Losa Aero 18, tradizione, passione e innovazione.

Losa Aero18. 

Mossi dalla passione siamo in grado di fare cose incredibili.

Senza andare troppo lontano e scomodare personaggi come Cristoforo Colombo o gli eroi del passato che hanno cambiato il corso della vita, ci sono eroi di tutti i giorni che con le loro mani, sanno creare e realizzare cose semplici. Cose semplici, ma uniche nella loro semplicità.

Questo è il caso di Vanni Losa, artigiano della bicicletta, dalle mani d’oro. Dalla sua officina sono usciti telai in acciaio di fattura unica, precisi nelle saldature che poi venivano verniciati e “brandizzati” con i nomi di molti marchi blasonati.

Tutto questo è andato avanti fino a quando nel 2008 un grave infortunio ha fatto cessare l’attività del Sig. Losa.  Nel 2016 Il figlio, l’Ing. Massimiliano Losa, mosso dalla passione che da sempre lo lega alle bici, decide di riaprire l’Azienda e comincia a far progettare e costruire telai in Carbonio, mantenendo quella filosofia che da sempre ha contraddistinto il Marchio. In questi due anni sono stati realizzati molti modelli e io ho avuto l’opportunità di provare l’Aero 18.

La Losa Aero 18 un pò come tutte le bici Losa è stata concepita dando priorità alle geometrie.

 

LOSA AERO18

COME VA.

La Losa Aero 18 è una bici Full Carbon in carbonio Torayca T800 misto T1000. Bici aero rigida e molto reattiva, si guida molto bene e in discesa è precisa come una spada. Nonostante la rigidità del telaio sembra realizzata per chi deve macinare chilometri. La leggerezza del telaio, circa 1,5 kg compreso di forcella e reggisella grezzi, la rendono adatta anche a percorsi con salite. La Losa Areo 18 evidentemente dà il suo meglio nei percorsi pianeggianti ed ondulati. È la bici ideale per chi fa Triathlon, sopratutto nelle distanze sprint e olimpico. I cavi sono tutti integrati, tranne il freno anteriore, questa pulizia esalta le linee e la bellezza del telaio, mentre nella versione AERO18D con i freni a disco, non c’è un cavo esposto.

Aero 18

Alla guida sembra quasi una bici da pista, l’impostazione è fantastica e il comfort di marcia notevole. Veloce e rapida nei cambi di direzione è molto divertente nei percorsi misti dove, se a guidare la Aero 18 è un rider con un pò di manico, la bici fa la differenza.

Le linee della Aero 18 esprimono dinamicità anche da ferma.

La versione da me testata montava un gruppo Shimano Ultegra 11V e delle Ruote Cosmic Pro Carbon. Montaggio e qualità eccellenti, come sempre sono i dettagli ad emergere.

Con la Losa Aero18 mi sono divertito molto, sarei curioso di provare la versione Disc e non escludo di fare un test. E voi, volete provarla? Scrivetemi e vedrò di accontentarvi magari per un’uscita assieme. Per tutte le altre info http://www.telailosa.com

Vi aspetto per il prossimo Ride Test.

                                    IronMario

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MATTEO FONTANA VINCE ICON 2018

Livigno 31 agosto 2018 – Matteo Fontana vince l’Icon Extreme Triathlon 2018IMG_9909

Mi sono preso del tempo per metabolizzare quanto accaduto.

Matteo ha fatto una cosa pazzesca! Ci vogliono i contro attributi per decidere di rientrare alle gare, scegliendo ICON. Serve determinazione, sacrifico, pazzia, incoscienza. Matteo è un ragazzo dal carattere deciso e con un talento incredibile. Spesso il suo essere deciso e determinato nelle scelte, lo ha messo in situazioni che non sempre gli sono tornate utili, ma in situazioni estreme, dove serve il coraggio di rischiare, la determinazione di portare a termine ad ogni costo il proprio obiettivo, un carattere forte e deciso fa la differenza. Venerdì a Livigno, Matteo Fontana ha dimostrato che prima di essere atleta è un Uomo, che sa cosa vuole e sa come ottenerlo senza paura di mettere in campo le sue emozioni. Emozioni che riesce a trasmettere in modo unico.

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Fin dalle prima ore dell’alba sono in contatto con Diego (De Francesco), suo coach e amico che lo ha accompagnato in questa preparazione e affronterà con lui gli ultimi 10 km di corsa che porteranno l’atleta al traguardo di Carosello 3000. Lo scambio di info è veloce, Matteo esce dall’acqua in terza posizione, attaccato ai primi due e distate solo un minuto dal primo. Mentre guido per arrivare sullo Stelvio dove incontrerò la carovana, penso: bene è determinato! dopo pochi minuti dalla partenza mi arriva il primo messaggio: è secondonon faccio in tempo a mettere via il telefono che dopo qualche minuto arriva un altro messaggio, è sempre Diego, SIAMO PRIMIMi esalto, so che in questo momento Matteo sta divorando tornanti e salendo ad un ritmo importante. Non vedo l’ora di arrivare sul passo dello Stelvio.  Avevo chiesto a Diego di inviarmi delle foto per aggiornare i social, “in questa avventura Matteo, presa la decisione di tornare a gareggiare, mi aveva chiesto se avevo voglia di dargli una mano dal punto di vista della comunicazione, se volete chiamatelo pure ufficio stampa”. In realtà, e credo che questo valga anche per Diego che l’ha seguito come Coach, non è stato un lavoro da “ufficio stampa” e nemmeno un lavoro da “Coach” per Diego.

E’ andata così mi chiama un amico, Matteo, mi dice ciao Iron, ci daresti una mano a fare questa cosa? E quando un amico ti chiede una cosa così, non ci pensi nemmeno due volte, il SI e li pronto ancora prima che lui ti finisca il discorso.

Arrivano le prime foto.

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Piove e lo vedo infreddolito, capisco subito che le condizioni climatiche non sono quelle che mi immaginavo, messaggio altra foto.

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lo vedo bene e so che si sta impegnando al massimo, forzo l’andatura e non vedo l’ora di arrivare allo Stelvio. Mentre scalo i tornanti che mi portano al passo, la temperatura scende vertiginosamente, arrivato in cima toccherà i 2ºC, e la pioggia mista a nevischio è incessante. Parcheggio e scendo dall’auto sono in short e maglietta e fa un freddo che sono costretto a coprirmi con più strati, dei pantaloni tecnici, una termica, una felpa e un anti pioggia. Continuano ad arrivare foto.

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Va su forte e Diego mi avvisa che fra poco ci sarà un pit-stop programmato con l’auto di scorta tecnica obbligatoria al seguito degli atleti, per cambiare gli indumenti fradici.

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Cambio veloce e si riprende ancor più velocemente, dietro di lui il nulla, davanti ancora molti tornanti da scalare.

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Sullo Stelvio fa talmente freddo che non c’è nessuno. tutti chiusi nei bar e nei negozi, tutti chiusi li tranne io e 4 persone, due uomini e due donne, mi avvicino chiedo, siete qua per la gara? Mi rispondono, Si, anch’io dico, ho notizie dalla prima auto, dovrebbero arrivare qua dopo le 12:15. Chi aspettate chiedo, mi rispondono con un sorriso grande, Il Primo! Sono la mamma e il papà di Matteo, in apprensione per le condizioni meteo estreme e per il loro figlio. Scambiamo due chiacchiere e poi li lascio nella loro concentrazione, intanto, cominciano ad allestire l’area ristoro prevista sul passo dello Stelvio.

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Con puntualità incredibile arriva prima la moto apri pista e poi dopo nemmeno 30″ nel silenzio vedo Matteo che con pedalata brillante ma in stato di evidente ipotermia scollina e si ferma.

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Nemmeno il tempo di cambiarsi, bere qualcosa di caldo, ll team di Matteo è coordinato alla perfezione, lo aiutano a mettere i guanti ha le mani congelate, trema e batte i denti, ha lo sguardo perso nel vuoto, penso è in trans agonistica. Molti con quel clima hanno abbandonato la gara, alcuni non sono proprio partiti, lui è li, fa quello per cui si è preparato. Riparte.

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Penso come farà a scendere a Bormio con tutta quest’acqua, con questa scarsa visibilità e con la strada aperta al traffico.. Mi accodo come spettatore, nemmeno il tempo di correre in auto è l’ho già perso, non riesco a raggiungerlo, dopo un pò lo vedo, rivoli d’acqua come piccoli ruscelli tagliano la  carreggiata, Matteo incurante e forte di un controllo del la bici incredibile, danza sui tornati a velocità assurde, io mi sarei spalmato a terra anche sul dritto e invece lui, su alcuni rettilinei in discesa raggiunge punte di 84km/h, non riesco  a stargli dietro, in un tornante incontra una Porsche bianca che procede a rilento, Matteo affronta il tornante con lei e poi mette la freccia e la supera! Finita la discesa è tempo di affrontare l’ultimo passo e ai piedi della salita è previsto un nuovo Pit-stop, ma questa volta è un cambio borraccia al volo.

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Giusto il tempo di dargli un ragguaglio cronometrico sugli avversari e sparisce fra le nuvole basse. In macchina di corsa per l’ultimo scollinamento.

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Lo scenario durante la tappa in bici lunga 195 km con un dislivello di +5000m è incredibile. Finalmente arriva la fine della salita, da li 2km di discesa a tutta e ci sarà la zona cambio prevista a “Treppale”.

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l’arrivo in T2 è in solitaria degli avversari nemmeno l’ombra, il vantaggio è di più di un’ora sul secondo ma Matteo spinge!

Matteo comincia la maratona, l’appuntamento è a 10 km dall’arrivo al “Bivio” a Livigno, dove incontrerà Diego e da li si salirà fino a Carosello 3000.

Quando Matteo arriva al Bivio è stanco, ma ha un bel passo, si prende il tempo di bere qualcosa, effettua il check degli zaini con l’attrezzatura necessaria per affrontare la scalata e quando, effettuate le verifiche, la direzione gara da il via libera per gli ultimi 10 km riparte nel tripudio della folla di Livigno. Matteo è sempre primo con un distacco abissale. Tutto il gruppo il comitato d’arriva e noi del team ci spostiamo all’ovovia per accogliere Matteo e vederlo tagliare il traguardo, girano voci che è capitato che il primo venisse ripreso e superato negli ultimi 10 chilometri  durissimi resi ancora più duri dalla pioggia e dal fango. Noi incrociamo le dita. Arrivati su lo scenario è incredibile, dà perfettamente l’idea dell’impresa agonistica che l’atleta sta realizzando.

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Passa il tempo siamo nervosi lo attendiamo e finalmente dopo un tempo che sembra eterno, in realtà Matteo ha divorato la salita, eccoli!

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Due pintini sotto il nevischio in uno scenario quasi lunare. Ormai nulla e nessuno può togliere la vittoria a Matteo, gli urliamo da lontano per incitarlo, lui ci sente, gioca con noi, prende il braccio di Diego e se lo mette attorno al collo, come se fingesse di portarlo su in spalla, Matteo c’è e sta arrivando alla grande.

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A circa venti metri dall’arrivo, Diego che l’ha accompagnato per 10 km, chissà cosa si saranno datti in quei chilometri che li separavano dall’arrivo, esce dal percorso di gara e lascia che Matteo liberi le sue emozioni scoppiando  in un pianto liberatorio alla vista del nastro d’arrivo.

MATTEO FONTANA VINCE CON PIU’ DI TRE ORE DI VANTAGGIO SUL SUO PRIMO INSEGUITORE ICON EXTREME TRIATHLON 2018.

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Hai regalato emozioni uniche, grazie per quello che sei riuscito a fare, a Carosello 3000 piangevano tutti!

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Grazie Matteo e bentornato!

IronMario

 

La cronaca per gli amanti dei numeri

Al suo ritorno ufficiale alle gare dopo il grave infortunio, Matteo Fontana centra l’obiettivo e tagliaper primo il traguardo di Carosello 3000 con un tempo ufficiale di 13h 00’30, “fonte Endu”.

La gara, molto dura, è stata caratterizzata da condizioni climatiche estreme per tutta la sua durata, pioggia e temperature molto basse che hanno toccando anche 3°C con nevischio, non hanno mai lasciato gli atleti.
Il via alle ore 5:15 del mattino con la frazione di 3.8 km di nuoto, svolta nelle acque del lago Gallo. Matteo ha da subito messo in chiaro che non avrebbe concesso nulla agli avversari impegnandosi fin dalla prima frazione e concludendola in 3ª posizione in 1h:01’45”a circa 1’00” dalla testa dellagara.

In zona cambio T1, i primi tre atleti si sono trovati praticamente assieme e sono partiti a pocadistanza l’uno dall’altro per la frazione di bici.

La Frazione di bici caratterizzata da 195 km con un dislivello di +5000m ha visto Matteo Fontana dettare un passo impossibile da seguire. Dopo i primi 500 metri dalla T1 era già in 2ª posizione e dopo circa 4km prendeva il comando per non lasciarlo più fino al traguardo. Al passo dello Stelviopassava con quasi un’ora di vantaggio sul secondo, Matteo ha concluso la frazione di bici al 1o posto in 7h28’23”

La terza frazione di corsa, 42km e 300m con un dislivello di +3000, Matteo Fontana determinato a consolidare la posizione l’ha affrontata senza riserve presentandosi in T3, dove l’attendeva Diego De Francesco che come da regolamento ha accompagnato l’atleta per i restanti 10 km di scalata al traguardo, chiudendo la maratona con un tempo di 4h15’14”.

Matteo Fontana taglia il traguardo di ICON al 1º posto con un tempo finale di 13h00’30”.
Matteo Fontana e tutto il suo staff tecnico, ringraziano per l’opportunità e il supporto dimostrato, tutto lo staff di ICON EXTREME TRIATHLON, L’APT DI LIVIGNO e gli Sponsor che hanno permesso di realizzare questa vittoria.

 

IRONMARIO: Andora Race Triathlon Sprint, Missione compiuta. (2ª parte)

Andora Race Triathlon Sprint
Missione compiuta! (2ª parte)

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Sono quasi le 13 e sono passate un paio d’ore dal pranzo. Decido insieme all’amico Albero Boni dei TriRoad di andare a testare l’acqua. Muta Zoot, occhialini, cuffie e via. Facciamo un warmup di circa 400mt le impressioni sono buone, non ci sono onde e anche se l’acqua è molto fredda penso di poter fare una buona prima frazione.

Il briefing gara è previsto per le 13,45 la tensione sale.
La prima batteria a partire alle ore 14,00 è quella delle donne seguita subito dagli Atleti del Paratriathlon “EROI”.

Poi ogni 2 minuti seguono 5 batterie di uomini.
Io sono nella quarta batteria.
Ogni batteria viene indirizzata e raggruppata in una zona della spiaggia, c’è silenzio fra gli atleti l’aria che si respira è carica di tensione ed aspettative, gli altoparlanti diffondono musica che fa salire i battiti.
Devo darmi una calmata o non arriverò alla prima boa. Lo speaker comincia il count down, la sirena suona.
Inizia la gara delle ragazze.

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Otto minuti dopo è già il mio turno, non riesco più a distinguere nitidamente quello che si dice attorno, sono un automa, tolgono il nastro della zona di attesa e mi proietto in avanti, sono nelle prima fila del mio blocco, davanti a me il mare, cerco di focalizzare la boa.
Quando viene dato lo start scatto incurante dei sassi nel bagnasciuga e degli altri atleti, pulsazioni a mille e respiro affannoso. Ero consapevole che ci sarebbe stato contatto in acqua, ero preparato, non mi sono mai tirato indietro quando c’era da menare, infatti da questo punto di vista non ho particolari sorprese, le sorprese arrivano dal mare.

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È più freddo e c’è un’onda che arriva da sinistra, immaginate di nuotare verso le ore 12 dell’orologio, la corrente e le onde arrivano dalle ore 10 e 11 impedendovi di visualizzare bene la boa. Faccio fatica, tanta fatica, non riesco a trovare il ritmo della nuotata devo alternarla fra stile e rana, intanto il salvataggio interviene almeno un paio di volte, per recuperare atleti che non ce la fanno.
Insisto devo farcela la prima boa è vicina, vado per la mia strada, un paio di atleti si mettono di fianco a me, nuotare con un riferimento accanto può essere utile, ma uno dei due mi sta troppo vicino e questo mi distrae, non perdo la calma “dolcemente” lo sposto e riprendo a nuotare e bere. Cazzo se ho bevuto, come un alpino.

La prima boa è arrivata, la corrente ha spinto tutti verso l’interno del campo di gara io per fortuna sono all’esterno ma l’imbuto è inevitabile. Avete mai visto i tonni nelle tonnare?
Ecco la prima boa è stato un disastro di botte, acqua bevuta, gente che si nuotava addosso.
Noto che sotto la prima boa ci sono i sommozzatori della guardia costiera, dai che sta andando bene qualche calcio e botta ma sto girando, quando improvvisamente sento che mi afferrano e tirano per una caviglia. Cambio subito stile passo subito a rana e involontariamente consegno il mio piede sul viso del proprietario della mano che lo reclamava. All’istante sono libero mi divincolo e riprendo a stile.

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Mi tranquillizzo la prima boa è andata manca metà percorso il gruppo si sgrana velocemente arrivo alla seconda boa, adesso sono più fiducioso vedo la spiaggia e quando i miei piedi toccano la sabbia tiro un gran sospiro di sollievo per averla scampata.

Non c’è tempo per rallegrarsi ed inizio a togliere la muta. Mi aspetta la frazione in bici e devo recuperare il tempo perso.

La transizione vola via bene riesco a togliermi la muta senza perder troppo tempo, allaccio il casco, indosso il numero mettendolo in modo che sia visibile sulla schiena e dopo aver inforcato gli occhiali prendo la bici e comincio a correre scalzo sul tappeto che mi porta fuori dalla zona di cambio fino al giudice di gara.
E’ da lì che posso saltare in sella e cominciare a pedalare con i piede sopra le scarpette. Non l’avevo mai provato prima è andata bene la transizione superata. Una piccola rampa e riesco ad infilare le scarpette e pedalare sul serio.

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Purtroppo i primi 11 km non trovo dei veri compagni con i quali poter fare un ritmo serio, devo fare tutto da solo, trovo il tempo per mangiare una barretta e bere prima del giro di boa che sancisce la fine del falso piano in salita e vedo passare Alessia De Giglio.

La incito. Ho fiato per urlare. Buon segno.
Giro di boa e in discesa cambia la musica. Metto su il rapporto piccolo, quello più duro per intenderci, e comincio a spingere sui quadricipiti.
In un attimo passo dai 24/25 km/h a 38/45 km/h e recupero bene, ne sorpasso parecchi e mi attacco ad un trenino che ha il mio stesso ritmo. Incontro Marco Rizzi e gli dico di agganciarsi al mio treno.
Non si fa pregare e mi segue a ruota.
C’è un ultimo strappo in salita e poi giù sotto un ponte arriviamo al cambio. In contemporanea riesco a tirare fuori i piedi dalle scarpette e correre per posare la bici senza spalmarmi a terra.
Bici posata. Via il casco e gli occhiali.
Scalzo metto su le mie “Zoot Del Mar” e giro il numero.

Via per gli ultimi 5km di corsa.
Dopo pochi minuti vedo e raggiungo gli amici TriRoad: Alberto Boni e Mario Maitilasso. Sono leggermente più veloce e decido di andare. A metá del primo giro becco pure Marco Rizzi e corriamo un po’ assieme, ma sento di andare sotto ritmo e quindi decido anche qui di andare.
Il primo giro passa bene ed il secondo è di assestamento. Sono affaticato, ma pensavo peggio.
Quando sono a circa 400 metri dall’arrivo sento un respiro che mi arriva alle spalle è Marco Rizzi che si è rifatto sotto alla grandissima e visto che non sono per niente agonista decido di alzare il ritmo. Entriamo nel rettilineo che porta all’arrivo spalla a spalla. È bagarre.

Io sono specialista degli arrivi in volata e spingo a fondo, ma Marco è uno che non molla, stringe i denti e mi sta incollato. Corriamo all’unisono.
Per arrivare davanti di qualche metro devo veramente dare fondo a tutto quello che ho. E’ stato un finale Sprint degno di questo Triathlon e Marco è stato un osso duro da battere.
Lo cerco all’arrivo lo abbraccio e lo ringrazio per aver messo il giusto pepe a questa gara che ricorderò.

Ce l’ho fatta ho concluso la mia prima gara di triathlon.
Da oggi posso considerarmi triathleta, ma c’è tanto da lavorare e non c’è da cullarsi troppo sugli allori.
L’olimpico no Draft di Candia Canavese è domenica 3 maggio.

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P.S.: Il viaggio di ritorno da Andora a Milano è stato fatto tutto con un sorriso ebete che non riuscivo a togliermi!