioni non  solo è proficuo, in quanto si è maggiormente stimolati dal compagno magari anche nelle giornate in cui proprio non ne vuoi sapere, ma è anche divertente, diventa un momento di condivisione sia di stati positivi che negativi.

M: A mio parere è un ingrediente fondamentale della vita di coppia..oltre che amanti affiatati è bene anche essere migliori amici. Alla fine cosa c’è di meglio che condividere le proprie passioni con qualcuno? Stare insieme, deve essere un piacere e un divertimento.

 D: Chi è più tosto dei due?

I: Diciamo che entrambi siamo tosti, nessuno dei due tende a mollare facilmente!

M: La più tosta è sicuramente lei!

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D: Prossimi obiettivi?

I: Il mio prossimo obiettivo è chiudere i 10 km in 40 minuti! Il secondo piazzarmi bene in una gara di triathlon.

M: Sportivamente parlando, Il primo obiettivo personale è diventare un pugile elite (prima serie) e combattere sul ring senza caschetto, Il secondo è disputare (ovviamente vincendo) i Campionati Italiani.
Il secondo è un sogno difficile da realizzare ma a me piacciono le sfide e finche avrò forza non smetterò mai di provarci.
Il nostro obiettivo condiviso invece è correre i 10 km in 40 minuti. Obiettivo che ci siamo posti per il 2017/2018.

D: Sogno nel cassetto?

I: Sogno nel cassetto? Aprire uno studio di personal training.

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M: Senza dubbio diventare Campione d’Italia di pugilato. Sarebbe la corona a una passione oltre che un immensa soddisfazione.

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D: Nello sport, l’aspetto che più vi piace dell’altro/a

I: L’aspetto che mi piace di più di lui è la sua determinazione. Non credo di averlo mai sentito dire oggi non ne ho voglia. Ed è anche questo che mi sprona.

M: Amo il fatto che la Isa non sia la classica persona che pensa solo a passare il sabato sera a perdere neuroni, ma impieghi il proprio tempo in qualcosa di utile e sano.
Le sue qualità sono la testardaggine e la resistenza fisica, cosa che mi ha subito colpito appena ci siamo conosciuti. Trovare una persona che ami lo sport come lei, di questi tempi non è per niente facile.
Inoltre mi piace molto lo sport che pratica, il triathlon; credo sia uno degli sport che meglio rappresentino una persona tenace e resistente come lei oltre che essere uno sport nobile.

D: Chi dei due è il trascinatore?

I: Ci trasciniamo a vicenda, probabilmente la voglia di ognuno stimola quella dell’altro.

M: Dipende dal clima, io sono più resistente al freddo, quindi nei mesi invernali trascino io, di conseguenza soffro molto il caldo quindi nei mesi umidi e caldi è lei a spronarmi.

D: A guardarvi da fuori sembrate molto affiatati, avete interessi che coltivate separatamente o che l’altro/a non sopporta?

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I: Oltre allo sport siamo entrambi appassionati di viaggi, della natura, abbiamo un modo di intendere la vita molto simile. Amiamo le giornate all’aria aperta, le passeggiate in montagna, esplorare, conoscere posti nuovi, tutto sulle nostre gambe, unico mezzo concesso la bicicletta che amiamo utilizzare. Ciò che non condividiamo è il lavoro e lo sport specifico di ciascuno.

M: In effetti siamo una coppia molto affiatata. Cerchiamo di trascorrere insieme il tempo più possibile, anche se ancora non viviamo insieme. Ovviamente ognuno di noi coltiva le proprie passioni e ha i propri spazi.
Sportivamente parlando io ho il pugilato, lei ha il triathlon. Non condividiamo tutti gli interessi ovviamente, alla fine siamo un ragazzo e una ragazza ed è naturale che ci siano delle diversità negli interessi. Non esiste qualcosa di lei che io non sopporti. Insieme condividiamo la passione per i viaggi e per i film. Posso tranquillamente dire che Isabella è il mio alter ego femminile.

D: Raccontateci le sensazioni dopo una vostra sessione di allenamento

I: La prima sensazione che mi viene in mente e che riguarda tutte le discipline, è la felicità. Seguono poi soddisfazione, senso di libertà e di rigenerazione. Il corpo che ha lavorato ti fa sentire vivo, forte e in grado di spaccare il mondo.

M: Enorme soddisfazione e voglia di abbracciarci nonostante siamo quasi sempre entrambi sudati da far schifo.

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D: Date un consiglio alle coppie che si trovano al bar e condividono solo il divano e la tv.

I: Un consiglio solo? Alzatevi e muovetevi! Insieme potrete confrontarvi, supportarvi e caricarvi a vicenda. Lo sport è anche fatica ma questa diventa secondaria quando si apprezzano le sensazioni che riesce a darti. Chi ben inizia è a metà dell’opera e vedrete che di quell’opera non potrete più farne a meno, diverrà la più sana di tutte le droghe!

M: Alzate le chiappe!!!

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Grazie Isabella, grazie Marcello, siete un bell’esempio per tutti, continuate così, cos’altro dirvi…   ci vediamo all’Arco….

IronMario

Vi presento…Marco Maico Brambilla

….Era una fredda mattina d’inverno al parco nord….

Ero li con altri amici per correre un lungo, lui era l’unico con i panta corti, correva e stava zitto, anche se era la prima volta il ragazzo si integrava bene nel gruppo 🙂 . Il gruppo….., cosa che poi, con il tempo tutti abbiamo scoperto lui sa fare molto bene.

Già da subito, a pelle, perché le cose le devi sentire a pelle altrimenti non ha senso, c’è stata empatia.

Eccolo….

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D: Chi è Marco Maico

R: 37 anni, milanese, commerciante

D: Raccontaci 4 cose ti piacciono e 4 che non ti piacciono

R: Mi piace: musica, sport, fotografia, high-tech.

Non mi piace: a parte il sushi non ci sono molte cose degne di nota.

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D: Homies è?

R: Ci tengo a precisare che non è una crew, ce ne sono già tante in giro, Homies è una filosofia.

“Do it with your homies”, che sia fare sport o bere una birra, un messaggio di condivisione che abbraccia chiunque ad ogni latitudine insomma.

D: Cosa vorresti diventasse?

R: Non so rispondere a questa domanda, ma vorrei che non perdesse mai la genuinità con la quale è nato, quei valori di sano sport, amicizia e divertimento che lo contraddistinguono. Sono sorpreso dalla risposta avuta in questi primi mesi, che è andata oltre ogni aspettativa, il conivolgimento aumenta di giorno in giorno e sicuramente questo ci porterà a fare cose belle.

D: Apri il cassetto e tira fuori un paio di sogni

R: Sono un sognatore, nel cassetto ne ho tanti, dai grandi passi della vita a piccole cose realizzabili, come comprare la casa che ho sempre sognato o ammirare l’aurora boreale.

 D: Prossimi obiettivi?

R: Obiettivi al momento non me ne pongo, preferisco in questo periodo godermi la vita giorno per giorno e ritenermi fortunato per quello che ho.

D: Dacci qualche dritta per goderci un corsa senza soffrire

R: Non sono il più indicato per dare un consiglio tecnico ma posso suggerire a tutti che per godersi una corsa, la cosa migliore è unirsi a un gruppo di amici, sfruttare la forza emotiva che la compagnia saprà darti. In compagnia si va lontano.

D: la cosa di cui vai più orgoglioso

R: I complimenti sinceri sono la cosa che custodisco più gelosamente, quelli che non ti aspetti e che celebrano la riuscita di un buon lavoro.

D: Sport, amici, solidarietà si può fare senza soldi, o qualcuno che mette mani al portafogli c’è sempre?

R: Al giorno d’oggi sport e solidarietà vanno di pari passo, ci sono centinaia di opportunità per fare del bene. Unire le forze con gli amici per supportare una causa è davvero gratificante, quando ci metti passione e sincerità diventa anche più facile chiedere agli amici di condividere un obiettivo. Le mani al portafogli si mettono volentieri ma noi in questo siamo bravi a non chiedere, lasciamo che siano le persone che si appassionino e decidano di supportarci.

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D: So che stai lavorando ad un bel progetto a cui anche io parteciperò, mi piacerebbe che lo raccontassi tu però..

R: “Pigeon Project celebra attraverso HOMIES i valori e la passione per lo sport e il piacere di condividerli”

Pigeon Project diffonde anche valori etici, supportando eventi sportivi a scopo benefico, questa volta abbiamo deciso di promuovere una campagna a sostegno di una realtà locale che potessimo toccare con mano.

In vista della Deejay Ten che si svolgerà a Milano il 9 Ottobre, abbiamo nuovamente unito le forze con www.run4food.it , per l’occasione sosterremo l’Associazione Alberio  e il progetto Comunità Mamma Bambino donando parte dell’iscrizione per acquistare beni di cui la casa famiglia necessità.

Una volta terminata la raccolta dei fondi e dei beni materiali ci occuperemo di portarli di persona alla casa famiglia, organizzando magari una corsa insieme ai partecipanti.

L’invito è rivolto a tutti, si potrà scegliere tra la classica 10 km o la 5 km che è adatta a chiunque, persone meno allenate, famiglie, bambini, una breve distanza può essere l’ideale per chi ha appena iniziato o vuole cominciare a familiarizzare con la corsa, l’importante sarà fare gruppo e passare una mattinata di divertimento.

D: Fammi capire bene, cioè mi iscrivo alla deejay con Homies e Run4Food e allo stesso prezzo dell’iscrizione oltre a correre la Deejay ten o five faccio beneficenza?

R: Proprio così!

Che dire, cercate la pagina su Facebook Homies4Run alla Deejay Ten e iscrivetevi veloci!

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Grazie Marco, potrei mettere mille foto, ma ecco un pezzetto del mio concetto di Homies, una telefonata all’ultimo, “zio chiudo bottega e arrivo”, una corsa bagnata, una birra e via. Non contano i chilometri, non conta la fatica, non conta la velocità……

Contano solo i sorrisi…..

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IronMario