Riccardo Costagliola di Polidoro, esordio nell’Ironman in 10:13:31. Ed è solo l’inizio!

3,8 km Nuoto, 180 km Bici, 42,195 km Corsa.

Sono queste le cifre da tenere a mente quando si parla di IRONMAN.

Ho chiesto a Riccardo di raccontarci come è stato il suo percorso e l’approccio che ha avuto alla massima distanza. Leggere quello che ci racconta penso possa servire a tutti coloro vorranno affrontare in futuro un Ironman. Sono rimasto sorpreso.

Ciao Ricky, come stai?

Bene grazie, sorride sornione, come uno che sà di averla combinata. 

Sembra che tu non sia per niente affaticato, anche guardando le foto dai questa impressione.

Se la ghigna, sono a posto, gambe ok, anche se la schiena in gara ha fatto un po’ le bizze, ma per il resto veramente bene.

Immagina di raccontare come si prepara un Ironman ad uno che, come te, lo affronta per la prima volta. Da dove si parte?

Un IRONMAN, prima di preparalo e affrontarlo, è necessario sognarlo. Deve accendersi la scintilla, devi sentirti pronto e quando dico pronto intendo di testa. Almeno nel mio caso, il processo di maturazione è durato circa 3 anni, dopo diversi 70.3 e gare più corte, è scattata la scintilla e ho deciso di intraprendere il viaggio che mi ha portato a Francoforte.

Non voglio parlare delle ore di allenamento, delle distanze massime che ho percorso, se ho fatto o meno i famosi combinati o di cose simili.

Il messaggio che vorrei far passare è che l’Ironman si può preparare con il sorriso, settimana dopo settimana, senza grosse rinunce o sacrifici. Uscire a correre sotto la pioggia o a pedalare con gli amici alle 5:59 per me è un piacere, i sacrifici credo siano altri.

Circondatevi delle persone giuste, condividete gli allenamenti con amici e con persone che prima di voi hanno viaggiato verso il loro primo Ironman e tutto vi sembrerà semplice. Il tempo è davvero volato…

Quanto conta secondo te essere seguito da un coach?

Tra le persone giuste di cui sopra, inserisco sicuramente il coach che per me è stato fondamentale.

Un buon coach non ti prepara solo fisicamente ma ti aiuta ad entrare nel giusto mood, ad organizzarti la settimana e ad affrontare eventuali momenti difficili della preparazione o delle gare.

La fiducia nel coach è fondamentale, se ti trovi a dubitare del lavoro che state facendo o se guardi ciò che fanno gli altri, non andrai molto lontano.

Già che ci siamo ne approfitto: grazie Ivan, questo Ironman lo abbiamo preparato davvero facile!

Raccontaci il momento che ti rimarrà stampato negli occhi di questa gara.

Vi sembrerà strano ma mi è rimasta impressa più la partenza dell’arrivo. Mi trovo dentro la muta, con i piedi sulla sabbia e cerco di scaldare spalle e gambe. C’è un casino pazzesco tra voci, tifo, trombette, speaker, inno tedesco e chi più ne ha più ne metta.

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Io sono lì nel mezzo, sento tutto ovattato, rifletto e metto a fuoco, solo in quel momento, a pochi minuti dalla partenza, ciò che mi attenderà, dove sono arrivato e le distanze che dovrò affrontare: le boe sembrano lontanissime!

I minuti che hanno preceduto lo start della gara sono stati davvero emozionanti, da brividi.

Un misto di tensione e entusiasmo si leggeva sulle facce dei miei compagni di viaggio, e forse anche sulla mia, qualcosa di difficilmente descrivibile. Sono momenti che vanno vissuti e che da soli valgono il prezzo del biglietto.

 

Che difficoltà hai incontrato.

Diciamo che ho incontrato un momento di difficoltà in ogni frazione, ma le ho affrontate con il giusto spirito. Come mi ha insegnato Ivan,Per un Ironman non si è mai pronti. Per farlo bene devi essere pronto di testa…”.

La partenza a nuoto, anche se rolling, è stata caotica. Forse sono partito troppo indietro e nei primi 500/600m mi sono trovato a prendere botte, perdere gli occhialini e nuotare in affanno non trovando il giusto ritmo di bracciata. Sono rimasto sereno, mi sono rimesso nella bolla e ho nuotato bene.

In bici è stato impegnativo mantenere la contrazione per cinque ore, pedalando sempre al massimo delle mie possibilità. Soprattutto quando al primo giro ti trovi al km 40 e passi il cartello dei 120. Ho cercato di darmi piccoli obiettivi da raggiungere, anche solo il tempo che mancava al prossimo paninetto (miele e tacchino, e sei subito al top!).

La corsa, ultimo momento di difficoltà. Questa volta me lo sono creato da me pensando che il terzo giro sarebbe stato il più difficile e dopo questo avrei potuto mollare un filo per rifiatare. Come da copione alla fine del terzo giro, 30esimo km circa, mi sono sentito libero di poter camminare al ristoro con la “scusa” di dover bere Coca e digerire i gel. Ho impiegato circa 3km a riprendere la giusta concentrazione, un peccato perché il ritmo che ho tenuto negli ultimi kilometri è stata la prova che le gambe arrivano dove la testa vuole, se la testa non vuole è un bel problema…

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Bignami dei 10 consigli

Ci provo, dieci consigli sono tanti soprattutto per chi come me è alla prima esperienza:

  1. Divertitevi, vivete la preparazione con il giusto spirito e in compagnia, sarà la parte più bella del viaggio.
  2. Costruitevi, cioè mettete un mattoncino sopra l’altro, non fermatevi, non trovate scuse. Consistency per dirla all’inglese è la chiave di tutto.
  3. Mangiate bene, è fondamentale non tanto per entrare nel body ma soprattutto per avere le energie per affrontare al meglio gli allenamenti quotidiani oltre agli impegni lavorativi e personali.
  4. Recuperate, e dormite a sufficienza. Un’ora in più di sonno a notte può darvi una carica incredibile. Provare per credere.
  5. Abbiate fiducia, in voi stessi prima di tutto, nel vostro coach nel caso ne abbiate uno e in chi vi accompagnerà in questo viaggio.
  6. Trovate il giusto equilibrio, tra allenamento e vita personale. Essere sereni e godersi ogni allenamento aiuta a crescere parecchio dal punto di vista della prestazione.
  7. Siate curiosi, cercate di capire lo scopo di ogni singolo allenamento, le scelte nutrizionali e come queste influiscono sulle vostre prestazioni, fate tesoro delle esperienze degli altri.
  8. Imparate a gestirvi, di ritmo ed energie in gara è importante per arrivare al traguardo bene senza trascinarsi. Ma, se ne avete, osate…
  9. Condividete, la fatica, la preparazione, i dubbi o i problemi ma soprattutto le gioie e le gare.
  10. Emozionatevi, vivete intensamente il vostro viaggio. La fatica passa, le emozioni restano e riaffiorano nel tempo regalandovi sorrisi.

IRONMAN, roba per tutti?

“Se vuoi, puoi”. Ho fatto mio questo motto spinto dall’entusiasmo della mia amica Sara che non smetterò mai di ringraziare. Qui ci ricolleghiamo al “da dove si parte?” iniziale. La voglia di confrontarsi con se stessi e con quelli che pensiamo essere i nostri i limiti credo sia la chiave di tutto.

Non si tratta di Ironman, ma di sport e più in generale di vita. Che si parta per un Ironman, per una Gran Fondo con dislivello importante o per una 5km credete in voi stessi, credete di potercela fare, metteteci anche un filo di sana arroganza che non guasta mai.

Durante questo viaggio, la gara, a cosa pensavi?

La gara in sé è stata un’esperienza davvero particolare. Dal momento in cui ho iniziato a correre sul bagnasciuga, fino all’esultanza sotto la finish line sono stato immerso in un fiume di pensieri, impossibile ricordarli tutti.

Sei in mezzo a migliaia di persone tra atleti, supporter e tifosi, ma allo stesso tempo sei solo. Tu e la gara, ripeti meccanicamente gesti semplici, come quello di pedalare, e nel frattempo pensi.

Una cosa che faccio spesso, sia prima della gara sia durante, è immaginarmi al traguardo e pensare alla possibile esultanza. E’ un pensiero estremamente positivo, quello ci vuole per affrontare una gara così lunga.

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Nel fiume di pensieri sono passati mio fratello e mio padre che erano lì per me, non potevo deluderli, Gabriele e gli altri Road che erano sul percorso con me, anguria fresca e Coca Cola ghiacciata, la maratona che avrei dovuto affrontare, una maratona quando sei al 150km della bici stai dando il tuo meglio e le gambe si induriscono.

Ho pensato infine ai bambini SMA a cui spero di aver regalato almeno un sorriso!43_m-500003097-DIGITAL_HIGHRES-1752_146745-8961192.JPG

Io mi terrò dentro il viaggio per sempre mentre la finish line la dedico a loro: poter fare del bene ti da uno stimolo incredibile, ti riempie la vita!

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Grazie Riccardo, da uno metodico come te mi sarei aspettato tutt’altro, invece, ancora una volta, dimostri che il cuore batte tutti quando scende in campo e tu hai un cuore grande!

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IronMario

 

 

 

IRONMAN FRANCE, dal racconto di chi l’ha vissuto e vinto. FEDERICA DE NICOLA!

Conosco Federica da qualche tempo, ci incrociamo spesso al mattino, molto presto, quando entrambi ci alleniamo. E’ una ragazza giovane, seria e determinata, ho avuto modo di scambiare con lei due parole, alla partenza della Maratona di Londra e devo dire che sono rimasto stupito per il suo modo di essere con i piedi ben piantati a terra e nonostante la giovane età con le idee ben chiare.

Le ho chiesto di raccontarci come ha vissuto questo viaggio incredibile dell’IRONMAN di Nizza, uno dei più duri del circuito Eurpe che Federica ha vinto nella categoria 18-24 in modo strepitoso e mi ha detto subito si, aggiungendo “mi mette a disagio tutto questo focus su di me in questo momento”….

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Ecco cosa ci ha Raccontato ….

“…..Caso vuole che ci sia una ricorrenza di date in questa occasione: io ho fatto la mia prima gara di triathlon a Rapperswil il primo week end di giugno del 2014. Un 70.3 preparato a caso in un mese, per scommessa, con lo scopo di finirlo e non avendo idea di cosa fosse davvero il mondo del triathlon. Due anni esatti dopo mi ritrovo a fare il mio secondo Ironman alla volta di Kona! Incredibile come in poco tempo le prospettive e le passioni possano cambiare!!

L’Ironman Nizza per me non era l’obiettivo stagionale, era una gara test in vista del Mondiale di kona. Siccome kona è conosciuta come la gara più impegnativa del circuito, mi sono iscritta a Nizza perché è rinomata per essere una delle gare più ardue in Europa, in modo da prepararmi psicologicamente (e fisicamente) al campionato del mondo. Questa volta conoscevo la distanza, sapevo la fatica che si prova in un Ironman e che la cosa fondamentale e riuscire a mantenere sempre quel 5% di energia come asso nella manica in caso di imprevisto. Il percorso bike è un giro unico con 2100m di dislivello, con una salita di 20km come difficoltà maggiore, ma ricco di discese tecniche e tratti mossi che richiedono continui cambi di ritmo. Ero già venuta a provare il percorso, quindi un’idea delle pendenze ce l’avevo già.

Dopo questa premessa, ecco la mia esperienza gara.

A me piacciono le sfide, penso che più sono ardue, più sono gratificanti. Questo percorso sarebbe stato mio, era la mia gara. I giorni prima non nascondo di essere stata tesa: il meteo non prometteva nulla di buono, pioggia, freddo, a volte persino grandine! In più vento e mare mosso, cosa che mi inquietava visto che non sono una grandissima nuotatrice.. Ma le condizioni avverse ci sono per tutti, sarebbe andata in un modo o nell’altro.

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La mattina della gara sono arrivata in zona cambio alle 5.30, concentrata, tenendo a mente tutta la strategia preparata i giorni prima con il mio allenatore e non sentendomi mai sola, pensando ai miei amici che mi avrebbero seguita durante la gara. Gonfiate le gomme (mi hanno pure rubato la pompa quella mattina!), attaccate le barrette e indossata la muta, mi sono infilata nel mio settore del rolling start, il più veloce, meglio avere intorno gente esperta anche più veloce di me in grado di spronarmi a dare il meglio.

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Via, partiti. I primi 500m ho preso tantissime botte in mezzo alla tonnara, ma il mare era calmo e riuscivo a mantenere una buona traiettoria, quindi preso il mio ritmo ho cominciato a nuotare con un gruppetto di persone e sono riuscita ad uscire senza tirarmi il collo in 1h secca.

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Il cambio è stato veloce, sono partita in bici forte perché sapevo di aver davanti una ragazza della mia categoria e non avevo intenzione di rallentare finché non l’avessi presa. Fortunatamente già al ventesimo km l’ho raggiunta, quindi poi mi sono assestata sul mio ritmo e ho affrontato il percorso. Sono riuscita a mangiare e bere bene, le condizioni atmosferiche erano fredde, ma sono stata abbastanza fortunata da non prendere neanche una goccia d’acqua. Ho sentito che gente che ci ha messo un po’ più di me che ha preso addirittura la grandine!! Non mi sono annoiata neanche un secondo per tutti i 180km: salite, discese, cambi di ritmo, strade strette e non sempre chiuse al traffico che richiedevano grandissima lucidità.

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Le gambe c’erano e la testa anche, stavo proprio bene. Il percorso è meno duro se ci si diverte in gara, Nizza è impegnativo perché spaventa molto psicologicamente! La seconda frazione è volata, quando ho cominciato a correre c’era il sole, mi sentivo bene e piena di energie.

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Ho visto una donna che correva e l’ho affiancata, salvo poi accorgermi che era la prima assoluta e che se avessi tenuto il suo ritmo probabilmente sarei morta, quindi ho rallentato un pochino e mi sono assestata sul mio passo, stando bene attenta a fermarmi qualche secondo a tutti i ristori. I primi due giri sono andati via agili, la promenade cominciava a riempirsi sempre di più, gli italiani a fare il tifo ed incitarmi erano tantissimi. Al terzo giro ha cominciato a piovere e la temperatura è scesa di netto, il che non è stata una gran cosa per il mio intestino, che mi ha costretta a 3 soste in bagno nel giro di 7km. È stata una prova di testa più che fisica, perché passi la sensazione sgradevole, ma non è facile continuare a correre così! Fortunatamente mi sono ripresa e sono riuscita a tornare ad un buon ritmo di corsa, però fermandomi a prendere sali e integrare il più spesso possibile, sapendo di aver perso energie e che la maratona non sarebbe finita finché non avessi tagliato il traguardo! Alla fine sono arrivata. 10h18′. Oltre ogni aspettativa! Non ci credevo!

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Questa gara mi ha lasciato tanta soddisfazione da tanti punti di vista: so che è la grinta la cosa fondamentale negli Ironman, che il tifo e il supporto sono fondamentali, che il triathlon è individuale solo nello svolgimento, ma sono le persone che ti accompagnano nella preparazione il vero segreto. Il successo è stato tale perché ho potuto condividerlo, la gioia solitaria non sarebbe stata così appagante! Ora sono pronta per avventurarmi nella preparazione del mondiale!

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Grazie Federica, ti ho seguita sull’app di IronMan e ho esultato per la tua vittoria. Ascoltare le tue parole mi fa rivivere le mie esperienze di gara e non ti nego che Nizza è uno degli obiettivi di IronMario.

Ragazzi avete preso appunti? Ricordatevi questo nome perché ne sentirete ancora parlare…..

Federica è l’esempio, studiare “medicina” e allenarsi seriamente avendo ottimi risultati in entrambi i campi, si può fare.

Rimani così perché a noi piaci tanto. Una vera DURA.

Grazie ancora Fede per l’emozionante racconto, faremo il tifo per te a Kona!

Sempre a tutta!

IronMario

Impariamo a darci i voti!

 

Credo sia capitato a tutti, subito dopo gli allenamenti o dopo qualche gara, di fermarsi a parlare con gli amici con i quali si condivide la stessa passione. Dopo qualche battuta, pacca sulla spalla o sorriso, inevitabilmente scatta l’analisi della prestazione sportiva.
E qui, credetemi, se ne sentono e vedono di ogni tipo e colore.
Cercherò di fare una piccola classifica degli utenti tipo.
Cominciamo con quello che più ci irrita e al quale daremmo volentieri una “testata”.
Il PESSIMISTA FALSO MODESTO:
Molto spesso è un atleta, anche se amatore, fortissimo, che si migliora ad ogni gara o allenamento.
Nonostante sia sotto gli occhi di tutti il suo impegno e la capacità di migliorarsi, riesce sempre a trovare frasi del tipo 
non sono soddisfatto, ho corso malissimo”, “non ce la farò mai”, “sono andato veramente piano” e magari il suo interlocutore è più lento di 10 minuti al km. Insomma, il pessimista falso modesto, trova sempre una ragione per “lagnarsi” ed è alla ricerca spasmodica di quello che, a suo avviso, non è andato bene, ma non lo fa per migliorarsi, lo fa solo per comunicarlo nel peggior modo possibile agli altri.
Questi individui li vedrete quasi sempre in solitaria, a caccia di qualche preda da addentare per scaricare loro addosso la propria negatività.
In genere, però, sono soliti collezionare una serie di vaffa muti, in modo totalmente inconsapevole.
Emarginiamoli 🙂
 
Poi c’è l’estremo opposto, quello che, personalmente, ammiro e che suscita estrema simpatia:
IL POSITIVO TRANQUILLO STRAFOTTENTE:
E’ un personaggio molto sorridente, con un seguito notevole di donne, sempre accerchiato da numerosi amici. Se ti confronti con lui prima della gara è molto ambizioso e seriamente convinto di potere togliere almeno 10 minuti dal personale, tuttavia, anche se con buona probabilità questo non accadrà, se ne frega, tanto è li per divertirsi, per il ristoro e per farsi quattro “ghigne” in compagnia.
Alla partenza delle gare è sempre sereno, manda baci a tutti e magari tira su qualche numero di telefono.
Compagnoni Instancabili ce ne vorrebbero di più …
 
Come non citare poi una categoria sempre presente.
 
L’ETERNO INFORTUNATO:
Abili mentitori, ipocondriaci, mentono  sapendo di mentire. Consapevoli del fatto che la scusa dell’infortunio può durare per un periodo limitato, sono sempre alla ricerca di nuovi infortuni da comunicare, dietro i quali nascondono la voglia di non allenarsi, le proprie paure, la non voglia di dare il massimo e la paura di essere giudicati dagli altri.
In genere, dispensano consigli su come evitare gli infortuni di cui sono vittime.
Li riconoscete perché chi gli sta attorno tiene le mani in tasca.
Se li vedete scappate, se li volete aiutare sopprimeteli 🙂
 
L’ultima categoria della quale vorrei parlarvi prima di ritornare serio è quella de
I SOFFERENTI:
Vivono nella sofferenza, l’allenamento per loro è sofferenza come del resto la gara. Precisi, sempre in tabella, se non soffrono non si divertono. La felicità per loro è una foto con lo sguardo sofferente all’arrivo.
Riescono molto bene in quello che fanno, sono seri, metodici e molto performanti.
Mai una gioia, fatevilla na risita ogni tanto….
Sperando di avere innescato il gioco dell’etichettare qualcuno che conosciamo, ho volutamente tralasciato alcune categorie.
I personaggi citati non sono obiettivi, nell’approccio alla gara e nella valutazione della stessa.
Per un retaggio culturale non siamo abituati a farci dei complimenti quando riconosciamo di meritarli, cosa che è assolutamente sbagliata.
Di recente ho partecipato ad una conferenza tenuta da due specialisti di settore sui “Riconoscimenti”, sulla valenza che possono avere se dati in modo corretto e sui danni che possono creare se dati in modo errato.
Ho tirato giù uno schema che voglio condividere con voi e che sicuramente ci potrà aiutare a essere più obiettivi con noi stessi dando il giusto riconoscimento, quindi i giusti voti, a quello che facciamo.
Tutti giornalmente cerchiamo e abbiamo bisogno di riconoscimenti, che ci fanno stare bene e sono il motore della motivazione.
Non è facile dare dei riconoscimenti agli altri, proprio perché non siamo abituati a darli nemmeno a noi stessi.
Se impariamo ad utilizzare in modo corretto questo strumento verso di noi, di sicuro sapremo poi utilizzare quest’arma motivazionale con tutti.
Cos’è il “riconoscimento”
DefinizioneSchermata 2015-12-02 alle 11.34.50

 

come possono essere:
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Se proviamo a scrivere su un biglietto come è andata la nostra prestazione sportiva, onestamente e in modo obiettivo, noteremo che sarà una cosa difficile all’inizio, ma questo esercizio, magari con carta e penna, alla lunga ci darà una capacità di giudizio utile a migliorare le nostre prestazioni.
In buona sostanza, dato che l’essere umano è l’animale per eccellenza in continua evoluzione, figuriamoci uno sportivo. Se continuiamo a darci delle etichette negative assolute ci ritroveremo ad essere sempre dei “lenti”. Diamoci un riconoscimento in più su ciò che siamo riusciti a fare, ma contestualizziamolo alla gara, all’allenamento o al momento specifico: anche le nostre prestazioni miglioreranno.
Divertitevi
IronMario

IRONMARIO YOU ARE FINISHER!

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Ebbene sì, domenica a Pescara IronMario ha portato a casa il suo obiettivo, traguardo raggiunto.
Gara conclusa in 6:43:23, tantissimo, c’è stato anche il tempo per un mega selfie di gruppo, ma non voglio fare discorsi di tempi adesso, ci sarà modo per analizzare bene ogni singola frazione.

Ho lavorato tanto, tantissimo e alla fine il lavoro duro paga sempre e il risultato è arrivato.

Voglio intanto dire grazie a tutti gli amici che mi hanno sempre incitato e incoraggiato a crederci. Vi assicuro che, anche se va molto di moda, il triathlon non è roba per tutti.
Analizzeremo anche questo aspetto.

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Il Venerdì
All’arrivo a Pescara, circa sei ore di viaggio da Milano, scarico la bici e i bagagli dalla mia Jeep e mi fiondo al ritiro del pettorale, organizzazione impeccabile.

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Non perdo tempo e vado allo stand Zoot per incontrare Alessandro il responsabile di Zoot Italia, lo vedo subito svettare fra tutti con più di un metro e novanta di altezza, è cordiale e disponibile, facciamo due chiacchiere e lo saluto ringraziandolo per il supporto tecnico e la professionalità.
Il village è pieno di atleti e accompagnatori e il lavoro preme.

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C’è il tempo per rilassarsi e guardare qua e la tenendo a freno la voglia di acquistare tutto, con gli amici decidiamo di andare a testare l’acqua e ci scappa una bella nuotata fino a dopo i frangi flutti, l’acqua è fresca ma si sta bene anche senza muta.

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Dopo la cena si va a nanna, sabato ci aspetta una giornata impegnativa.

Il Sabato
Il briefing pre gara è alle 10:00, mentre il bike check e la consegna delle sacche, quella blu della bici e quella rossa della corsa è dalle 11:00 alle 14:00.

Dopo il briefing dove oltre al percorso ci viene spiegato come evitare cartellini gialli e rossi e dove espletare le eventuali penalità, inizia il bike check.

Si entra in zona cambio con il casco allacciato, bici e sacche al seguito e il numero di gara addosso. I giudici controllano la bici e i freni e viene scattata una foto di sicurezza di atleta e bici. Tutto il materiale andrà riposto nelle borse, nulla deve rimanere accanto alla bici è consentito lasciare solo il pettorale di gara, il casco e le scarpe.

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Lasciata la bici ci viene consegnato il chip, tutte le formalità sono espletate.

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Non resta che attendere il giorno della gara rilassandosi, o quanto meno cercando di non pensare alla gara stessa, pranzando o in spiaggia con gli amici, dove c’è il tempo per sorridere e gioire nel vedere gli IRONKIDS con la loro carica di energia.

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Il giorno della gara.
La domenica arriva presto e dopo la consueta colazione “abbondante”, c’è il tempo per portare barrette e borracce in zona cambio che ha chiusura prevista alle ore 11:00.

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l cielo è coperto e non fa caldissimo. Le gare inizieranno alle 12:00 in punto con le prime batterie dei pro. Io partirò alle 12:30.

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La direzione gara visto l’innalzamento delle temperature decide di rendere l’uso della muta facoltativo e non obbligatorio, io decido di indossare lo stesso la mia Zoot force 1 perché il beneficio che ne traggo nel galleggiamento e nella velocità di nuotata è notevole. Come me quasi tutti gli atleti scelgono di nuotare con la muta…

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Partono le prime batterie la tensione sale alle stelle, cerco di controllare i battiti intanto comincia a fare un caldo clamoroso.
È il mio turno.

Prima frazione:

Alle 12,30 puntuale parte la mia batteria cuffia gialla, sono in mezzo al gruppo che rimane compatto. In acqua qualche contatto, normale situazione da tonnara, c’è una leggera onda lunga che a volte ti impedisce di vedere la boa.

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Alla prima boa un contatto mi fa spostare il velcro di chiusura della muta, da quel momento ogni volta che tirerò su la testa per controllare la boa e la direzione, in media una volta ogni 6 bracciate, il velcro mi graffierà il collo procurandomi parecchio bruciore anche a causa dell’acqua salata.
Finisco i 1900 m di nuoto ed esco dall’acqua in 42:46.

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Sono molto sereno e sono stato abbastanza abbottonato.

Subito mi accorgo che la temperatura si è alzata notevolmente, mi sfilo le maniche della muta e percorro l’infinita zona di transizione, più di 500M di corsa per prelevare la sacca prendere il necessario e saltare in bici.

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Seconda frazione:
Salto in bici e comincio a bere, ho solo una borraccia da 750cl; non basterà fino al primo rifornimento perché c’è un caldo torrido e tantissima umidità.
Mi alimento con regolarità e combatto contro un vento fortissimo, a volte contrario, a volte laterale. Questo vento sarà la costante per tutti i 50 km di salita.
Le pesanti condizioni meteo mietono tante vittime, gente ferma, ambulanze e cadute.

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Nella prima parte della frazione in bici vedo solo gente che mi sorpassa. Testa giù e pedalo.
Al primo ristoro lascio la mia borraccia e ne recupero 3 da 750 cl, una nella tasca del body Zoot, una nel portaborraccia della bici e una improvvisata fra le prolunghe.
Mi bagno cerco di abbassare la temperatura del corpo e bevo, sono cotto. Bagnarmi con regolarità è stata la salvezza per i 2 ristori successivi.
Ma ecco che arriva l’imprevisto. Prima che finisca la salita circa al km 53 sento un gran mal di schiena che mi impedirà di spingere come so fare nei lunghi rettilinei e in discesa, costringendomi a cercare di fare stretching in bici fino al km 90.
Scendo dalla bici l’orologio dice 3:36:06 media 24,99 km/h.

Terza ed ultima frazione: 
Una tortura, caldo bestia, mi attendono 4 giri e mezzo per un totale di 21 km, ma per fortuna c’è un tifo da stadio, gli amici sono la ad aspettare me e gli altri matti, non ho mai corso una mezza in così tanto tempo, 2:14:12, nemmeno la mia prima.

Ad ogni ristoro mi fermo, mi bagno la testa, bevo e proseguo, alterno corsa e camminata il mal di schiena è implacabile non riesco a correre come so fare.

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E quando arriva finalmente l’ultimo giro chiedo un telefono ai miei amici che sono li a prendere il caldo da più di 6 ore.

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E scatta il selfie!

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Questa foto è la sintesi di questa gara. Bellissima!

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Prendo la maglia dell’Adsint l’Associazione Donatori Sangue dell’istituto Naziole Dei Tumori e la porto al traguardo!

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Pescara IronMan70.3 Italy
IronMario c’è.
You are Finisher!

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ARRIVO

Cosa mi è piaciuto:
Gli amici, unica energia che ti dà la forza di andare avanti.

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La gente di Pescara e dei paesini limitrofi, meravigliosa riempiva le borracce dei ciclisti con l’acqua di casa e ci incoraggiava, ho beccato anche mezzo bicchiere di birra davanti ad un bar!
Senza problemi e senza una lamentela con il centro della città bloccato da venerdì, capaci di chiudere anche l’asse attrezzato.
Come se a Milano si chiudesse la tangenziale est per una gara.

L’organizzazione ottima, davvero bravi, anche il personale di soccorso. La differenza sta nella cura dei dettagli.
L’atmosfera che si respira, unica, contagiosa, non venite a Pescara per la gara o finirete per fare triathlon!

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Le tante emozioni che nessuna altra gara mi ha dato!

Cosa non mi è piaciuto:
L’effetto moda del triathlon, basta con sta gente rasata con le barbe lunghe tipo Bin Laden, ne ho visti veramente troppi.
Non c’è n’è bisogno a mio avviso.

Basta con gente con le compressor a cena o a mangiare il gelato. Non se ne può più.

Basta con questi atleti con bici da 10k euro che per fare i duri attaccano le barrette senza carta sul telaio con lo scotch.

Basta con sta gente con le crono e lenticolari dietro, con 90 mm di profilo davanti che non va nulla. Servono le gambe, serve sudore e allenamento, non stile.

Il triathlon non è moda, è uno sport per gente che fatica sia in allenamento che in gara.

E adesso?
Adesso i ringraziamenti in chi ha creduto in me fin dall’inizio:
Ivano e Run4Food per il supporto e lo spazio concesso per raccontarvi questo viaggio bellissimo, che consiglio a chi ha la testa per allenarsi seriamente.
Ringrazio Zoot Italia per il supporto tecnico e vi racconterò più avanti che tipo di feeling ho avuto con il materiale ricevuto.

Adesso è tempo di pensare a nuovi traguardi da raggiungere.

Se vorrete mi troverete qua a raccontarvi di triathlon.
Questo sport incredibile!

Grazie a tutti voi per aver seguito questo cammino.
Tanti auguri a me, oggi è il mio compleanno, ma io il regalo me lo sono già fatto domenica.

 

IRONMARIO: Testimonial ADSINT in occasione del “World Blood Donor Day”

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Il 14 giugno è una data importante, non solo perché si disputerà l’IronMan 70.3 a Pescara, ma anche e sopratutto perché sarà la giornata mondiale del donatore di sangue, “World Blood Donor Day”.

IRONMARIO ci racconta la sua esperienza:

A proposito vi ho mai detto che sono donatore?
Questa notizia non è importante, ma mi serve per introdurre due concetti ai quali tengo parecchio.
Il primo, il più importante, è l’invito a donare.
Se potete e non avete nessun impedimento nel poterlo fare, dovrebbe essere una cosa abbastanza spontanea.
Se non sapete se potete donare vi indicherò di seguito cosa fare per scoprirlo.
Il secondo, è l’ADSINT ovvero l’Associazione Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.
Ormai è dal 1997 che dono da loro e ci tengo a presentarveli per diversi motivi. Fra tutti vi racconterò quelli che spingono me a donare.
ADSINT si trova presso l’Istituto Nazionale Tumori di via Venezian a Milano. Lì c’è un centro di altissima avanguardia dove è possibile donare il sangue, ma anche i derivati tipo plasma o piastrine.
Io, personalmente, dono sangue e piastrine. E la cosa che mi piace di questa associazione è che tutto quello che viene raccolto, rimane lì in Istituto. Non fa giri strani, non viene lavorato e rivenduto, rimane là: c’è tanto bisogno di sangue e piastrine che non è mai abbastanza.
Mi piace questa cosa perché essendo uno diretto, voglio sapere che fine fa la mia donazione.
Durante l’ultima donazione raccontando agli amici di ADSINT che il 14/6/2015 sarei andato a Pescara, mi è stato detto: “sai che è anche la giornata mondiale del donatore?”
Allora è venuto spontaneo dire: “perché non facciamo sì che ADSINT tagli il traguardo di Pescara?”
Eccomi, quindi, con onore a raccontarvi che IronMario sarà testimonial ADSINT nella giornata mondiale del donatore: porterò al traguardo una maglia con il logo dell’associazione.
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Quindi non fatemi fare brutte figure: se volete sentirvi dei supereroi non serve volare, basta andare a donare.
Per scoprire se potete diventare donatori vi basterà presentarvi a stomaco vuoto al mattino presso il centro trasfusionale ADSINT di via Venezian 1 a Milano, zona città studi.
Sarete accolti con il sorriso.
Se come zona è scomoda, di seguito tutti i posti dove è possibile donare a Milano: http://www.adsint.mi.it
oppure cliccate su www.diventadonatoredisangue.it e troverete tutte le indicazioni e i centri più vicini a voi.
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Locandina-retro
C’è chi dice che donare il sangue è un atto di altruismo.
C’è pure chi dice che dietro un atto di altruismo si cela dell’egoismo, nel senso che sapere di fare del bene agli altri, ci fa sentire bene.
A me non importa se c’è dell’altruismo o dell’egoismo, l’importante è che lo si faccia:
donare fa bene a tutti!!
IronMario
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IronMario e Zoot insieme per un sogno chiamato Ironman

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Avete presente quando siete in un posto con il corpo, ma la mente è a diecimila chilometri di distanza?
Nel mio caso i chilometri di distanza non erano più di trenta, eppure non riuscivo a pensare ad altro.
Da quando avevo ricevuto la telefonata della portinaia di casa mia, che non mi annunciava la rottura della caldaia ma l’arrivo di un pacco postale, niente aveva potuto tenermi ancorato alla sedia; mi ero allora trovato a vagare per i corridoi degli uffici, riuscendo a svolgere solo il lavoro manuale ma niente che avesse la minima attinenza con il cervello.
E pensare che tutto era nato per gioco, a cuor leggero, senza pensieri, ma con il solo intento di divertirsi e trarre il massimo godimento. Quello che sembra un approccio zen da supermercato in realtà si è trasformato in una cosa bella.
Sullo sfondo un sogno: riuscire a chiudere l’Ironman Italy 70.3di Pescara, del prossimo 14 giugno.
In concreto, alcuni problemi da superare: 
1. evitare di nuotare indossando i boxer con la bandiera degli Stati Uniti; 
2. lasciare in soffitta la cuffia con i fiori di gomma della nonna;
3. trovare qualcosa di più adatto degli occhiali di Elton John per vedere sottacqua. 
Già, ma con chi condividere questo progetto?
Con Ivano, il fondatore di questo sito, abbiamo iniziato a ragionare su chi fosse l’interlocutore giusto da contattare.
Ci abbiamo messo un secondo, perché ci è subito venuto in mente Zoot.
Zoot era la risposta alla cuffia della nonna e al costume da Beach Boy, e quando sono riuscito a mollare l’ufficio arrivando a casa dopo un tratto di guida in puro stile Sebastian Vettel, ho capito il perché.
La scena è questa: sono a casa, sono solo.
Adagio il pacco sul tavolo, lo guardo, sorrido.
Non resisto: lo apro.
Dentro cosa c’è? Una muta, la Z Forca 1.0 Weetzoot (tradotto: una muta in neoprene yamamoto cell 38); un Trisuite, il Performance Tri Team Racesuite Pewter/sub Atomic yellow; una Swimfit Silicone Cap green flash.
Avete presente il film (che poi è un libro innanzitutto) con Tom Hanks che fa il Professor Langdon in Vaticano? Esatto, sto parlando di Angeli e Demoni (il libro è di Dan Brown).
In quel film (libro) si parla degli Illuminati, il cui logo ha la particolarità di poter essere letto da qualsiasi lato lo si guardi.
Il logo di Zoot ha la stessa peculiarità, e capirlo ha già abbassato il mio tempo della frazione a nuoto.
Tutto questo materiale però va indossato subito, per riuscire ad avere la certezza che tutto funzioni. Cosa c’è di meglio di chiedere all’amico Alessandro, che di professione fa il fotografo?
Il problema dei fotografi professionisti è che vogliono fare le cose bene. Dimenticate i selfie, le foto con le boccacce o le dita sull’obbiettivo. I fotografi se ne fregano se tu ti senti un imbecille, perché conta solo il risultato finale.
Cosa pensereste allora di IronMario (cioè di chi vi scrive) in Piazza Castello e all’Arco della Pace?
Magari così non pensereste niente, ma provate a immaginarlo vestito con la muta, la cuffia e gli occhialini nel mese di marzo…
Il risultato? Lo potete vedere da soli…
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Io intanto continuo il mio percorso dallo psicologo per riprendermi da questa esperienza. Che però ha fatto sorridere; se non me, tutti i turisti del centro di Milano che si affollavano per fotografarmi!
Scherzi a parte, però, ora è arrivato il tempo di andare ad allenarsi… #staytuned

hashtag ufficiali:
#IronMario
#Run4Food
#zootitalia
#zootsport

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©Photos by Alessandro Romiti: AlessandroRomiti.co