Test J-emm 5.Cinque alla 12h Cycling Marathon di Monza!

Ormai sapete benissimo che non faccio fatica a fare conoscenza con le persone e devo dire che ne conosco veramente tante. Un giorno parlando con il mio amico Ivano, Run4food.it per intenderci, mi dice: sai Iron che ho un amico Claudio, con il quale facevo i raduni con il Burgman che ha un negozio di bici e ha un prodotto Italiano che secondo me dovresti provare.

Detto fatto, un anno dopo ecco l’occasione giusta, vengo coinvolto da Run and the City  con altri 9 amici e colleghi alla 12h Cycling Marathon di Monza, esperienza per la quale non smetterò mai di ringraziarli, penso quale migliore occasione per provare la Bici che ha Claudio? Quindi lo chiamo, gli racconto della 12h e che mi piacerebbe testare il prodotto.

La J-emm, bici totalmente Italiana realizzata nella terra motoristica italiana per eccellenza, Reggio Emilia.  Claudio immediatamente mi dice di si e di passare a prendere la bici.

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La J-eem 5.Cinque è una bici aero sartoriale!                                                                      Materiale Telai: 1K t1000, Honeycomb T4, Carbo-Ti, Carbo-Titanio. Bici top di gamma proposta e adatta a ciclisti professionisti che cercano rigidità torsionale e prestazioni fluide estreme, la 5.Cinque è perfetta per la velocità. Rigidità torsionale e fluidità grazie alla tecnologia CARBO-TITANIUM combinata con la struttura Honeycomb rende il telaio CARBO-TITANIO 5.CINQUE ideale per tutti gli usi di gara e per ciclisti esigenti, ottimizzando le prestazioni atletiche.

Telaio con reggisella aerodinamico

  • Forcelle J-emm su misura
  • Peso telaio 1050 gr
  • Freno: V-brake
  • Massima aerodinamica tra il tubo obliquo e la ruota
  • Misure standard: S-M-L-XL. * Anche su misura
  • Telaio certificato dall’Istituto Malignani ISO 4210-6
  • Garanzia a vita
  • Certificazione 100% MADE IN ITALY IT01

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Queste le note caratteristiche della 5.Cinque, una bici dotata di una incredibile rigidità strutturale che riesce a trasmettere un feeling immediato con il mezzo anche quando non lo si è mai provato prima.

Andiamo alla gara. E’ venerdì alle ore 16:00 mi avvio per l’Autodromo di Monza dove alle 19:30 partirà al 12h. Arrivato al parco, procedo fino al parcheggio dietro il paddock, devo dire che da sempre una sensazione adrenalinica arrivare in auto a Monza dentro l’autodromo. Una volta parcheggiato, scarico lo zaino con i viveri, i cambi e tutto quello che mi serve per affrontare in serenità questa gara. Mentre tiro giù la bici dall’auto, realizzo che sto per andare a fare un gara di 12h con una bici con la quale non ho mai pedalato. Sono un pazzo. Poi mi dico ma no dai se c’è qualcosa che non va me ne accorgerò subito dalle prime pedalate ho 12 ore per regolare tutto, sereno Mario.

In effetti alla fine non ho spostato di un centimetro ne la sella, ne il reggi sella, ne tantomeno l’attacco manubrio. La bici mi calzava a pennello. Una volta recuperati i pettorali ci dirigiamo verso il box numero 15 siamo due squadre da 5 miste 5 donne e 5 uomini.

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Decidiamo di cominciare a pedalare un’ora ciascuno, partirà Sergio a seguire Karen, poi Cristina, a me toccherà il 4° turno e chiuderà le prime Cinque ore Luca.

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Così Parte la gara e l’adrenalina è a mille, stare nei box dove in genere stanno le F1 o le superbike è incredibile, sembra una gara di endurance motoristica dove pero i motori sono i nostri corpi. Le altre squadre, quelle con il coltello fra i denti seguendo la regola che da quest’anno impone di poter rientrare ai box solo dopo due giri sul traguardo si danno cambi ravvicinati appunto ogni 3 giri, altre squadre decidono di darsi turni fissi ogni tot ore di pedalata noi optiamo per una strategia mista, dopo le prime cinque ore di gara cominciamo ad alternarci ogni tre giri. E la JEMM? La 5.Cinque è pronta, quando arriva il mio turno parto deciso vedo arrivare la mia compagna di squadra nella pit-lane e parto, da regolamento devo stare fermo e con il piede a terra, non tutti faranno così, e devono passare non meno di dieci secondi dall’ingresso all’uscita del compagno.

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Accendo le luci che mi ha prestato Marco esperto ciclista e ultraciclista, sono potenti e ben proporzionate, decido di non spingere a tutta sono freddo, non posso bruciarmi le gambe, in un batter d’occhio mi trovo fuori dai box e in pista sembro una moto da corsa con un faro che illumina tutta la pista e gli alberi, do un occhio alla velocità e sono già a 36km/h, ragazzo calma mi dico devi girare per un’ora e non hai mai pedalato nell’autodromo ne con questa bici, anche se tutto mi sembra così semplice. La 5.Cinque copia ogni tuo singolo movimento e ha la capacità di tradurre l’energia in velocità. L’asfalto drenante a trama grossa scorre via veloce e anche io comincio a superare nel silenzio della notte alcuni ciclisti che affrontano la gara in solitaria o a velocità inferiori.

Pedalare nella notte in sicurezza e nel silenzio è uno spettacolo, stranamente mi sento molto comodo su questa bici e riesco a stare in presa bassa a mio agio. La mia ora letteralmente vola, ed è già tempo di rientrare, imbocco la pit-lane, superato il tappeto con il cip noto che ci sono addetti delle altre squadre che con radio o telefoni avvisano i vari componenti delle proprie squadre dell’arrivo del compagno in modo da ottimizzare i tempi di transizione, quindi decido di affidare il mio segnale ad un fischio con le dita in bocca, fischio che rimbomba in tutto il paddock, Luca è già pronto e gli urlo VAI LUCA! Lui mi riconosce associa il fischio alla voce e parte, da li utilizzerò il fischio per il cambio e funzionerà alla grande. Mi fermo davanti al box, i compagni mi chiedono com’è andata e io riesco a dire solo è una figata, è una figata! Vado fino in fondo ai box pedalando agile e torno indietro per non fermarmi subito dopo questa bella pedalata intensa. Entro nel box in bici, la parcheggio e rimango li a guardarla. Cara J-emm sei una sorpresa, non mi aspettavo una pedalata così facile e un feeling così diretto.

Nel circuito subito dopo il rettilineo dietro i box c’è la parabolica, che porta sul rettilineo finale dove c’è il traguardo, ecco questo pezzo che va dalla parabolica a tutto il rettilineo, ha una leggera falsa pendenza in salita, poca roba, però si fa sentire nelle gambe, anche alle mie, dopo i primi giri noto con piacere che in termini di energia chi mi pedala attorno fa molta più fatica, io con la J-emm 5.Cinque, riesco ad ottimizzare la parabolica e uscire più forte, soffrendo meno il falso piano, di sicuro non è merito delle mie gambe.23798_01-parabolica-di-monza

C’è una salitina più decise in autodromo che si torva fra la Curva del Serraglio e La variante Ascari, quella che per intenderci passa sotto il ponte, ecco li con la 5.Cinque guadagnavo bene un pò perché la salita è preceduta da un discesa dove mi buttavo a 45/50 km/h, un pò perché se si affronta bene la variante Ascari, il rettilineo dietro i Box lo fai a bomba!

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Le prime cinque ore passano fra risate, focaccia, birra, caffè, bresaola, pasta party e commenti sulla Jemm tutti quelli che entravano ai box buttavano l’occhio sulla ragazza.

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In uno dei turni da 3 giri esco a notte fonda, nei box gli atleti non impegnati riposano nei sacchi a pelo, fanno i rulli perché da li a breve toccherà a loro, io pedalo sento il respiro e il faro illumina anche il bosco che fa da cornice alla pista, affronto due giri in totale desolazione solitaria, supero qualche concorrente, non una ruota buona sulla quale attaccarsi, all’inizio del giro di rientro sul rettilineo non faccio in tempo ad affrontare la  la prima curva che percepisco alle spalle qualcuno sta arrivando bello allegro, la sua luce si avvicina veloce, sono già sui 35 km/k tolgo un dente mi alzo sui pedali e mi metto a spingere per infilarmi in scia non appena mi passa, ha un body con su scritto Cinelli-Sis, mi attacco alla morte, sta andando sui 43/45 km/h facciamo un paio di curve assieme, cioè lui tira io modello zainetto, la facilità di pedalata che mi da questa bici mi fa imbizzarrire dalla gioia, arrivato ad un certo punto il mio traino si volta e con un accento marcatamente veneto mi fa ce la fai a darmi un cambio, 😀 io sorrido e gli dico Zio vai quando hai bisogno io ci provo vediamo cosa riesco a fare, 200 metri alla prima di Lesmo si sposta a sinistra e con un cenno del gomito mi dice vai, io mi fiondo mettendo qualche watt in più sul pedale, per fortuna riesco a tenere botta, siamo sui 42-45 all’ora, tutto questo fino alla discesa prima della variante ascari dove metto l’11 e raggiungiamo 55km/h, nella salitina mi supera di slancio e mi dice, dai dai dai che ne hai, seguimi, gli sto in scia per metà del rettilineo momento in cui gli do un cambio fino alla parabolica, poi gli dico io devo uscire qua, ma sei il primo? Lui risponde SI grazie!

Tutto soddisfatto rientro ai box supero il tappeto e fischio, Luca sa già e parte. Avrò per i prossimi 15 minuti il sorriso ebete di chi si è fatto un giro di pista con il primo, ne avrei avuto per continuare a stara con lui? No, però che figata.

Detto questo la 5.Cinque dovete provarla per capire quanto vi aiuta nell’azione, quando mettete giù il rapporto e spingete lei schizza in avanti senza pietà, quando non siete in scia grazie alla sua aerodinamica, riesce a farvi pedalare con il minimo dispendio energetico.  Sono contento che ci siano ancora persone in Italia che riescano, ancora, a realizzare prodotti frutto di passione e ricerca.

Grazie Claudio, grazie J-emm e grazie Run and the City per questa bellissima esperienza.

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Se volete provare la 5.Cinque scrivetemi!

IronMario

 

Losa Aero 18, tradizione, passione e innovazione.

Losa Aero18. 

Mossi dalla passione siamo in grado di fare cose incredibili.

Senza andare troppo lontano e scomodare personaggi come Cristoforo Colombo o gli eroi del passato che hanno cambiato il corso della vita, ci sono eroi di tutti i giorni che con le loro mani, sanno creare e realizzare cose semplici. Cose semplici, ma uniche nella loro semplicità.

Questo è il caso di Vanni Losa, artigiano della bicicletta, dalle mani d’oro. Dalla sua officina sono usciti telai in acciaio di fattura unica, precisi nelle saldature che poi venivano verniciati e “brandizzati” con i nomi di molti marchi blasonati.

Tutto questo è andato avanti fino a quando nel 2008 un grave infortunio ha fatto cessare l’attività del Sig. Losa.  Nel 2016 Il figlio, l’Ing. Massimiliano Losa, mosso dalla passione che da sempre lo lega alle bici, decide di riaprire l’Azienda e comincia a far progettare e costruire telai in Carbonio, mantenendo quella filosofia che da sempre ha contraddistinto il Marchio. In questi due anni sono stati realizzati molti modelli e io ho avuto l’opportunità di provare l’Aero 18.

La Losa Aero 18 un pò come tutte le bici Losa è stata concepita dando priorità alle geometrie.

 

LOSA AERO18

COME VA.

La Losa Aero 18 è una bici Full Carbon in carbonio Torayca T800 misto T1000. Bici aero rigida e molto reattiva, si guida molto bene e in discesa è precisa come una spada. Nonostante la rigidità del telaio sembra realizzata per chi deve macinare chilometri. La leggerezza del telaio, circa 1,5 kg compreso di forcella e reggisella grezzi, la rendono adatta anche a percorsi con salite. La Losa Areo 18 evidentemente dà il suo meglio nei percorsi pianeggianti ed ondulati. È la bici ideale per chi fa Triathlon, sopratutto nelle distanze sprint e olimpico. I cavi sono tutti integrati, tranne il freno anteriore, questa pulizia esalta le linee e la bellezza del telaio, mentre nella versione AERO18D con i freni a disco, non c’è un cavo esposto.

Aero 18

Alla guida sembra quasi una bici da pista, l’impostazione è fantastica e il comfort di marcia notevole. Veloce e rapida nei cambi di direzione è molto divertente nei percorsi misti dove, se a guidare la Aero 18 è un rider con un pò di manico, la bici fa la differenza.

Le linee della Aero 18 esprimono dinamicità anche da ferma.

La versione da me testata montava un gruppo Shimano Ultegra 11V e delle Ruote Cosmic Pro Carbon. Montaggio e qualità eccellenti, come sempre sono i dettagli ad emergere.

Con la Losa Aero18 mi sono divertito molto, sarei curioso di provare la versione Disc e non escludo di fare un test. E voi, volete provarla? Scrivetemi e vedrò di accontentarvi magari per un’uscita assieme. Per tutte le altre info http://www.telailosa.com

Vi aspetto per il prossimo Ride Test.

                                    IronMario

Gallery

Test Muta – Zoot Wave 3

 

In tutte le competizioni che prevedono un cronometraggio, ogni secondo risparmiato può tradursi in una posizione guadagnata. Questo discorso non vale solo per gli sport motoristici dove la ricerca è spinta a livelli estremi, ma anche per il triathlon. Negli ultimi tempi tutte le aziende del settore si stanno concentrando nella ricerca di nuovi materiali e tecniche costruttive per migliorare le performance dei Triatleti.

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Oggi grazie a Zoot Italia abbiamo potuto testare la Muta Wave 3 che riteniamo un ottimo prodotto. Visto che ormai le gare sono iniziate e molti di voi si chiedono che muta comprare e quali parametri valutare, abbiamo chiesto all’Amico e ottimo Triatleta Riccardo Costagliola Di Polidoro, di testare per noi la muta e raccontarci le sue sensazioni. Lo abbiamo chiesto a Riccardo, perché è metodico, preciso, attento ai particolari. nel 2017, dopo moltissime gare in tutte le distanze, con risultati via via sempre più importanti anche per un age group, ha esordito nella massima distanza nell’ Ironman di Francoforte, forse lo ricorderete perché ne abbiamo parlato qui, sfiorando l’#under10 solo perché non ha voluto osare essendo all’esordio. Chi meglio di un Ingegnere può raccontarci le dinamiche di funzionamento di un prodotto?

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Riccardo Costagliola Di Polidoro – AG Triathlet

La qualità della muta Wave 3 la noti sin da subito. Quando l’ho ricevuta da Zoot Italia era nella sua confezione al rovescio e ho potuto apprezzare la cura delle finiture e la precisione con cui questo tipo di mute vengono prodotte. 

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La sensazione che ho avuto non appena indossata è stata quella di comodità, sembra esser fatta su misura rispetto alla muta con cui abitualmente mi alleno e gareggio.

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Si indossa come un guanto e si sfila senza nessuna fatica in particolare a livello delle spalle risulta “leggerissima”, quasi non la si sente.

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Per me, che concludo spesso le gare in acque libere con le spalle affaticate, e le sento soprattutto nei giorni seguenti, è sicuramente un punto a favore di questa muta.

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Come nella altre frazioni, anche nel nuoto credo che comodità sia sempre sinonimo di velocità.

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Ho avuto modo di utilizzarla per la prima volta in gara all’idorscalo di Milano in occasione delle gare “Eco Race” e la frazione nuoto, sebbene non sia il mio punto di forza, è andata molto bene.

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La muta mi ha permesso di nuotare con una bracciata sciolta e muovendo le gambe senza impedimenti.

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Sull’addome i mm di neoprene sono 5 e aiutano la galleggiabilità, correggendo l’assetto dei nuotatori non troppo “tecnici”. Su braccia e spalle si arriva a 1.5 e la differenza si sente tutta.

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Torno in vasca a fare due bracciate, voi correte a provarla!zoot_iNTERNE_1566

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Dati Tecnici:

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Per realizzare un prodotto così tecnico e renderlo alla portata di tutti Zoot Italia e Zoot Sport hanno lavorato tanto e si vede.

A me ora toccano i ringraziamenti, in primis Zoot Italia e Zoot Sport che si sono resi disponibili, come sempre, in un periodo intenso ed importante come questo.

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Riccardo , per l’estrema disponibilità dimostrata, ricordiamo a tutti che nessuno di noi fa questo di professione e quindi si cerca di organizzarsi mettendo assieme impegni professionali, allenamenti, famiglia etc. Grazie Ricky anche questa volta grasse risate.

Dulcis in fundo Alessandro Vona, cioè colui che con i sui scatti incredibili ha messo colore e sostanza ad un articolo che senza le sue foto non avrebbe avuto senso. Nonostante una schiena dolorante, le signore dell’acquagym, le mie richieste assurde, Riccardo che il tempo di chiedergli una cosa l’aveva già fatta sei volte, è riuscito a tirare furori il meglio da tutto. Tutte le foto e le realizzazioni grafiche di questo test sono sue, escluse quelle del dietro le quinte fatte da me ;). Grazie Ale metterti “i piedi addosso” è stato un piacere 😀 Godetevi adesso la Gallery e il divertente Dietro le quinte.

Al prossimo Test

IronMario

GALLERY

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DIETRO LE QUINTE

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Cocktail Esplosivo!

Tre bici da Triathlon a confronto.

Ingredienti:

  1. Una Pista chiusa al traffico.
  2. Due matti: uno legato con due macchine fotografiche dentro il portabagagli di una Jeep V8, l’altro alla guida.
  3. Tre amici Triatleti Pro con le bici che usano in gara.
  4. Shakerare con forza.

Le riviste di settore non fanno le comparative di bici. Dicono che non è semplice trovare bici con le stesse caratteristiche. Dicono che non è facile organizzarsi. Dicono che le case di produzione non ne sarebbero contente. Dicono che il reparto commerciale delle stesse riviste non ne vuole nemmeno sentire parlare, perché poi avrebbero difficoltà a vendere alle stesse case gli spazi pubblicitari. Dicono, dicono… dicono cazzate! La verità è che è molto più semplice parlare bene di tutti e non esporsi. Così sono tutti felici e nessuno si lamenta. Polemica finita. Oh, mi raccomando, da domani tutti a fare comparative!


Volevo fare un articolo in stile “Motociclismo”. Avete presente quelle belle comparative in pista con le “supersportive” oppure con le “endurone”? Ecco, ne volevo fare una così ed in parte ci sono riuscito. Certo, le bici non sono come le moto. Le bici sono su misura e devono adattarsi all’atleta. Quindi per carpire i segreti di un mezzo così particolare sono andato a chiedere consiglio a chi con le bici vince le gare spremendole al massimo. Un po’ come se fossi andato da Valentino o da Marquez a farmi raccontare qual è il dettaglio che fa la differenza.

I tre ai quali mi sono rivolto sono davvero forti: se sommassimo i Watt che riescono ad esprimere con i loro mezzi, probabilmente potremmo illuminare una qualsiasi piazza di una qualunque città.

Detto questo passo a raccontarvi il cocktail che sto per servirvi.

La pista di Brenno, Costa Masnaga, su gentile concessione dell’UC Costamasnaga. Io quella pista la conosco bene, sopratutto la durezza dell’asfalto :D. Non è un ovale e basta, c’è uno strappo in salita, c’è una discesa e ci sono delle belle curve. Ad ottobre del 2016, durante una gara a cronometro, avevo fatto un bel volo, rompendomi in due parti il capitello radiale del braccio sinistro. A giugno del 2017, dopo l’operazione per raddrizzare il braccio che non ve voleva sapere di tornare a posto, sono tornato sul “luogo del delitto” grazie alla disponibilità dei tre amici atleti e con il fotografo Alessandro Vona ho voluto che fosse sede di questo articolo!

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I ragazzi si sono divertiti001_VON6021.jpg

Le Bici

Trek Speed Concept 9.9003_VON7424

Ceepo Katana004_VON5319

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Dati Tecnici

Ivan Risti e Trek Speed Concept 

 

Telaio
Trek Speed Concept 9.9 taglia M colore nero
Gruppo
Shimano Dura Ace Di2
Pedivella 172.5
Guarnitura 53-39
Sella
Tritone Mistica carbon prototype
Ruote
Bontrager aeolus 7 TLR
Bontrager aeolus 9 TLR
Coperture
Michelin power clincher
Michelin PRO 4 tubular
Pedali
Speedplay
Peso bici completa taglia M 8,13kg

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Trek Speed Concept 9.9

Federica De Nicola e Ceepo Katana

 

Telaio
Ceepo Katana Misura S
Gruppo
Shimano Ultegra 11V Di2
Pedivella 172.5
Guarnitura 53-39
Sella
Adamo Attack
Ruote
Zipp 404 ant
Zipp 808 post
Coperture
Continental Competition
Continental Gatorskin
Peso telaio 1.080 g

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Ceepo Katana

 

Matteo Fontana e Kuota Kalibur

 

Telaio
Kuota Kalibur misura M
Gruppo
Sram Red 11V
Pedivella 172.5
Guarnitura 54-42
Sella
Selle Italia Iron Carbon
Ruote
Deda 80
Lenticolare Deda
Peso Telaio 1.320g

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Kuota Kalibur

Come vanno, la parola di chi le spreme in gara

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“La Speed Concept è una bici molto prestante, in particolar modo nei tratti pianeggianti e vallonati, molto veloce e aerodinamica, ha una notevole risposta agli alti vattaggi: quando inizi a spingere in pianura risulta molto lineare e molto veloce. Rispetto alla mia precedente bicicletta c’è un fattore in comune, ed è l’adattabilità alla posizione. La Speed ti permette di raggiungere nella parte frontale posizioni migliori, posizioni più aerodinamiche e più confortevoli.  Naturalmente io cerco più la prestazione, ma per chi volesse una posizione più comoda, per affrontare percorsi di 180 km o più lunghi la Speed dà anche questa possibilità. Se dovessi pensare ad un aspetto negativo sicuramente questa bici così estrema non è adatta a percorsi altimetricamente più impegnativi, quindi sui tratti in salita, del resto un po’ come tutte le bici da crono.

 

 

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“La Katana è una bici facile, per natura è adatta sia ai tratti pianeggianti che a quelli vallonati, anche quando le pendenze aumentano è una bici che sa essere efficace, prova ne sia il fatto che mi ha consentito di vincere, nella categoria 18-24, l’IRONMAN France dove il percorso bici ha una bella altimetria + 2000m. La seconda frazione è il mio punto di forza e non vi nego che spesso mi diverto un sacco a pedalare sulla Katana anche in gara. Fra i punti di forza oltre alla velocità e all’adattabilità della posizione, io in una bici cerco la possibilità di smontarla, metterla in valigia e poterla rimontare senza fatica.  Per me è fondamentale non dovere impazzire ogni volta che parto per una gara. La Katana si è dimostrata un’ottima compagna di avventura.”

 

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“La Kalibur è una bici sorprendente, è molto adattabile sia al percorso, si riesce ad allungare o accorciare a seconda delle caratteristiche, che alla persona, consentendo di raggiungere la posizione ideale che possa consentire una pedalata efficace e confortevole allo stesso tempo. Personalmente io ci faccio anche le ripetute in salita. Pedalo da quando ero piccolo e sono molto esigente quando si tratta di bici, per me il feeling dev’essere totale. La Kalibur è una lama affilata, riesce a farti mettere a terra tutto quello che hai nelle gambe. Ha detenuto il record del percorso di Kona per molto tempo. Io la sento come una seconda pelle, quando sono in sella mi diverto un mondo. Oltre ad essere dinamicamente efficace è anche bella.”

 

DETTAGLI

 

 

QUALE SCEGLIERE

TREK
La Speed, essendo top di gamma, anche a livello di componentistica è decisamente un gradino sopra le altre. La pulizia delle linee e la scelta dei materiali la rendono punta di diamante della casa americana. Anche se il prezzo è impegnativo, ricordiamoci che stiamo parlando di top di gamma e che sul mercato esistono bici anche più care.

Perché sceglierla: se si vuole avere una bici top di gamma, estrema e studiata per la velocità, bella esteticamente e dedicata alle distanze “Full o Half” dove conta la velocità in pianura e l’aspetto aerodinamico.


CEEPO
La Katana è un gradino sotto la Viper-R, top di gamma della casa, dalla quale differisce per geometrie e peso. Risulta più adatta a percorsi misti dove i vallonati e le salite si fanno sentire e la maneggevolezza della guida in discesa viene premiata.

Perché sceglierla: se si vuole un mezzo unico per tutte le gare, affidabile ed essenziale, che vi conduca al traguardo.

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KUOTA
La Kalibur è un must nel Triathlon: la sua essenzialità la rende adattabile a tutti i tipi di percorso. Anch’essa non è la top di gamma della casa (che è la KT-05), ma ha detenuto il record del percorso di Kona per un lungo periodo ed è sul campo da molti anni proprio perché il progetto è vincente. Nel tempo ha saputo evolversi, migliorandosi senza per questo perdere la caratteristica di bici accessibile a tutti!

Perché sceglierla: Perché è un mezzo affidabile, solido e concreto, senza fronzoli, per gente che bada solo a menare! Non da meno, il prezzo la rende appetibile e alla portata di tutti.


PREZZI

Trek Speed Concept  Prezzo: € 11.299,00

Ceepo Katana 2017 Prezzo KIT SOLO TELAIO: € 2.790,00 

Kuota Kalibur 2017 Ultegra 11V (53/39, 11-28) € 4.299,00

GALLERY

 

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Testi: Mario Giaquinta
Foto: Alessandro Vona

IronMario

 

Il Dietro le quinte….

 

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Dietro, dietro le quinte… 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Z Alpha Mips! Il nuovo casco di Zerorh+ che unisce sicurezza e aerodinamicità.

Abbiamo visto in questo periodo quanto sia fondamentale non lasciare nulla al caso quando si tratta della sicurezza di chi va in bici, non a caso abbiamo deciso di testare il nuovo casco di zerorh+, azienda specializzata di settore, che fa della ricerca e della qualità di realizzazione i suoi punti di forza.

Il Casco

Z Alpha Mips, è il casco di Zerorh+ che unisce sicurezza e aerodinamicità. Progettato e perfezionato in galleria del vento, con lo scopo di realizzare un prodotto efficiente dal punto di vista aerodinamico. Lo studio specifico e stato fatto sui volumi d’aria che si concentrano nella parte frontale e che entrano nel casco o scorrono sopra la superficie. Per questo è stata realizzata una cover amovibile che migliora il coefficiente aerodinamico, consentendo allo stesso tempo un’ottima aerazione all’interno, generando un effetto “Venturi”.

Il video sullo studio in galleria del vento

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Indossando lo Z Alpha è molto confortevole, l’imbottitura interna anallergica removibile e lavibele è adeguata, realizzata in tessuto rh+ Fire Dry a cellule aperte 3D, assicura una rapida dispersione del sudore.

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La regolazione posteriore avviene tramite un classico quanto efficiente sistema a rotella, inoltre il sistema di ritenzione si allunga permettendo  alla calotta in EPS a bassa frizione di ruotare indipendentemente attorno al cranio, così da ridurre la quantità di energia rotazionale trasferita al cervello.Multi-Directional-Impact-Prmips1

Durante la marcia abbiamo potuto apprezzare il sistema di aerazione, la temperatura durante il nostro test era di 29° quindi non certo fresca.GPTempDownload_1.jpg

Non abbiamo mai avuto la necessità di togliere la cover per incrementare il flusso di aerazione interna. Spingendoci in alcune discese abbiamo superato abbondantemente i 60 km/h e abbiamo notato un’effettiva efficenza aerodinamica, che possiamo tradurre in un comportamento molto stabile del casco, in quelle situazioni in cui in genere il casco incontra l’aria e crea movimenti innaturali per la testa tipo “sbacchettamento”, proprio perché più penetrante e fluido nell’aria. Abbiamo trovato questo casco oltre che efficace e ben studiato, anche bello esteticamente. La versione da noi testata presentava una parte nera lucida dove erano presenti delle lamelle catarifrangenti creando un bell’effetto a contrasto con la parte nera opaca.

Dati Tecnici

Taglie: XS/M – L/XL

Colori disponibili:

Peso: 365g

Prezzo: Euro 199,90

Questo casco è adatto a coloro che vogliono unire le caratteristiche di un prodotto tradizionale ma di nuova generazione, ad un casco con delle caratteristiche aerodinamiche specifiche. Tutti gli amici che praticando triathlon e che usualmente svolgono allenamenti in salita e prove sulla distanza dove il coefficiente CX è importante sono il suo target.IMG_0736

Al prossimo Test

IRONMARIO

 

K-allroad Race, la gravel di Kuota

La primavera è alle porte e bussa forte!

Quale miglior modo di accoglierla se non quello di uscire di casa con una bici che possa portarci agilmente in ufficio, superando la giungla del traffico e degli ostacoli cittadini e che ci consenta una sgambata in pausa pranzo fra asfalto e sterrato nella campagna più vicina?

K-ALLROAD RACE LA RISPOSTA

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La gravel di casa Kuota è dotata di una versatilità unica. Adatta a superare binari, pavè e le buche della città, dove si divincola con estrema facilità e velocità. Capace di accompagnarvi fino alle stradine di montagna sterrate più lontane e a contatto con la natura, dove spesso non si può arrivare con le normali bici da corsa.

Godetevi il video del mio”#urbanridetest”

 

Le specifiche tecniche, versioni e prezzi per quelli più attenti

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SENSAZIONI

La K-ALLROAD è agile e maneggevole, dotata di una potente frenata grazie ai due freni a disco. Il cambio, io ho provato la versione con l’Ultegra, adeguato e prefetto per questa tipologia di mezzo. I cerchi  Fulcrum Racing 5 disc, consentono di ospitare gomme in grado di affrontare tutti i tipi di percorso e asperità. La K-ALLROAD ti invita a spingere ad osare, molto divertente e concreta in off-road ed efficace in città, occhio che il monoruota da teenager è sempre dietro l’angolo! IO MI SONO DIVERTITO UN MONDO.

QUI potete trovare tutte le info necessarie ed il contatto diretto con Kuota

Cos’altro aggiungere? Non dimenticate di godere del panorama che vi circonda visto che riuscirete a raggiungere posti mai visti prima grazie alla vostra Gravel K-ALLROAD Race.

Buone Pedalate!

IronMario