Losa Aero 18, tradizione, passione e innovazione.

Losa Aero18. 

Mossi dalla passione siamo in grado di fare cose incredibili.

Senza andare troppo lontano e scomodare personaggi come Cristoforo Colombo o gli eroi del passato che hanno cambiato il corso della vita, ci sono eroi di tutti i giorni che con le loro mani, sanno creare e realizzare cose semplici. Cose semplici, ma uniche nella loro semplicità.

Questo è il caso di Vanni Losa, artigiano della bicicletta, dalle mani d’oro. Dalla sua officina sono usciti telai in acciaio di fattura unica, precisi nelle saldature che poi venivano verniciati e “brandizzati” con i nomi di molti marchi blasonati.

Tutto questo è andato avanti fino a quando nel 2008 un grave infortunio ha fatto cessare l’attività del Sig. Losa.  Nel 2016 Il figlio, l’Ing. Massimiliano Losa, mosso dalla passione che da sempre lo lega alle bici, decide di riaprire l’Azienda e comincia a far progettare e costruire telai in Carbonio, mantenendo quella filosofia che da sempre ha contraddistinto il Marchio. In questi due anni sono stati realizzati molti modelli e io ho avuto l’opportunità di provare l’Aero 18.

La Losa Aero 18 un pò come tutte le bici Losa è stata concepita dando priorità alle geometrie.

 

LOSA AERO18

COME VA.

La Losa Aero 18 è una bici Full Carbon in carbonio Torayca T800 misto T1000. Bici aero rigida e molto reattiva, si guida molto bene e in discesa è precisa come una spada. Nonostante la rigidità del telaio sembra realizzata per chi deve macinare chilometri. La leggerezza del telaio, circa 1,5 kg compreso di forcella e reggisella grezzi, la rendono adatta anche a percorsi con salite. La Losa Areo 18 evidentemente dà il suo meglio nei percorsi pianeggianti ed ondulati. È la bici ideale per chi fa Triathlon, sopratutto nelle distanze sprint e olimpico. I cavi sono tutti integrati, tranne il freno anteriore, questa pulizia esalta le linee e la bellezza del telaio, mentre nella versione AERO18D con i freni a disco, non c’è un cavo esposto.

Aero 18

Alla guida sembra quasi una bici da pista, l’impostazione è fantastica e il comfort di marcia notevole. Veloce e rapida nei cambi di direzione è molto divertente nei percorsi misti dove, se a guidare la Aero 18 è un rider con un pò di manico, la bici fa la differenza.

Le linee della Aero 18 esprimono dinamicità anche da ferma.

La versione da me testata montava un gruppo Shimano Ultegra 11V e delle Ruote Cosmic Pro Carbon. Montaggio e qualità eccellenti, come sempre sono i dettagli ad emergere.

Con la Losa Aero18 mi sono divertito molto, sarei curioso di provare la versione Disc e non escludo di fare un test. E voi, volete provarla? Scrivetemi e vedrò di accontentarvi magari per un’uscita assieme. Per tutte le altre info http://www.telailosa.com

Vi aspetto per il prossimo Ride Test.

                                    IronMario

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#RUN4PIRO2018

Ci sono Campioni che restano nel cuore anche al di là delle loro imprese sportive!

Domenica 16 Dicembre presso l’autodromo di Monza si correrà la # RUN4PIRO2018 corsa di 10km non competitiva in memoria di Fabrizio Pirovano.

RUN4PIRO 2018 – 3° Edizione

La quota di partecipazione è di minimo 10€ a partecipante e l’intero ricavato sarà devoluto alla nostra Fondazione Oncologia Niguarda Onlus.

Modalità:

– carta di credito

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=P5ZYBMYUV4WCE

– bonifico bancario

IBAN IT20 O 07601 01600 000038223202

– presso la pasticceria UL GALET di Biassono, Via Cesana e Villa 50

Per i primi 1.000 iscritti T-Shirt in omaggio.

Info e iscrizioni:

Claudia

+39 347 316 2185 – claudia@impiantivergani.it

Paola

+39 351 577 4897 – fondazione.oncologia@ospedaleniguarda.it

http://www.oncologianiguarda.org!

Vi aspetto per una corsa utile a tutti!

IronMario

RUNAWAY

Apre a Milano, in zona isola, Runaway.f376e3a1-023f-4bee-a87d-74bc4b97426b

Runaway è un negozio  che ha l’obiettivo di diventare punto di riferimento per il Running e il Trail Running. Runaway è un luogo confortevole dove gli sportivi potranno vivere al massimo la propria passione e condividere le proprie esperienze. Un negozio dove potrete trovare ed acquistare articoli sportivi selezionati delle migliori marche,  uno spazio per gli eventi, una palestra dove allenarsi, un Cafè dove poter gustare una sana colazione, un pranzo o un aperitivo.

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Runaway nasce dalla passione di tre amici per lo sport e come sappiano quando si è mossi dalla passione, c’è sempre una marcia in più.

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Gli amici Carlo, Filippo e Luca vi aspettano oggi Giovedì 29 novembre, dalle 18 alle 22 per l’inaugurazione in via UGO BASSI 22- MILANO

A seguire aperitivo e dj set. Per info hello@runawaymilano.it Runaway Via Ugo Bassi 22 20159 Milano b169c89e-3fe0-47a2-adcd-d1c9f5f5733e

Vi aspetto per una birra!

IronMario

Riccardo va #Sub10

In genere nei concerti importanti, c’è sempre una band di apertura, che scalda il pubblico, in attesa dell’artista o del gruppo principale, quello serio, quello che “spacca”. Ecco considerate il mio racconto dell’IRONMAN ITALY 1 e INM ITL 2, solo l’apertura al pezzo forte. Avevamo già scritto della sua gara di solidarietà e lo conoscete benissimo.

Ladies and Gentleman Riccardo!

 

 “Nipotino ricorda, l’IRONMAN inizia dopo la Mezza…”. Alcune frasi rimangono scolpite nella tua mente, anche se lì per lì non vi presti molta attenzione. In fondo prima devo pensare a uscire dall’acqua, poi 180 km di bici sono tanti, e quindi di cosa succederà dopo la Mezza me ne preoccuperei a tempo debito!

In fin dei conti, anche se non è scontato arrivarci, i miei compagni di molte avventure avevano ragione. Il giro di boa è proprio alla Mezza, dopo circa 205 km di gara. Per questo per raccontare la mia Cervia ho deciso di partire proprio dal 20esimo km.

Mi gira la testa. Fin qui non avevo avuto sentore di nulla. Gambe buone, stomaco a posto, fatica sotto controllo. Sono sul rettilineo dell’Hotel, dove il tifo è veramente spettacolare. Mi “confido” con mio fratello dicendogli che ho un problema. “Stai andando bene, non mollare vai vai!”.

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Sinceramente la parola mollare non mi passa per la testa, sono concentrato sulla mia corsa e attendo il prossimo ristoro. Mi fermo per bere, far scendere un po’ i battiti, mangiare della frutta. Non avrei voluto fermarmi ma ero pronto all’eventualità. Riprendo e le gambe sono sempre buone, fatico a rientrare in gara con la testa, l’unico pensiero è il ristoro successivo. Per tutto il terzo giro cammino per bere e alimentarmi e poi riprendo a correre. Le pause dalla corsa sono sempre più lunghe.

Prima del giro di boa, nel momento di massima concentrazione avevo urlato a mio fratello di dirmi il parziale di uscita dalla T2: “6 ore e 22. 6 ore e 22!”. Vuol dire dover correre la maratona in circa 3h38 e fino al giro di boa avevo mantenuto un buon passo.

Quasi alla fine del terzo giro sono nuovamente sul rettilineo dell’Hotel, vicino al 30esimo. Mio fratello ha capito che è importante tenermi aggiornato e motivato e mi urla che “Abbiamo 7 minuti di margine secondo la proiezione dell’app!”.

Per un paio di km resto impegnato nel fare i conti. 10km al passo medio più 7 minuti mi proiettano all’ora in cui dovrei arrivare. Cerco nell’ora solare un appiglio sicuro per non dover fare più calcoli fino all’arrivo. Troppo impegnativo.

31esimo km circa, ristoro e pausa. Più lunga del giro precedente. Riparto. Corro bene in fondo, davanti a me c’è Mario che sta costruendo il suo capolavoro. Lo passo poco prima del ristoro successivo e, con la classica goliardia su cui si basa la nostra amicizia, lo invito a prendere qualcosa da bere insieme, “…vieni che offro io zio!”.

33esimo km circa, ristoro e pausa. Più lunga del giro precedente. Avrò perso almeno un minuto del margine di mio fratello in precedenza, ne sto perdendo di più ora. Non sto male, penso ancora di farcela, ma faccio fatica a non cedere alla tentazione di rallentare ai ristori. In fondo non si sta male dopo il ristoro, con le mani piene di roba da bere e mangiare. “Cazzo corri, corri! Sotto le 10 ore zio, devi correre!”.

E’ Mario, in fondo lo aspettavo, lo avevo passato qualche centinaio di metri prima e lo aspettavo. Sapevo sarebbe arrivato. Non mi volto, mai voltarsi dicono, lui continua a incitarmi poco più indietro. Tiro su la testa e urlo “Sto gestendo, vai tranquillo. Sto gestendo e sono in linea per farcela…”.

Riparto, e mi sento diverso. Sembra sia tutto passato. Corro bene, quasi come i primi km. Poco prima del 35esimo incrocio nuovamente Mario, basta uno sguardo e capisco che mi sta dicendo “E’ cosi che devi correre, lo sapevo che ne avevi, ora non fermarti più…”.

Penso ancora ai ristori successivi ma anche che l’obiettivo sia vicino. Possono raggiungerlo o può sfuggirmi per poco. Terzultimo ristoro, prendo da bere al volo. Acqua, Coca e di nuovo acqua e continuo a correre. Ho mal di gambe ma sto correndo nuovamente da qualche km senza interruzioni.

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Penultimo ristoro, mancano poco più di cinque km. Prendo giusto dell’acqua, quasi non rallento e decido di tenermi il jolly per l’ultimo. Non sto correndo male, in fondo è il passo che speravo di avere verso la fine della gara.

Mi accorgo di aver superato il momento di difficoltà, quel momento che sai che potrà arrivare ma che a volte ti crei anche da solo. Mi sento forte, sto accelerando. A ogni km il lap del Garmin mi segna 5 o più secondi meno di quello precedente.

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Sono sul rettilineo dell’Hotel per l’ultima volta. Non mi aspetto di vedere facce conosciute perché dovrebbero essere all’arrivo ad aspettarmi. Continuo a correre forte, l’ultimo ristoro non la guardo neanche. Sto correndo come il primo km, come prima del giro di boa, quando ero partito ovviamente forte sull’onda dell’adrenalinica uscita dalla T2.

In fondo al rettilineo li vedo e li sento. Mio padre e mio fratello sono li, hanno fatto i calcoli e sanno che da li potranno dirigersi verso il traguardo per tempo. Arrivo di buon passo, giro intorno ai birilli, sento il bip del chip e riparto quasi da fermo come una molla.

Non sento più nulla. Le gambe girano da sole e non fanno più male. Non guardo il Garmin, ormai mi conosco bene e so quanto sto correndo. Per sicurezza un occhio glielo do vicino al 40esimo km, vedo 4’25”. Mi viene da ridere, una risata che ha quasi del diabolico, di quelle che vengono da dentro.

Non sento più nulla. Intorno a me c’è quasi silenzio, sento solo le mie emozioni. Sono un vulcano. Non so il tempo di gara totale e non sto facendo più calcoli. Per come sto correndo so di esserci riuscito e quasi mi commuovo. Per molti è solo una gara, per molti altri il tempo non conta, per me è semplicemente questione di dimostrare a me stesso di essere stato la mia miglior versione.

Manca meno di un km, davanti a me in lontananza c’è un altro atleta. Mi rendo conto che gli arriverò vicino ma anche che per superarlo dovrei accelerare. Non ne ho voglia ma non ho neanche voglia di rallentare troppo. Arrivo poco dietro di lui, le foto migliori me le brucio, ma in ogni caso sono ancora disconnesso. Tutte le esultanze che mi ero pregustato non le accenno nemmeno, esulto dentro di me.

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Finish line. Fermo il Garmin. Respiro con le mani sulle ginocchia. Faccio qualche passo. Respiro con le mani sulle ginocchia. Una bambina mi strappa un sorriso e mi mette al collo la medaglia. Sento voci familiari: papà, Fede, Luca e Miriam. Mi appoggio sulla transenna, batto loro il cinque, gli dico che alla fine correvo forte e…mio fratello mi mette davanti agli occhi il suo cellulare con su la mia faccia e un 9h54’ scritto in rosso.

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Mi lascio andare con la testa tra le braccia, sulla transenna. Il tutto dura qualche secondo ma è bellissimo, mi metto gli occhiali per nascondere l’emozione, ridò il cinque a tutti e ancora non comprendo che giornata pazzesca stia vivendo.

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Che botta di adrenalina leggere il tuo racconto Ricky, hai fatto una roba pazzesca ma sicuramente alla tua portata. Sono sicuro che hai già in mente il prossimo obiettivo. Per me già incontrarti due volte sul tracciato di gara tanta roba. Sei sempre un riferimento. Noi ti aspettiamo con altre sfide e altri tempi stratosferici.

IronMario

Linus e Deejay Ten, Intervista Esclusiva.

Manca poco alla Deejay Ten 2018. Ho chiesto a Linus come ci si sente ad essere l’artefice di moltissimi esordi sportivi.

Foto e copertina di Alessandro Vona.

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Anche io ho esordito come runner alla Deejay Ten. Il ricordo che ho della mia prima Deejay Ten, è quello di una festa, di una corsa spensierata con gli amici fra le vie di Milano. Da lì in poi i passi successivi sono stati tanti e questo blog ne è la testimonianza. Ho chiesto a Linus, come ci si sente ad essere l’artefice di moltissimi esordi sportivi e molto altro. Buona lettura.

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M.
Sono passate molte edizioni dalla prima Deejay Ten Milano. Negli anni sono cambiati il percorso e gli sponsor, ma immutato è rimasto lo spirito di questa gara. Come si fà a mantenere integra l’essenza di un evento che nel corso degli anni inevitabilmente subisce dei cambiamenti?
L.
Sono cambiate tante cose in questi 14 anni (percorso e numero dei partecipanti, per esempio) ma siamo sempre gli stessi a gestire il tutto, e abbiamo sempre ben chiaro il concept, che è quello di un evento che faccia tornare a casa la gente col sorriso. E quindi deve essere bella ma soprattutto bene organizzata. E su questo credo nessuno possa competere, almeno qui in Italia. 
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La Deejay Ten per molti runners, rappresenta la prima gara di corsa della vita, lo è stato anche per me. Molti iniziano a correre in vacanza o subito dopo e inevitabilmente la Deejay Ten diventa il primo obiettivo stagionale, creando così, con i neofiti, un legame indissolubile. E’ stata una cosa pensata posizionare la data dell’evento ad ottobre oppure il tutto è avvenuto per caso?
No, la scelta del periodo è proprio legata a questo legame inevitabile tra la scoperta della corsa durante le vacanze e la messa in pratica una volta tornati in città. Aggiungo che l’inizio dell’autunno è per tutti il periodo più bello per correre.
Come ci si sente ad aver dato i “natali sportivi” a moltissimi atleti che, come me, non solo sono andati avanti con la corsa, ma hanno seguito un’evoluzione che li ha portati a raggiungere traguardi diversi e ben più duri.
Io quest’anno ad esempio ho tagliato il traguardo del mio primo IRONMAN e non ti nego che dentro c’è un po’ di Deejay Ten, Aldo Rock e Linus.
E’ quello che si chiama circolo virtuoso, io ho iniziato “per colpa” di Aldo, tanti (come te) hanno iniziato per colpa mia. E’ un contagio “buono”, basato sull’entusiasmo di chi te ne parla. Quindi ne sono felice, molto.
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Sembra che tutto quello che ruoti attorno alla Deejay Ten, abbia lo scopo di promuovere lo sport. Nel 2016 mentre giravo con mia figlia, di poco più di tre anni, per il Deejay Village, mi è capitato di partecipare ad un Contest in uno stand, ed essere scelto come Ambassador per gareggiare alla London Virgin Marathon. Promuovere lo sport è una cosa che chiedete in qualche modo ai vostri sponsor, oltre alle classiche attività di marketing previste per loro?
A chi sposa la nostra causa chiediamo di essere coerente, in questo il messaggio della Deejay Ten è molto chiaro. Ed è quello di uno sport democratico, socializzante e sorridente.
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Parlavamo di evoluzione dei runners, pochi giorni fa si è conclusa la seconda edizione della Deejay 100, la gran fondo di ciclismo che ha visto numerosissimi partecipanti e un bel successo per la manifestazione. La Deejay 100, assieme alla Deejay Tri e alle varie Deejay Ten, ormai sono diventati dei capisaldi nei calendari delle manifestazioni nazionali. Quale sarà la trasformazione, ci saranno altre nuove manifestazioni, dobbiamo aspettarci anche una Deejay Trail o Obstacole Race?
No, no, tranquilli, al momento dovrebbero essere sufficienti quelle che organizziamo. Oddio, prima o poi mi toccherà mettere in piedi una Deejay Dog, vista la presenza invadente del mio cane nella mia vita (e quindi anche in quella degli ascoltatori) o un bel Golf Like a Deejay, che magari mi aiuta a conservarmi un po’ meglio.
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Parlando di “spirito sportivo”. Ho avuto la fortuna di correre all’estero e ho notato uno spirito differente rispetto a quello che vedo a Milano, nelle persone e nei quartieri che vengono interessati dalla manifestazioni sportive. Sembra che all’estero sia l’occasione per fare festa, scendere in strada e partecipare, in qualche modo è visto come un’opportunità. A Milano invece, sembra quasi che si dia fastidio. Lasciando da parte le polemiche, quale potrebbe essere, a parer tuo, la chiave di volta per far cambiare questo meccanismo?
I due grossi problemi delle corse in città (in particolare a Milano) sono la comunicazione e l’affollamento. Troppo spesso manca un po’ d’informazione, ma soprattutto ci sono troppe corse sugli stessi percorsi. A New York solo la Maratona occupa una parte delle strade cittadine, la Mezza Maratona parte alle sette di mattina e le altre sono tutte dentro il perimetro di Central Park.
Qualche anno fa c’è stata la scelta di non fare più la competitiva. È stata una scelta dettata dal numero sempre crescente di partecipanti o semplicemente non si sposava più con lo spirito della manifestazione?
Diciamo che c’era troppa distanza tra i cento duri e puri super competitivi e super cavillosi e gli altri trentamila. A noi piace l’idea di una festa, se lo scopo è fare il tempo o vincere un prosciutto ci sono mille altre gare.
Cosa diresti a chi non ha mai provato l’adrenalina di partecipare ad una gara, pur avendone le possibilità fisiche, per invogliarlo a correre?
Che non c’è occasione migliore della Deejay Ten. A volte mettersi un numero sulla maglietta sembra sottintendere chissà quale aspettativa, ma qui nessuno vi guarderà male se non volate come un keniano.
Lo sport per Linus, dal punto di vista personale, cosa rappresenta?
La cosa più mia in assoluto. Di quello che faccio correndo, pedalando o nuotando sono responsabile solo io. In più è una dimensione parallela e alternativa in cui a volte mi trovo proprio a rifugiarmi. E’ il collegamento con il mio IO più profondo.
Mi piacerebbe in qualche modo ricambiare la spinta motivazionale che ci dai con le manifestazioni, con i programmi e gli argomenti che tratti alla radio. Da moltissimi anni, corri, pedali e nuoti. Lo sport è parte della tua vita. Cosa può fare “IronMario” per farti esordire in un triathlon?
Ci sono andato vicino un sacco di volte, all’inizio il limite era l’acqua, poi ho risolto i problemi col nuoto e sono cominciati quelli con la corsa. Ora sto abbastanza bene, ma sono troppo vecchio…
Caro Linus,
anche Charles Bukowski, pur avendo pubblicato racconti e articoli in varie riviste letterarie durante la sua vita, ha pubblicato il suo primo romanzo “Post Office” all’età di cinquantuno anni. Quindi, quando e se deciderai di esordire in un gara di Triathlon di qualunque distanza, faccelo sapere perché io ci sarò!
Grazie per l’estrema disponibilità, ci vediamo alla partenza!
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IronMario

IRONMAN ITALY 2018 parte 2.

Scie Chimiche…

Tiro giù la zip della muta, tolgo le maniche e la posiziono in modo che io possa correre bene e che restino solo le gambe per sfilarla completamente, una volta in zona di transizione. Nel frattempo recupero il gel che avevo nell’avambraccio destro sotto la muta e lo uso prima di entrare in T1. Una volta dentro la zona cambio, recupero con sicurezza la sacca “Bike”, dentro ci sono il casco, il numero di gara e le calze. Entro nella tenda per il cambio, non ci si può cambiare in giro, tolgo la muta con decisione, indosso prima le calze e poi casco e numero in maniera tale che possa vedersi sulla schiena. Metto la muta dentro la sacca e la consegno allo staff. Corro a prendere la mia Kalibur che mi attende per i 180.2 km della seconda frazione.

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Fuori dalla zona di transizione, comincio a pedalare serenamente e seguendo le indicazioni che mi portano fuori Cervia e mi faranno passare in mezzo alle saline.  Il percorso è bellissimo, si articola su due giri da 90 km, con un giro di boa circa al 45°km dove c’è uno strappo di circa 350m in salita che dovrò ripetere due volte, da lì poi discesa e via per il secondo giro. Sul tratto di ritorno verso Cervia un fastidioso vento contrario rallenta la mia andatura, però ad onor del vero su 180 km di percorso non trovare vento sarebbe pretenzioso.

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La frazione di bici è quella più lunga e quindi è fondamentale idratarsi e alimentarsi bene, in modo da poter affrontare carichi delle energie necessarie la frazione di corsa. Con cadenza maniacale bevo un sorso d’acqua ogni 15 minuti, alternandolo ai sali. Ogni ora ho un piccolo panino integrale dolce, con del tacchino e della marmellata, (io mi sarei portato anche la pasta al forno, ma non ci stava in bici). Ho previsto di chiudere la frazione di bici in circa 6 ore, quindi ho 6 panini che ho posizionato con lo scotch, sulla bici e sull’apposito contenitore. Ogni 30 minuti dal panino, a seconda delle sensazioni, ho un gel a disposizione.

Pedalo molto bene, sono contento del ritmo che ho e non faccio troppa fatica, comincio a scalare posizioni, vedo e saluto molti amici che partecipano con me, poi a circa 30 km dall’inizio, vengo passato da un gruppetto, saranno stati fra gli 8 e 12 atleti, che se ne vanno tranquilli attaccati manco fossero in una gran fondo. Tutti in scia, da li “scie chimiche”. Scie chimiche perché questi signori, che furbescamente se ne stavano alla grande in scia, contravvenendo al regolamento IRONMAN che lo vieta, hanno rovinato l’essenza di questo sport. Non parlo dell’inevitabile traffico delle stradine strette o delle salite, parlo dei vialoni e delle tratte di statale a corsie enormi, che venivano affrontate in gruppo. Ecco non si fà, non è spirito IRONMAN questo.

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Il primo giro va liscio, sono sereno, pedalo come previsto e mi godo il paesaggio, al secondo giro ho un piccolo problema al 122° km e al 170° km. Dolori alle piante dei piedi che non mi fanno spingere come dovrei e mi costringono a togliere i piedi dalle scarpe e pedalare con i piedi fuori ma sulle scarpe per qualche km. Questo problema mi farà perdere velocità, ma non mi distoglierà dall’obiettivo finale. La frazione di bici passa molto in fretta e sto molto bene, la chiudo in 6h:03 e durante tutto il percorso ho sempre salutato e ringraziato tutti quelli che applaudivano e incitavano. I ristori sono ben presenti così come i penalty box affollati di sciatori chimici beccati dai giudici di gara.

Arrivo finalmente in T2 e sul rettilineo finale vedo i fotografi e decido di concedermi uno scatto giocoso. Ostento sicurezza e freschezza, ma appena messo piede a terra non sento più le gambe. Sono felice e sto molto bene, ripongo la bici e corro a recuperare la sacca, dentro ho una Coca-Cola in lattina, la apro, i ragazzi dello staff sentono e si girano, scherzo con loro, volete un cuba? Ridono Sei un grande, bevo solo un sorso, infilo le scarpe, cappellino, occhiali e recupero i gel che mi serviranno per la maratona. Lascio la Coca ai ragazzi dello staff assieme alla sacca e corro spedito per il mio primo giro di corsa…

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La Maratona per la sue essenza anche come gara singola è un’impresa difficile, portarla a termine in un IRONMAN ancora di più.

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Con il tempo e le gare ho imparato un solo metodo per portare a casa il risultato: ascoltare il mio corpo. La maratona è lunga, è difficile, va preparata bene. La maratona va goduta. Ho un trucco che mi aiuta a superare il tempo ed i chilometri nelle gare “multi lap”, a Cervia c’erano 4 giri ed il rischio di finire nel tunnel della stanchezza, sconforto, etc. è sempre dietro l’angolo. Io per evitare di finire down con la testa, gioco con il pubblico, cerco di tirarlo dentro incitandolo a farmi tifo, e devo dire che è servito allo scopo. Al primo giro di boa individuo un gruppetto fermi a fare il tifo e gli dico che per  guardare dovevano offrire la birra. Al secondo giro passo e sono in silenzio, li incito e gli  chiedo e la birra? Al terzo giro prima che arrivassi, sento c’è Mario, Dai Mario ti manca l’ultimo se ce la fai avrai la birra! Ebbene, all’ultimo giro mi corrono dietro con una birra, mi fermo tiro un sorso e riparto, il complessino lì di fianco ingaggiato per tenere ritmo, mi esalta mi urlano Rock and Roll Mario! Sono veramente felice, sto bene, non sto soffrendo, ed il merito è dell’allenamento fatto con Coach Diego De Francesco. Sì io sono forte di testa e ormai l’avete imparato, riesco a portare a casa gli obiettivi quasi sempre. Ma è l’allenamento e la preparazione mentale e fisica a fare la differenza.

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Detto questo la maratona non è stata solo gioco e gioia, ho dovuto stringere i denti, ho incontrato gli sguardi di amici che mi hanno sostenuto, Riccardo, Marco, Valentina, Mimma, tutti gli amici collegati da casa con il Traker. Ho anche condiviso tratti di corsa con sconosciuti, ricevendo e regalando forza. E poi avevo li la mia famiglia. La carica più grande che io potessi avere, l’energia più forte che un atleta possa desiderare, altro che doping.

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La passerella finale è stata bella ma non più emozionante della partenza.

“…Il Tricolore fra le mani che sventola sulla mia testa, il fragore delle mani degli astanti che battono sui tabelloni, le loro voci che mi incitano, la musica in sottofondo, la voce dello speaker, il traguardo che si avvicina, le gambe indolenzite da 12 ore di gara.  Niente…non sentivo nulla, ero totalmente immerso in un’enorme bolla d’aria, sentivo solo il mio respiro, come in quei film dove all’improvviso l’attore immerso nel caos del traffico della città, rimane da solo con il suo universo. Probabilmente è accaduto questo mentre percorrevo gli ultimi metri della passerella prima di tagliare il traguardo del mio primo IRONMAN.” Felice andavo a prendermi la mia prima medaglia da IRONMAN.

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Questo viaggio stupendo fatto di sudore, fatica, colori, amici, gioia, me lo dedico e lo auguro a chiunque. Affrontatelo con serenità e godendovela, magari facendovi consigliare da un coach la strada da seguire. Io l’indomani mattina dopo l’IRONMAN ho pedalato e il lunedì seguente ho corso senza troppi strascichi fisici. Aveva ragione il Presidente vedrai che sarà facile. Più facile della mia prima maratona per dirla tutta.

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MARIO YOU ARE AN IRONMAN

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Adesso tocca a voi!

Se avrete bisogno io ci sarò per sostenervi e incoraggiarvi.

IronMario

IRONMAN ITALY 2018 parte 1.

MARIO YOU ARE AN IRONMAN…

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Avrebbe dovuto dire lo speaker all’arrivo, ma solo lui sa perché non l’ha detto, oppure l’ha detto ma io ero talmente su un altro pianeta che non l’ho sentito, anzi non sentivo nulla…

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…Il Tricolore fra le mani che sventola sulla mia testa, il fragore delle mani degli astanti che battono sui tabelloni, le loro voci che mi incitano, la musica in sottofondo, la voce dello speaker, il traguardo che si avvicina, le gambe indolenzite da 12 ore di gara.    Niente… non sentivo nulla, ero totalmente immerso in un’enorme bolla d’aria, sentivo solo il mio respiro, come in quei film dove all’improvviso l’attore immerso nel caos del traffico della città, rimane da solo con il suo universo. Probabilmente è accaduto questo mentre percorrevo gli ultimi metri della passerella prima di tagliare il traguardo del mio primo IRONMAN. Vedevo le immagini scorrere intorno  a me, come un pugile suonato al tappeto, sentivo solo il mio respiro, ma ero li, stavo correndo, stavo benissimo e non ero al tappeto e non mi sono svegliato all’improvviso tutto sudato, non era un sogno, era un sogno che si realizzava. Stavo andando a prendere la mia medaglia all’arrivo, tagliando “il traguardo”.

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Che bellezza, che soddisfazione, che felicità, pensate che tagliare il traguardo non è stato il momento per me più emozionante.

Cervia 22 settembre 2018, ore 04:15 del mattino.

Suona la sveglia e la zittisco subito, l’aspettavo, l’aspettavo per alzarmi e andare a fare colazione con calma, non ho dormito benissimo e sono sveglio dalle 03:00 circa, ma sto bene, oggi niente può andare storto.  Alle 04:35 mi presento in sala colazione, non sono l’unico, altri come me sono lì per affrontare il mio stesso viaggio. C’è silenzio, non servono parole, basta uno sguardo e mezzo sorriso accennato, per ricevere e dare quel conforto che ha l’effetto di una pacca sulla spalla, dai ragazzone. Mangio il giusto, scelgo le cose che mi aiuteranno in questo viaggio,  con calma sempre in silenzio mi prendo il tempo che mi serve, alla ricerca di quella quiete esterna, che cela dentro però un mare in tempesta. Prendo tutto il necessario e vado in zona cambio, in questi momenti l’unica cosa che funziona per me, è comportarsi come un pilota d’aereo, faccio la mia check list e la smarco passo passo, anche mentalmente, dimenticare un dettaglio è facile, eppure l’ho già fatto in altre gare, si ma questo è un IRONMAN, non si può lasciare nulla al caso.

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Ore 05:30 è ancora buio apre la zona cambio, gli atleti cominciano a posizionare le sacche nelle rastrelliere con tutto il necessario, io come gli altri, sembra quasi un rito, poso le sacche in corrispondenza del mio numero e lo verifico più volte, quella della bici e quella della corsa, dentro c’è tutto l’essenziale che mi servirà per affrontare ciascuna frazione in modo adeguato. Posate le sacche mi reco alla bici, ho già focalizzato ieri l’ambiente intorno e ho ben presente i riferimenti che devo cercare per trovare la mia Kalibur senza stare a cercare fra i numeri, devi andare a colpo sicuro, sapendo che in corrispondenza di quel palo e quell’insegna lì c’è lei che ti aspetta e non devi sbagliarti perché sarai in assenza di ossigeno e in trance agonistica. La trovo li ad aspettarmi, metto le borracce al loro posto e comincio a posizionare, con l’aiuto del nastro di carta, il cibo che mi aiuterà ad affrontare i 180.2 km del percorso bike. Non sto improvvisando, anche questo l’avevo preparato, sapevo benissimo dove mettere tutto. Posiziono le scarpe sui pedali e con dei piccoli elastici li metto in posizione per essere più rapido. In ultimo gonfio i tubolari della bici, li porto alla pressione necessaria. Accanto a me c’è un ragazzo, vedo che sta tremando, ha il braccialetto verde fluo che identifica gli atleti al primo IRONMAN,    io non l’ho messo per scaramanzia, sopra c’è scritto diventerai uno di loro. Lo guardo e non dico nulla sono momenti delicati, non essere invadente è fondamentale in questi momenti dove la tensione è alle stelle, mi guarda e mi chiede balbettando sai come si gonfiano le gomme mi daresti una mano, gli dico certo finisco qua e ti aiuto gli si illumina lo sguardo, altri due colpi ed il mio tubolare è alla pressione giusta posso dedicare qualche minuto a lui. Il ragazzo è molto agitato, mi dice delle cose sai non sono capace non riesco a gonfiarle è il mio primo non l’ho mai fatto, gli do un pacca sulla spalla gli dico Tranquillo sono anche io al primo IRONMAN e gli sorrido. Gli passo la mia pompa, lui stava usando quella in dotazione della zona cambio e per farlo uscire da sta situazione di crisi gli dico dai fallo tu così impari ti dico io cosa fare. Gli do gli input e lui esegue, si rasserena, porta le gomme in pressione e poi si distende, mi sorride. Fai una cosa per volta pensando solo a quello che stai facendo, io farò così e vedrai che taglieremo il traguardo. Mentre glielo dicevo con tono pacato e rassicurante, me lo ripetevo come un mantra.

Lo speaker da le info di giornata in inglese e in italiano, all’improvviso, mentre parla in inglese capisco che la muta è facoltativa per via delle meduse solo per gli age group, i pro andranno senza, dalla zona cambio si alza un boato tipo goal, è ora di indossare la muta e andare a prendere confidenza con il mare. Lascio la mia Kalibur pronta alla battaglia.

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Ore 07:15 Il sole è ormai all’orizzonte ho circa 10 minuti per prendere confidenza con l’acqua e abituare il mio corpo alla muta. La sabbia è fredda, sono tutti in spiaggia, tiro su le maniche e indosso la mia zoot che ormai dopo molte gare è una seconda pelle. Sono nato al mare ed il momento un cui metto piede in acqua è sempre speciale, è come tornare a casa, anche se come i grandi marinai insegnano e anche per esperienza diretta, ci vuole un grande rispetto e un pò di timore per il mare, credetemi è così anche per affrontare un IRONMAN, ci vuole preparazione e rispetto per questa distanza. l’acqua è calda comincio a nuotare, sento la presenza di qualche medusa, non me ne curo, dovrebbero essere quelle innocue. comincio a nuotare lentamente è una bella sensazione, il mare è piatto è molto bello, alzo il ritmo qualche bracciata per scaldarmi bene, appena in tempo prima di sentire la speaker richiamare tutti gli atleti fuori dall’acqua per la partenza.

Esco vado verso la partenza, che sarà rolling start, alle 7:30 gli Elite Pro Maschi, dopo 5 minuti le Elite Pro Ragazze e poi tutti gli Age Group, 6 ogni 5 secondi. Ci sono diversi cancelli ognuno con un tempo di percorrenza differente, mi piazzo fra l’1h20 e 1h30 che dovrebbe essere il  mio tempo per fare i 3.8 km di nuoto della prima frazione. Questo è il momento più emozionante c’è tensione nell’aria, è giunto il momento dell’Inno di Mameli, mi emoziono molto guardo il cielo, canto l’inno, come me pochissimi nonostante ci fossero attorno a me moltissimi Italiani non cantano, non gliel’hanno insegnato a scuola, forse l’emozione gioca brutti scherzi ma non so ci rimango male e continuo a cantare, finisce l’inno un applauso sono carico ed emozionato mi scorrono in mente tutte le fatiche fatte per arrivare a questa partenza, un atleta straniero forse Finlandese mi vede emozionato mi da la mano e ci diamo una pacca reciproca sulle spalle. Countdown e sirena I Pro SONO PARTITI. I minuti sembrano interminabili, finalmente la mia fila comincia a sgranarsi sono davanti al semaforo 5 secondi, le boe sembrano lontanissime  dalla battigia, so che dovrò superarle solo una alla volta. Rosso e Verde via… corro mi butto in mare con ritmo comincio a nuotare e mi metto al mio passo, bracciata dopo bracciata noto con piacere che il mare è limpido si vede il fondo e anche le meduse, arrivano le prime boe di delimitazione del percorso, sono sereno e sto molto bene, poco prima della prima boa di direzione raggiungo un gruppetto partito prima di me, uno di loro mi accoglie con un bel calcio sull’occhialino destro che mi si attacca a ventosa, non mi sono fatto male niente panico fuori la testa e con un gesto rapido lo stacco, riprendo sereno viro e mi rimetto a ritmo manca un’altra boa di virata e poi ci sarà l’uscita all’australiana in spiaggia che divide in due il percorso, ho già percorso 2.200 m, continuo tirando fuori la testa ogni 6/8 bracciate per mirare con precisione la boa e non zigzagare. Ci siamo, sono a riva, esco e rientro al volo, vedo dei volti noti che mi incitano, sorrido, saluto, e via 1.600m con due virate volano via, esco dall’acqua e in 1h17. Molto meglio di quanto avevo previsto. Respiro… e corro in T1

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Continua mercoledì….

IronMario